






Straordinari non pagati, la Cassazione dà ragione ai lavoratori
La Corte Suprema di Cassazione - Sezione Lavoro, con l’ordinanza n. 21015 del 24 luglio 2025, ha segnato una svolta epocale per tutti i dipendenti che si trovano a lavorare oltre l'orario di lavoro senza una formale autorizzazione.
La sentenza, che riguarda il caso di un’infermiera di Bari a cui era stato negato il pagamento degli straordinari, ha stabilito un principio fondamentale: il consenso del datore di lavoro può essere anche implicito.
La vicenda ha avuto inizio quando un'infermiera di Bari ha presentato ricorso contro l’Azienda di appartenenza che si era rifiutata di pagare le ore di lavoro extra. Il motivo del rifiuto? La mancanza di un'autorizzazione scritta per le ore svolte oltre il normale orario di lavoro. Un copione fin troppo comune, dove la carenza di personale e la mole di lavoro portano i dipendenti a svolgere mansioni aggiuntive, spesso tollerate o addirittura incoraggiate dalla dirigenza, per poi ritrovarsi di fronte a un muro quando si tratta di ricevere la giusta retribuzione.
La Corte d'Appello aveva inizialmente dato ragione all'Azienda di Bari, ma l'infermiera non si è arresa e ha portato il caso in Cassazione, dimostrando che chi ha il coraggio di lottare, vince. E la giustizia, in questo caso, ha trionfato.
La Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando un principio di straordinaria importanza: se il lavoro straordinario è stato effettivamente svolto ed era necessario per il corretto svolgimento delle mansioni, la mancanza di un'autorizzazione preventiva non può bloccare il pagamento delle ore extra.
Il consenso del datore di lavoro, infatti, non deve essere necessariamente esplicito o scritto, ma può essere desunto da comportamenti e circostanze oggettive, come:
• La consapevolezza da parte del dirigente del lavoro extra svolto, senza che vi sia stata una sua opposizione.
• Una mole di lavoro talmente elevata da rendere impossibile il suo completamento entro l'orario ordinario.
In parole semplici, la sentenza riconosce che se il datore di lavoro sa che il dipendente sta lavorando oltre l'orario e non dice nulla, il suo silenzio vale come un'approvazione implicita.
Questa sentenza è un vero e proprio faro di speranza, un richiamo all'articolo 2126, comma 2, del Codice Civile che recita: "Se il lavoro è stato prestato con violazione di norme poste a tutela del prestatore di lavoro, questi ha in ogni caso diritto alla retribuzione". Un articolo che esisteva già, ma che spesso rimaneva inapplicato, in un Paese dove non sempre la legge è legge.
Oggi, grazie al coraggio di una professionista che ha scelto di reagire, la legge è stata applicata in modo inequivocabile, confermando che i dirigenti sapevano e che questo bastava per un consenso implicito. La Cassazione ha riconosciuto che in un paese dove la carenza di personale è cronica e il carico di lavoro aumenta, il diritto alla retribuzione del lavoro straordinario non può essere negato.
Se anche tu sei vittima di questo abuso contatta subito il Nursing Up Emilia Romagna a lapaginadinursingup@yahoo.it Sui social al 3401210916 oppure:
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