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LA SANITÀ TERRITORIALE HA UN VOLTO: QUELLO DEGLI 

INFERMIERI DI FAMIGLIA E COMUNITÀ 

Se il territorio si regge sugli IFeC, il contratto deve riconoscerli.

Nursing Up Emilia-Romagna apre il Coordinamento regionale degli Infermieri di Famiglia e Comunità per raccogliere esperienze, criticità e proposte direttamente dai professionisti che ogni giorno lavorano sul territorio. Non vogliamo parlare degli IFeC. Vogliamo portarli ai tavoli che contano.

 

È arrivato il momento di superare le vecchie logiche sindacali e costruire una rete moderna, partecipata, concreta: una rete fatta dagli infermieri, con gli infermieri e per gli infermieri.

 

Unisciti a noi.

 

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Il cambiamento parte da te

Perché nasce il coordinamento?

Perchè l’IFeC non può essere una figura lasciata nella confusione: serve ruolo chiaro, incarico, formazione, indennità, autonomia, strumenti e presenza ai tavoli.riferimento. 

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Cosa chiediamo:

Riconoscimento contrattuale


Incarico formalizzato


Indennità dedicata


Formazione riconosciuta


Strumenti e tecnologie adeguate


Partecipazione degli IFeC ai tavoli decisionali

 

Sanità in ostaggio, di Francesca Batani

2025-05-15 06:32

Vincenzo

CCNL SANITA', professionisti, sanitari, discriminazione, tetto-spesa, disuguaglianza, valorizzare-il-personale,

Sanità in ostaggio, di Francesca Batani

Esclusi dallo svincolo del tetto di spesa accessoria...

Perché solo la Sanità resta esclusa dallo svincolo del tetto di spesa sul salario accessorio?

Mentre in diversi comparti del pubblico impiego si aprono spiragli di flessibilità grazie allo svincolo del tetto di spesa accessoria previsto dall’articolo 23, comma 2 del D.Lgs. 75/2017, il personale sanitario resta ancora una volta fuori da ogni riforma. È una stortura normativa e politica che grida giustizia.

Le recenti modifiche legislative hanno infatti consentito agli enti locali – Comuni, Province e Città Metropolitane – di incrementare il fondo per il salario accessorio, a patto che rispettino condizioni di equilibrio di bilancio e sostenibilità finanziaria. È un passo importante, atteso da anni. Ma in tutto questo, le Aziende sanitarie pubbliche restano bloccate, senza alcuna possibilità di valorizzare il lavoro straordinario dei propri dipendenti, se non nei limiti fermi al 2016.

Perché?

Il motivo è puramente tecnico e politico. Le Aziende sanitarie non sono enti locali: sono strutture delle Regioni, soggette a un sistema di tetti di spesa nazionale e regionale particolarmente rigido, voluto per contenere la spesa sanitaria complessiva. Il paradosso è evidente: proprio chi è stato in prima linea durante l’emergenza sanitaria, chi ogni giorno garantisce l’assistenza, resta escluso da ogni possibilità di crescita contrattuale decentrata.

A peggiorare il quadro, l’interpretazione restrittiva dell’applicazione del tetto anche a strumenti di welfare integrativo rischia di penalizzare ulteriormente il personale sanitario. I professionisti della salute vengono così privati non solo di strumenti economici, ma anche di tutele sociali aggiuntive.

È il momento di dire basta.

Serve un intervento normativo chiaro, che estenda anche al comparto sanità le deroghe previste per gli altri settori pubblici. Non si può parlare di valorizzazione del personale se poi, nei fatti, si impedisce di riconoscere economicamente l’impegno e la professionalità di chi lavora negli ospedali, nei servizi territoriali, nelle emergenze.

Chiediamo l’immediato svincolo del tetto di spesa accessoria anche per il comparto sanità.
È una questione di equità, di rispetto, di giustizia.


Francesca Batani
Resp. Regionale Emilia Romagna Nursing Up


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