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LA SANITÀ TERRITORIALE HA UN VOLTO: QUELLO DEGLI 

INFERMIERI DI FAMIGLIA E COMUNITÀ 

Se il territorio si regge sugli IFeC, il contratto deve riconoscerli.

Nursing Up Emilia-Romagna apre il Coordinamento regionale degli Infermieri di Famiglia e Comunità per raccogliere esperienze, criticità e proposte direttamente dai professionisti che ogni giorno lavorano sul territorio. Non vogliamo parlare degli IFeC. Vogliamo portarli ai tavoli che contano.

 

È arrivato il momento di superare le vecchie logiche sindacali e costruire una rete moderna, partecipata, concreta: una rete fatta dagli infermieri, con gli infermieri e per gli infermieri.

 

Unisciti a noi.

 

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Il cambiamento parte da te

Perché nasce il coordinamento?

Perchè l’IFeC non può essere una figura lasciata nella confusione: serve ruolo chiaro, incarico, formazione, indennità, autonomia, strumenti e presenza ai tavoli.riferimento. 

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Cosa chiediamo:

Riconoscimento contrattuale


Incarico formalizzato


Indennità dedicata


Formazione riconosciuta


Strumenti e tecnologie adeguate


Partecipazione degli IFeC ai tavoli decisionali

 

“Lo avevamo detto”. Sui CAU serviva ascoltare gli infermieri

2026-03-04 08:08

Vincenzo

Carenza di personale, personale, territorio, cau, chiusure,

“Lo avevamo detto”. Sui CAU serviva ascoltare gli infermieri

Lo avevamo detto fin dall’inizio che i CAU, così come erano stati progettati, non ci sembravano una buona idea. Lo avevamo detto che senza personale d

In un comunicato stampa del 11 06 2025, lo avevamo detto che i CAU, così come erano stati progettati, non ci sembravano una buona idea. Lo avevamo detto che senza personale dedicato, senza una programmazione seria, senza un vero coinvolgimento di chi lavora in prima linea, il rischio sarebbe stato quello di creare l’ennesimo contenitore fragile, destinato a pesare su professionisti già stremati.

 

Se si vogliono evitare sprechi di risorse pubbliche, prima di lanciare nuovi modelli organizzativi bisognerebbe ascoltare chi quei servizi li manda avanti ogni giorno: gli infermieri. Perché è nei corridoi, negli ambulatori, nei turni coperti all’ultimo minuto che si misura la sostenibilità reale di una riforma. Non nelle conferenze stampa.

Oggi i fatti sembrano confermare quelle criticità.

 

I CAU di Bologna chiuderanno: quelli del Sant’Orsola e del Maggiore saranno dismessi tra maggio e settembre per essere trasformati in ambulatori Aft (Aggregazioni funzionali territoriali). Lo ha annunciato il direttore sanitario dell’Azienda USL di Bologna, Michele Meschi, spiegando che si punterà sulle aggregazioni dei medici di medicina generale, con incentivi destinati ai gruppi e non ai singoli professionisti.

Una riorganizzazione che supera di fatto il modello dei CAU, presentato dalla Regione Emilia-Romagna come innovativo e capace di alleggerire i Pronto soccorso, ma che nella pratica ha mostrato limiti organizzativi evidenti.

 

Per Nursing Up Emilia-Romagna il punto resta uno: le riforme si fanno con chi lavora nei servizi, non sopra le loro teste. Altrimenti il rischio è sempre lo stesso — cambiare nome alle strutture senza risolvere i problemi strutturali, con il risultato di sprecare tempo, energie e denaro pubblico.

 

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