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LA SANITÀ TERRITORIALE HA UN VOLTO: QUELLO DEGLI 

INFERMIERI DI FAMIGLIA E COMUNITÀ

Se il territorio si regge sugli IFeC, il contratto deve riconoscerli.

Nursing Up Emilia-Romagna apre il Coordinamento regionale degli Infermieri di Famiglia e Comunità per raccogliere esperienze, criticità e proposte direttamente dai professionisti che ogni giorno lavorano sul territorio. Non vogliamo parlare degli IFeC. Vogliamo portarli ai tavoli che contano.

 

È arrivato il momento di superare le vecchie logiche sindacali e costruire una rete moderna, partecipata, concreta: una rete fatta dagli infermieri, con gli infermieri e per gli infermieri.

 

Unisciti a noi.

 

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Il cambiamento parte da te

Perché nasce il coordinamento?

Perchè l’IFeC non può essere una figura lasciata nella confusione: serve ruolo chiaro, incarico, formazione, indennità, autonomia, strumenti e presenza ai tavoli.riferimento. 

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Cosa chiediamo:

Riconoscimento contrattuale


Incarico formalizzato


Indennità dedicata


Formazione riconosciuta


Strumenti e tecnologie adeguate


Partecipazione degli IFeC ai tavoli decisionali

 

CCNL Sanità, parte la sfida decisiva: è il momento di ridare forza a chi cura

2026-04-22 14:39

Vincenzo

CCNL SANITA', professionisti, rinnovo-, ccnl-2025-2027, professioni-sanitarie,

CCNL Sanità, parte la sfida decisiva: è il momento di ridare forza a chi cura

Parola d’ordine: rendere la professione attrattiva. Per il Nursing Up Emilia-Romagna è da qui che bisogna partire. Il rinnovo del contratto deve rappr

Parola d’ordine: rendere la professione attrattiva.

 

Per il Nursing Up Emilia-Romagna è da qui che bisogna partire. 

Il rinnovo del contratto deve rappresentare un vero punto di svolta per restituire valore a chi ogni giorno tiene in piedi il Servizio sanitario nazionale: infermieri, ostetriche, OSS e tutti i professionisti sanitari.

 

Si è aperta ufficialmente la stagione delle trattative per il rinnovo del CCNL Sanità 2025–2027, sulla base dell’Atto di indirizzo approvato il 2 aprile scorso. Ma non siamo davanti a una trattativa come le altre. Quella che si apre ora è una fase decisiva, perché in gioco non c’è soltanto il rinnovo economico del contratto: c’è il futuro stesso della sanità pubblica.

 

Il punto centrale è chiaro: non si può continuare a sostenere il sistema sanitario chiedendo sempre di più a chi lavora in prima linea, senza un riconoscimento vero delle responsabilità, dei rischi, dei carichi assistenziali e dei sacrifici personali.

 

La logica del dare tutto a tutti, dei soliti soldi a pioggia, si è dimostrata negli anni profondamente sbagliata. Ha finito per penalizzare proprio chi si assume i carichi più pesanti: chi lavora di notte, nei festivi, nei reparti più complessi, chi affronta responsabilità enormi, chi convive con il rischio di denunce, con lo stress, con la fatica accumulata e con il peso di una professione che troppo spesso invade la vita privata e familiare.

 

Nei prossimi dieci anni andranno in pensione circa 100mila infermieri

È un’emergenza nazionale che non può più essere ignorata. Eppure, troppo spesso, politica, dirigenti pubblici e alcuni sindacati continuano a non coglierne fino in fondo la gravità. Noi, invece, l’abbiamo capita da tempo. E continueremo a batterci su questo fronte senza arretrare di un millimetro.

 

A parità di stipendio, è inevitabile che molti professionisti si chiedano se valga ancora la pena restare. Perché altrove è possibile trovare un lavoro con meno rischi, meno responsabilità, meno sacrifici e una qualità della vita migliore. Questo è il nodo vero. E il problema non è rivendicare privilegi, ma affermare un principio di equità: chi ha più responsabilità, più competenze e più esposizione deve essere valorizzato di più.

