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LA SANITÀ TERRITORIALE HA UN VOLTO: QUELLO DEGLI 

INFERMIERI DI FAMIGLIA E COMUNITÀ 

Se il territorio si regge sugli IFeC, il contratto deve riconoscerli.

Nursing Up Emilia-Romagna apre il Coordinamento regionale degli Infermieri di Famiglia e Comunità per raccogliere esperienze, criticità e proposte direttamente dai professionisti che ogni giorno lavorano sul territorio. Non vogliamo parlare degli IFeC. Vogliamo portarli ai tavoli che contano.

 

È arrivato il momento di superare le vecchie logiche sindacali e costruire una rete moderna, partecipata, concreta: una rete fatta dagli infermieri, con gli infermieri e per gli infermieri.

 

Unisciti a noi.

 

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Il cambiamento parte da te

Perché nasce il coordinamento?

Perchè l’IFeC non può essere una figura lasciata nella confusione: serve ruolo chiaro, incarico, formazione, indennità, autonomia, strumenti e presenza ai tavoli.riferimento. 

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Cosa chiediamo:

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Strumenti e tecnologie adeguate


Partecipazione degli IFeC ai tavoli decisionali

 

La Corte dei Conti da ragione al Nursing Up. 747.000 ricoveri in meno.

2025-05-17 07:32

Vincenzo

INFERMIERI, ricoveri-cortedeiconti-report-infermieri-famiglia-covid-nursing-up-presidente-antonio-de-palma,

La Corte dei Conti da ragione al Nursing Up. 747.000 ricoveri in meno.

145 milioni di prestazioni ambulatoriali in meno. La Corte dei Conti da ragione al nostro Presidente Dott. Antonio De Palma.

La Corte dei Conti da ragione al nostro Presidente Dott. Antonio De Palma che interviene :
Constatiamo, con grande amarezza, e non ne siamo certo soddisfatti, che le nostre previsioni hanno trovato riscontro nei recenti dati della Corte dei Conti: durante il Covid, il peso dei ricoveri nelle terapie intensive e le difficili situazioni dei pronto soccorsi ogni giorno allo stremo, legate anche alla cronica carenza di personale, hanno agito come un boomerang sulla sanità ordinaria e sulle cure ambulatoriali».

La Corte dei Conti evidenzia, nel suo report, che sono stati registrati ben 747mila ricoveri in meno nelle aree non Covid, e inoltre, ben 145 milioni di prestazioni ambulatoriali in meno, delineano il quadro desolante di una sanità italiana con molte criticità, le cui lacune sono state messe a nudo da un virus che ha obbligato a concentrare le già scarse energie sui pazienti infetti, chiudendo reparti su reparti, anche a causa di quel triste picco di 80-85 mila infermieri mancanti all’appello solo nel SSN.

In tutto questo appare evidente che, al di di fuori della realtà ospedaliera, avevamo bisogno come il pane di quel progetto degli infermieri di famiglia, quello che il Governo prima ha promosso con squilli di tromba, arrivando anche a promuovere una legge ad hoc, e che poi ha lasciato che si realizzasse solo in minima parte.

Avevamo chiesto a gran voce, con ripetuti appelli purtroppo inascoltati, al Governo e alla Conferenza delle Regioni, che dopo l’approvazione della legge per l’assunzione degli infermieri di famiglia, le circa 9600 unità di professionisti previste dalla nuova normativa, di per se già poche, fossero inserite da subito in pianta stabile nelle realtà sanitarie locali, per fronteggiare nel migliore dei modi, con un concreto sostegno alla sanità territoriale febbricitante da tempo, l’esplodere dei ricoveri, nel pieno dell’emergenza pandemia.

Tutto questo non è accaduto, il Governo e le Regioni ancora una volta hanno mostrato “il braccino corto” nel momento più importante.

I dati della Corte dei Conti sono schiaccianti ed evidenziano che stiamo camminando, anzi correndo, contro mano, su un’autostrada, a bordo di un veicolo con i freni difettosi.

Eppure le occasioni non mancano, ancora oggi, per poter rimediare alle azioni disastrose del recente passato. Gli infermieri di famiglia, adesso più che mai, vanno inseriti in modo capillare, da nord a sud, con un solido piano di rilancio della sanità territoriale.

Il nuovo PNRR del Governo Draghi, l’atteso Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, dovrebbe dare impulso, la nostra speranza è questa, a una concreta riforma della sanità territoriale, un salto di qualità indispensabile da mettere in atto, alla luce di un aumento consistente delle risorse, con la dote per l’assistenza domiciliare che sale ufficialmente fino a 4 miliardi di euro.

Siamo di fronte ad una occasione da non perdere per il futuro del nostro Sistema Sanitario: ora che finalmente ci sono più fondi a disposizione, Governo e Regioni devono camminare di pari passo e pianificare da subito un piano strategico che si traduca in una missione di rilancio che non può e non deve conoscere tentennamenti di alcun genere.

L’Infermiere di famiglia, lo ripetiamo, alla luce del nuovo Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, è una occasione unica. Ora ci aspettiamo le idee, le iniziative, i fatti: e non la politica dei soli buoni propositi.

Al Governo tocca il compito doveroso di pianificare azioni in sintonia con la realtà regionali, adesso è inevitabile, non ci sono più prove di appello.

Serve una Convenzione nazionale per l’infermiere di famiglia. Sarebbe inimmaginabile un contratto analogo a quello dei dipendenti del Ssn, che non è certo funzionale alle attività che questa figura andrà a svolgere.

E se da un lato, le Rsa e le strutture private hanno bisogno come il pane degli infermieri dipendenti, dall’altra occorrono assunzioni capillari anche nella sanità pubblica, in un piano strategico lineare che preveda, il rafforzamento delle realtà ospedaliere, il supporto di quelle private sempre più bisognose di ossigeno, offrendo in tutto questo alla sanità italiana la figura chiave dell’infermiere di famiglia, quella che con la sua professionalità snellirà i ricoveri, offrirà sostegno ai cittadini bisognosi di assistenza e cure, garantirà finalmente la prevenzione nelle scuole.

02/06/2021                                                                                                                                                                                  IL PRESIDENTEANTONIO DE PALMA

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