Violenza contro gli operatori sanitari: un fenomeno in crescita che non può più essere ignorato Le aggressioni e gli atti di violenza nei confronti degli operatori sanitari, assistenziali e sociosanitari rappresentano un fenomeno in costante aumento. La stragrande maggioranza di questi episodi — in particolare le violenze verbali e psicologiche, ma anche quelle fisiche — non viene denunciata. Secondo le stime, circa il 70% dei casi non arriva alle autorità. L’INAIL segnala che, sul totale degli infortuni, la percentuale legata alla violenza non mostra differenze significative nel tempo né tra le diverse aree geografiche. Inoltre, la distribuzione per classi d’età degli operatori vittime di aggressioni non presenta particolari scostamenti rispetto a quella degli operatori sanitari che subiscono altri tipi di infortunio. Il Ministero della Salute ha emesso una raccomandazione specifica sul tema, includendo la “morte o grave danno in seguito a violenza su operatore” tra gli eventi sentinella da segnalare attraverso il flusso SIMES. Già nel 2002, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) definiva la violenza sul lavoro come il principale fattore di rischio professionale per la salute degli operatori sanitari. Le aggressioni possono avere gravi ripercussioni psicologiche e psichiatriche: stress, burnout, disturbo post-traumatico da stress (PTSD), disturbi d’ansia e depressione, anche in forme gravi. Un’indagine dell’Università di Tor Vergata del 2019 ha rilevato che, tra gli infermieri aggrediti, il 43,1% ha subito sputi. Seguono il lancio di oggetti, graffi, schiaffi, pugni, spintoni, calci e, sebbene in casi più rari, anche morsi (0,3%). A tutto ciò si aggiungono le aggressioni verbali: insulti, minacce, molestie sessuali e palpeggiamenti. Le conseguenze psicologiche possono essere devastanti: rabbia (58,8%), senso di impotenza, ansia, disgusto, tristezza, paura e molto altro. Il National Institute for Occupational Safety and Health (NIOSH) degli Stati Uniti definisce la violenza sul luogo di lavoro come: “Ogni aggressione, comportamento minaccioso, abuso verbale o fisico che si verifica sul posto di lavoro.” Solitamente le aggressioni iniziano con parole ostili, poi gesti minacciosi, per evolversi in spinte, contatti fisici e, nei casi più gravi, uso di oggetti o armi. Nel 2019, l’OMS, in collaborazione con Nursing Up, ha segnalato un aumento preoccupante di molestie verbali, discriminazioni e violenze fisiche ai danni del personale sanitario. Nello stesso anno, Nursing Up lanciò un forte appello alle istituzioni per il ripristino dei presidi fissi delle forze dell’ordine negli ospedali, soppressi da tempo in molte strutture. Il presidente Antonio De Palma annunciò anche l’introduzione di una copertura assicurativa per gli infermieri vittime di aggressioni. Sempre nel 2019, in Emilia-Romagna, LapaginadiNursingUp attivò uno sportello anti-violenza grazie all’impegno della responsabile regionale Francesca Batani. Lo sportello, attivo per due anni, offrì supporto, ascolto e orientamento a decine di colleghi, che ancora oggi esprimono la loro gratitudine. Nel 2020 fu stilato il documento “Pronto Soccorso Sicuro e Presidi Sicuri”, un progetto targato Nursing Up Romagna e promosso dal responsabile provinciale Gianluca Gridelli, con il sostegno di Francesca Batani. Il documento fu consegnato a tutte le procure nel corso di vari flash mob a Rimini, Ravenna e davanti alla sede della Regione Emilia-Romagna, con l’obiettivo di sensibilizzare le istituzioni su questo tema tanto grave quanto urgente. Le nostre proposte: Denuncia d’ufficio da parte delle strutture sanitarie, che dovrebbero costituirsi parte civile nei procedimenti penali contro gli aggressori. Istituzione di osservatori permanenti in ogni azienda sanitaria, con compiti di monitoraggio e l’eventuale attivazione di servizi di sorveglianza attivi 24 ore su 24. Potenziare il DDL antiviolenza nei confronti degli operatori sanitari. Ripristinare i presidi fissi delle forze dell’ordine negli ospedali. Il Nursing Up Emilia Romagna continuerà a sostenere con forza ogni iniziativa finalizzata a garantire la sicurezza fisica e psicologica degli operatori sanitari. La tutela di chi cura deve essere una priorità dello Stato.
Secondo i dati, 1 infermiere su 10 ha subito violenza fisica e il 4% è stato minacciato con un’arma da fuoco. Il 79% delle vittime sono donne.









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