Non si tratta di togliere qualcosa a qualcuno. Si tratta, al contrario, di impedire che diventi sempre più difficile trovare personale disposto a coprire notti, festivi, emergenze e reparti critici. 

Se non si valorizza chi lavora h24 e sostiene il peso maggiore dell’assistenza, il rischio è evidente: la fuga dal pubblico continuerà e la sanità pubblica diventerà sempre più fragile.

 

La linea del Nursing Up nazionale, che sosteniamo con convinzione anche in Emilia-Romagna, va esattamente in questa direzione. 

L’Atto di indirizzo contiene alcuni segnali positivi, come le aperture sull’Age Management per gli over 60 e per i genitori turnisti, ma presenta anche limiti evidenti, che rischiano di rendere solo formale il cambiamento di cui il sistema ha bisogno.

 

Tra le criticità denunciate dal sindacato ci sono innanzitutto la perdita del potere d’acquisto, con aumenti previsti pari al 5,4%, insufficienti rispetto all’inflazione cumulata, e una perdita reale stimata tra il 10% e il 12%. C’è poi il vuoto del 2025, dal momento che le principali indennità scatterebbero solo dal 2026, lasciando per l’anno in corso incrementi netti irrisori.

 

Preoccupa inoltre il tema della sicurezza. Si parla di contrasto alle 18mila aggressioni annue ufficiali contro gli operatori sanitari, ma senza nuove risorse concrete per le aziende. In queste condizioni, finanziare vigilanza e misure reali di tutela diventa estremamente difficile. Restano poi ancora troppo deboli o poco definiti temi fondamentali come mensa e pause, che non possono certo essere considerati secondari.

 

Per superare l’impasse dell’invarianza finanziaria, Nursing Up ha avanzato all’ARAN una proposta precisa: redistribuire le risorse esistenti tra le varie famiglie professionali secondo criteri di responsabilità reale, riconoscendo finalmente il valore di chi sostiene il peso maggiore dell’assistenza. A questo si affianca la richiesta, nella contrattazione di secondo livello, di collegare una quota del fondo produttività alla performance assistenziale, per premiare davvero qualità del lavoro, risultati e impegno concreto nei reparti, dai contesti di base fino alle aree più critiche, riducendo discrezionalità e favoritismi.

 

Le parole del presidente nazionale Antonio De Palma riassumono con forza il senso di questa battaglia: “Oggi chi cura vale meno del peso che porta sulle proprie spalle. È un paradosso non più accettabile”. È una frase che descrive con precisione la condizione attuale di migliaia di professionisti che continuano a garantire assistenza, spesso senza un riconoscimento adeguato sotto il profilo economico, professionale e umano.

Ed è altrettanto chiaro il messaggio politico lanciato dal presidente del Nursing Up: “Non siamo davanti a una trattativa come le altre. Qui si decide se il SSN deve sopravvivere o continuare ad arrancare. Nursing Up non accetterà compromessi al ribasso. Se il nuovo contratto di lavoro non sarà in grado di riconoscere, seriamente, la responsabilità dei professionisti sanitari, la fuga dal pubblico diventerà inarrestabile”.

 

Questa è la linea che condividiamo e sosteniamo con determinazione. Perché senza un vero cambio di passo il rischio è quello di una sanità pubblica sempre meno attrattiva, sempre meno capace di trattenere competenze e di richiamare nuove generazioni. E senza il coraggio di riconoscere davvero il valore di chi cura, il sistema continuerà ad arrancare.

 

Rendere la professione attrattiva non è uno slogan: è una necessità. 

 

È la condizione indispensabile per difendere il presente e costruire il futuro del Servizio sanitario nazionale.

 

Segreteria Nursing Up Emilia Romagna

È il momento di rimettere i professionisti sanitari al centro del SSN. 

Entra nel Nursing Up: iscriviti ora, clicca qui.

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