Con l’iscrizione a Nursing Up hai molto più di una tessera sindacale. Hai una tutela completa, servizi dedicati e una copertura pensata per accompagnarti nella vita professionale, con trasparenza, documentazione chiara e ricevute sempre disponibili. Tutto compreso nel costo ordinario dell’iscrizione sindacale. Perché la tua sicurezza professionale viene prima di tutto.

 

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LA SANITÀ TERRITORIALE HA UN VOLTO: QUELLO DEGLI 

INFERMIERI DI FAMIGLIA E COMUNITÀ 

Se il territorio si regge sugli IFeC, il contratto deve riconoscerli.

Nursing Up Emilia-Romagna apre il Coordinamento regionale degli Infermieri di Famiglia e Comunità per raccogliere esperienze, criticità e proposte direttamente dai professionisti che ogni giorno lavorano sul territorio. Non vogliamo parlare degli IFeC. Vogliamo portarli ai tavoli che contano.

 

È arrivato il momento di superare le vecchie logiche sindacali e costruire una rete moderna, partecipata, concreta: una rete fatta dagli infermieri, con gli infermieri e per gli infermieri.

 

Unisciti a noi.

 

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Il cambiamento parte da te

Perché nasce il coordinamento?

Perchè l’IFeC non può essere una figura lasciata nella confusione: serve ruolo chiaro, incarico, formazione, indennità, autonomia, strumenti e presenza ai tavoli.riferimento. 

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Cosa chiediamo:

Riconoscimento contrattuale


Incarico formalizzato


Indennità dedicata


Formazione riconosciuta


Strumenti e tecnologie adeguate


Partecipazione degli IFeC ai tavoli decisionali

 

Violenza ai sanitari: nuove speranze e vecchi problemi

2025-08-30 07:58

Vincenzo

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Violenza ai sanitari: nuove speranze e vecchi problemi

Serve una campagna informativa volta a sensibilizzare l'opinione pubblica...

Con la recente modifica degli articoli 380 e 382-bis del codice penale, si intravedono nuove speranze nella lotta contro la violenza ai danni degli operatori sanitari. Il primo prevede l'arresto in flagranza per chi aggredisce il personale sanitario o danneggia beni destinati all'assistenza. Il secondo introduce la possibilità di arresto in flagranza differita, consentendo l'arresto entro 48 ore dal reato, purché ci sia documentazione sufficiente, come ad esempio riprese video che confermino l'accaduto. Le pene previste sono: fino a cinque anni di reclusione e una multa fino a 10mila euro per chi vandalizza strutture sanitarie.

La legge, inoltre, stabilisce che a partire dal 1° gennaio verranno stanziati fondi, previa consultazione con le Regioni, la possibilità di installare nuovi sistemi di videosorveglianza nelle strutture sanitarie. Alcuni ospedali hanno già adottato queste misure: un esempio è l'Ausl di Imola, dove, grazie all'intervento del Nursing Up, il Questore, il Sindaco e l'Ausl hanno collaborato per garantire una maggiore sicurezza.

Nonostante queste novità legislative rappresentino un passo avanti, lo scrivente è convinto che da sole non siano sufficienti. Serve un impegno collettivo per avviare una campagna informativa volta a sensibilizzare l'opinione pubblica. Durante la pandemia, il personale sanitario ha vissuto una vera e propria ondata di odio ingiustificato, un fenomeno sottovalutato che ha radici profonde nella disinformazione e nella mancanza di riconoscimento per il lavoro svolto.

È opportuno ricordare che già nel 2020 fu introdotta una legge per proteggere i professionisti sanitari dalla violenza. La legge 14 agosto 2020, n.113, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 9 settembre dello stesso anno, prevedeva sanzioni fino a 5.000 euro e pene detentive fino a 16 anni per i reati più gravi. Eppure, la violenza nelle strutture sanitarie è rimasta un problema irrisolto.

La strada da percorrere è ancora lunga, ma le nuove norme offrono un'opportunità concreta per combattere questa piaga, a patto che si affianchi a esse una maggiore consapevolezza e rispetto per chi ogni giorno si dedica alla cura degli altri.

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Vincenzo Parisi

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