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LA SANITÀ TERRITORIALE HA UN VOLTO: QUELLO DEGLI 

INFERMIERI DI FAMIGLIA E COMUNITÀ

Se il territorio si regge sugli IFeC, il contratto deve riconoscerli.

Nursing Up Emilia-Romagna apre il Coordinamento regionale degli Infermieri di Famiglia e Comunità per raccogliere esperienze, criticità e proposte direttamente dai professionisti che ogni giorno lavorano sul territorio. Non vogliamo parlare degli IFeC. Vogliamo portarli ai tavoli che contano.

 

È arrivato il momento di superare le vecchie logiche sindacali e costruire una rete moderna, partecipata, concreta: una rete fatta dagli infermieri, con gli infermieri e per gli infermieri.

 

Unisciti a noi.

 

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Il cambiamento parte da te

Perché nasce il coordinamento?

Perchè l’IFeC non può essere una figura lasciata nella confusione: serve ruolo chiaro, incarico, formazione, indennità, autonomia, strumenti e presenza ai tavoli.riferimento. 

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Cosa chiediamo:

Riconoscimento contrattuale


Incarico formalizzato


Indennità dedicata


Formazione riconosciuta


Strumenti e tecnologie adeguate


Partecipazione degli IFeC ai tavoli decisionali

 

Pensioni: così non è riforma, è sfruttamento

2025-12-18 10:38

Vincenzo

NURSING UP EMILIA ROMAGNA, poverta, pensioni, sfruttamento, schiavitu, austerita,

Pensioni: così non è riforma, è sfruttamento

Nursing Up Emilia-Romagna dice basta...



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Ogni opposizione, quando è fuori dal Governo, promette di cambiare le pensioni: età troppo alta, assegni ridicoli, lavoro usurante non riconosciuto. Poi sale al potere e accade sempre la stessa cosa: peggiora tutto. Aumenti simbolici da pochi euro, innalzamento continuo dell’età pensionabile, nuovi paletti, nuove penalizzazioni. È una presa in giro sistematica.

Come Nursing Up Emilia-Romagna diciamo basta.
Questa non è più austerità: è una deriva verso la schiavitù moderna.

Non accettiamo lezioni sulla “mancanza di risorse”. I soldi ci sono, ma vengono sistematicamente sprecati e sottratti alla collettività:
oltre 200 miliardi di euro l’anno persi in corruzione,
80 miliardi bruciati nella burocrazia,
miliardi immobilizzati in opere pubbliche iniziate e mai concluse,
mentre milionari e multinazionali continuano a evadere senza conseguenze reali.

Nel frattempo il peso dello Stato ricade sempre sugli stessi: lavoratori dipendenti e dipendenti pubblici, piccoli artigiani, piccoli commercianti, tutti spremuti fino all’ultimo contributo, fino all’ultimo anno di vita lavorativa.

Un sistema economico costruito così — che tutela i privilegi e sacrifica chi lavora — non è sostenibile.
È un sistema destinato a crollare, come la monarchia francese prima della Rivoluzione, perché quando l’ingiustizia diventa strutturale, la rottura non è una possibilità: è una certezza.

Una vita di lavoro per cosa? Si lavora un’intera vita con l’idea che la pensione sia un diritto, non un premio. E invece oggi il messaggio dello Stato è chiaro: lavora sempre di più, fino a quando puoi, perché quando andrai in pensione o sarai già malato, o non ci sarai più.

Altro che superamento della Legge Fornero: quella riforma non solo è stata normalizzata, ma viene ulteriormente irrigidita. L’obiettivo è evidente: spingere tutti verso la pensione di vecchiaia, sempre più lontana nel tempo.

Pensione anticipata? Un miraggio

Oggi 42 anni di contributi sono già troppi. Ma non basta. Con le nuove regole, nel 2035 serviranno 44 anni e due mesi di lavoro, a cui si aggiungerà una finestra mobile fino a sei mesi. In molti casi diventerà addirittura più “conveniente” arrivare alla pensione di vecchiaia piuttosto che a quella anticipata.

Il paradosso è evidente: chi ha iniziato a lavorare presto, chi ha stipendi bassi, chi svolge lavori pesanti e usuranti, sarà penalizzato due volte.

Studio e tirocinio: lavoro gratuito che poi non vale nulla. Schiavitù.

Per anni ci hanno detto: studiate, formatevi. Ma lo studio e il tirocinio, soprattutto nelle professioni sanitarie, sono stati vera forza lavoro gratuita.

Oggi arriva la beffa finale: con il maxi emendamento alla Manovra 2026, gli anni di studio riscattati vengono svalutati ai fini della pensione anticipata. Si pagano migliaia di euro, ma valgono sempre meno.

In concreto:

  • dal 2032 iniziano le penalizzazioni;

  • tre anni di riscatto possono valere solo sei mesi;

  • nel 2035 il taglio arriverà fino a 30 mesi.

Lo Stato incassa, ma non restituisce. Paghi tutto, ottieni meno. Questo non è equilibrio dei conti: è una truffa sociale.

Infermieri: lavoro usurante ignorato

Il nostro è un lavoro usurante fisicamente e mentalmente. Non è un’opinione, sono i numeri:

  • siamo tra le categorie con il più alto tasso di infortuni;

  • siamo tra le professioni con il più alto tasso di burnout;

  • a livello internazionale, la professione infermieristica è tra quelle con il più alto tasso di suicidi.

Eppure tutto questo viene ignorato. Non stupisce che nessuno voglia più fare l’infermiere. Non è disaffezione: è autodifesa.

Privilegi per pochi, sacrifici per tutti. Mentre ai lavoratori si chiede di arrivare a 70 anni, i politici maturano pensioni e benefit (ereditabili) in pochi anni. Un sistema che ricorda i privilegi dei nobili francesi prima della Rivoluzione. Un’ingiustizia che mina la fiducia nelle istituzioni.

La Manovra introduce, conferma, anche il silenzio-assenso sul TFR per i neoassunti, dirottando automaticamente il trattamento di fine rapporto verso la previdenza complementare. Una scelta che riduce la libertà individuale e la liquidità immediata dei lavoratori, soprattutto dei più giovani.

Le nostre richieste

Noi non chiediamo privilegi. Chiediamo giustizia:

  • riconoscimento reale del lavoro infermieristico e ostetrico come lavoro usurante;

  • uscita anticipata senza penalizzazioni per i professionisti della sanità

  • riscatto della laurea agevolato, come chiedono i professori, 900 euro l’anno (o gratuito, c'è lo meritiamo);

  • stop alla svalutazione degli anni di studio già riscattati;

  • sgravi fiscali e benefit strutturali;

  • stipendi allineati alla media OCSE;

  • aumenti economici automatici come per altre professioni pubbliche (polizia, vigili urbani, pompieri, etc etc. Basta selezioni, basta esclusioni.

  • politiche che attraggano e trattengano i professionisti, non che li spingano ad abbandonare.

Questa non è una riforma previdenziale. È una scelta politica precisa: far lavorare di più, pagare meno, e scaricare il costo sui lavoratori.

Come Nursing Up Emilia-Romagna continueremo a denunciarlo con forza. Perché senza infermieri il Servizio Sanitario non regge. E senza diritti, non esiste dignità del lavoro. Siamo sull'orlo di una catastrofe.

Dirigente Sindacale

Vincenzo Parisi - 3401210916 - lapaginadinursingup@yahoo.com

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