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LA SANITÀ TERRITORIALE HA UN VOLTO: QUELLO DEGLI 

INFERMIERI DI FAMIGLIA E COMUNITÀ

Se il territorio si regge sugli IFeC, il contratto deve riconoscerli.

Nursing Up Emilia-Romagna apre il Coordinamento regionale degli Infermieri di Famiglia e Comunità per raccogliere esperienze, criticità e proposte direttamente dai professionisti che ogni giorno lavorano sul territorio. Non vogliamo parlare degli IFeC. Vogliamo portarli ai tavoli che contano.

 

È arrivato il momento di superare le vecchie logiche sindacali e costruire una rete moderna, partecipata, concreta: una rete fatta dagli infermieri, con gli infermieri e per gli infermieri.

 

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Il cambiamento parte da te

Perché nasce il coordinamento?

Perchè l’IFeC non può essere una figura lasciata nella confusione: serve ruolo chiaro, incarico, formazione, indennità, autonomia, strumenti e presenza ai tavoli.riferimento. 

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Cosa chiediamo:

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Formazione riconosciuta


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Partecipazione degli IFeC ai tavoli decisionali

 

Attenzione, infermieri chiamati a risarcire.

2025-05-21 06:58

Vincenzo

INFERMIERI, eroi-infermieri-covid-maltrattamenti-sentenza-risarcimento,

Attenzione, infermieri chiamati a risarcire.

Ultimissima sentenza dice che non occorre la volontà d'infliggere sofferenza per incorrere in un reato di maltrattamenti ma è sufficiente che...

Art. 1218 del codice civile: il debitore che non esegue esattamente la prestazione dovuta è tenuto al risarcimento del danno. Il risarcimento non consiste nel danno prodotto ad altri (art. 2043 c.c.), ma nella inadempienza della prestazione richiesta. 

A Palermo medico e infermiere condannati per un errata prescrizione e somministrazione di un farmaco che ha portato i due professionisti in carcere più risarcimento di due milioni di euro. 

A Roma un infermiere chiamato a risarcire migliaia di euro perché non ha chiamato immediatamente il medico (tutti noi sappiamo che tra il fare e il dire c’è di mezzo il mare). 

Ultimissima sentenza (pubblicata su Studio Cataldi) dice che non occorre la volontà d'infliggere sofferenza per incorrere in un reato di maltrattamenti ma è sufficiente che l'infermiere abbia una condotta brusca e frettolosa, ripetitiva e vessatoria. 

Questa sentenza sarà pane per i denti per tutti quei studi legali che si occupano di così detta: malasanità. A nostro avviso non è la stessa cosa parlare di malasanità o di un collega esposto all'errore dal sistema, dagli avvenimenti, dalla carenza di personale. In 20 anni di professione non mi è mai capitato di vedere un collega non andare di fretta nel suo turno di lavoro, non farlo significava e significa lasciare ulteriore lavoro al collega successivo. 

Quando non si risponde in tempo ad un campanello nessuno si pone delle domande? Il personale di supporto è sufficiente? Ma non è che l'infermiere è in urgenza? Magari sta facendo un massaggio cardiaco con il medico oppure sta medicando un paziente che perde sangue da una ferita o sta posizionando un catetere vescicale auto rimosso o semplicemente sta ri-posizionando un cvp, che in alcuni pazienti non è così semplice.

Prima dell'emergenza covid-19 il trend delle denunce, verso i sanitari delle strutture sia pubbliche che private, era in forte aumento, circa 300.000 le cause pendenti, con un aumento di 30-35.000 l'anno, tanto che si è dovuto rendere obbligatoria una Legge già da Luglio 2014.

Ma solo nel 2017, con la Legge Gelli 24/2017 Disposizioni in materia di sicurezza delle cure e della persona assistita nonché in materia di responsabilità professionale degli esercenti le professioni sanitarie, si è reso obbligatoria l'assicurazione anche per i dipendenti delle strutture pubbliche, per colpa grave (che copre mancanza di prudenza, diligenza e perizia).

Con l'arrivo del Covid-19 stiamo assistendo, ma è solo la punta dell'iceberg, ad un aumento di denunce, segnalazioni, esposti alla procura mai osservati in precedenza.
Sciacallaggio? La stragrande maggioranza degli esiti, sono a favore dei sanitari. Ma sono tante le sentenze che danno l'infermiere colpevole e sono in forte aumento.

Un motivo in più per difendersi con tutte le armi che abbiamo a disposizione.

A molti non interessa, con quale spirito di sacrificio gli infermieri hanno lottato, anche senza PDI o con PDI non idonei, alla più grande pandemia del secolo, con scarsi mezzi, senza tutte le conoscenze specifiche, nella più totale disorganizzazione e confusione da parte di moltissime aziende, grandi o piccole che siano.

Un eccesso di contenziosi che con l'arrivo del covid-19 si pensava sarebbe diminuito verso gli eroi.

Ci sbagliavamo,
 l'ondata di esposti, denunce e contenziosi arriverà dopo il covid-19, preparatevi.

Lo scrivente, un vecchio infermiere, vi suggerisce una copertura non solo colpa grave e verso terzi ma anche una copertura legale civile e penale, fatela con chi volete, ma non restate senza copertura, il nostro piccolo stipendio non permette tale lusso, vi potreste ritrovare a pagare, risarcire, più di quanto riuscireste a conservare in 30 anni di professione.

Non tutti i colleghi, a parte i medici e le ostetriche, hanno ancora percepito il rischio di non possedere la giusta copertura.
Da non sottovalutare anche il rimborso per le eventuali spese sostenute per il ripristino della propria reputazione.

Ricordate che la stampa è sempre pronta a massacrare i sanitari, fa notizia, in particolare andare contro gli infermieri, anche quando i fatti non sono stati ancora del tutto appurati dalla magistratura, anche dove gli infermieri non ci sono, confusi con badanti, assistenza privata, addirittura nominati in strutture dove non si prevede la figura dell'infermiere.

Cosa potrebbe accadere ad un collega sprovvisto di copertura, chiamato dalla propria azienda o da un legale ?
Sicuramente si sarà costretti a pagare di tasca propria le eventuali spese legali, processuali e risarcitorie (dove vi saranno), ma si andrà incontro anche ad una commissione disciplinare sia per conto dell’ordine che della propria azienda, in quanto non si era provveduti all’obbligo di Legge.

La stragrande maggioranza delle sentenze finisce a nostro favore, gli avvocati però costano e vogliono essere pagati. Spesso si viene informati dopo circa due anni, quando il collega difficilmente ricorderà i dettagli o il paziente, come alcuni colleghi ci scrivono (alleghiamo una lettera di un collega).

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