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LA SANITÀ TERRITORIALE HA UN VOLTO: QUELLO DEGLI 

INFERMIERI DI FAMIGLIA E COMUNITÀ

Se il territorio si regge sugli IFeC, il contratto deve riconoscerli.

Nursing Up Emilia-Romagna apre il Coordinamento regionale degli Infermieri di Famiglia e Comunità per raccogliere esperienze, criticità e proposte direttamente dai professionisti che ogni giorno lavorano sul territorio. Non vogliamo parlare degli IFeC. Vogliamo portarli ai tavoli che contano.

 

È arrivato il momento di superare le vecchie logiche sindacali e costruire una rete moderna, partecipata, concreta: una rete fatta dagli infermieri, con gli infermieri e per gli infermieri.

 

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Perché nasce il coordinamento?

Perchè l’IFeC non può essere una figura lasciata nella confusione: serve ruolo chiaro, incarico, formazione, indennità, autonomia, strumenti e presenza ai tavoli.riferimento. 

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Strumenti e tecnologie adeguate


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Regione: conti in ordine. Nursing Up: bene, ora si investa nel personale

2026-04-20 09:54

Vincenzo

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Regione: conti in ordine. Nursing Up: bene, ora si investa nel personale

La Regione rivendica il miglioramento dei conti della sanità. Prendiamone atto. Ma se davvero il diritto universale alla cura resta un pilastro, il mo

La Regione rivendica il miglioramento dei conti della sanità. Prendiamone atto. Ma se davvero il diritto universale alla cura resta un pilastro, il momento di rafforzare il personale è adesso.

 

Il presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele de Pascale, e l’assessore alle Politiche per la salute, Massimo Fabi, hanno presentato un quadro che definiscono “straordinario”: disavanzo sanitario sceso da 194 milioni di euro nel 2024 a 70 milioni nel consuntivo 2025, con l’obiettivo dichiarato del pareggio nel 2026. La Regione rivendica inoltre un investimento di 500 milioni di euro dal proprio bilancio, il Fondo regionale per la non autosufficienza portato a 600 milioni, il rispetto delle scadenze del PNRR e il rafforzamento della rete territoriale dei servizi.

 

Bene. Se i conti stanno davvero rientrando, questa deve essere una buona notizia per tutti. Ma proprio per questo oggi è legittimo porre una domanda semplice, concreta e per nulla ideologica: adesso che i conti migliorano, quando si investirà seriamente nel personale sanitario?

 

Perché la sanità pubblica non si regge sui comunicati stampa, né sulle autocelebrazioni. Si regge sul lavoro quotidiano di chi assiste, cura, accompagna, sorregge servizi e reparti in condizioni spesso difficili. Si regge su infermieri, ostetriche e OSS. E senza un piano forte su queste professioni, ogni rivendicazione di efficienza rischia di restare incompleta.

 

La stessa Regione afferma che al miglioramento dei conti hanno contribuito solo in parte i ticket farmaceutici: circa 32 milioni nel 2025, mentre per il 2026 il gettito stimato sale a circa 48 milioni di euro. Se davvero il loro peso è marginale rispetto al risanamento complessivo, allora la domanda politica è inevitabile: perché continuare a chiedere questo sacrificio ai cittadini?

 

Allo stesso tempo, la narrazione del “grande risultato” attribuito all’efficientamento, alla macchina amministrativa, alle aziende e alla governance non può oscurare il punto decisivo: non esiste medicina territoriale forte senza professionisti in numero adeguato, valorizzati e messi nelle condizioni di restare. Le nuove Aggregazioni funzionali territoriali, le strutture aperte con il PNRR, il potenziamento dei servizi: tutto questo richiede personale vero, non solo modelli organizzativi. La Regione stessa lega il 2026 all’entrata a regime delle nuove AFT e al rafforzamento della rete territoriale. Ed è proprio qui che si apre la contraddizione. 

 

Mentre si celebra il ritorno all’equilibrio, continua a crescere l’allarme sulla difficoltà di reclutare e trattenere infermieri; a Parma, ad esempio, l’Ordine delle Professioni Infermieristiche ha richiamato il tema della carenza, dell’aumento dell’età media, dei salari bassi e del costo della vita. Anche la direttrice generale dell’Ausl di Bologna, Anna Maria Petrini, ha definito la carenza infermieristica una “vera criticità” che richiede strategie adeguate. 

 

Per questo, da Nursing Up Emilia-Romagna, diciamo con chiarezza: bene il riequilibrio dei conti, ma ora basta autocelebrazioni. È il momento delle scelte conseguenti. Se il diritto universale alla cura è davvero, come afferma la Regione, un pilastro fondante, allora bisogna investire sulle persone che quel diritto lo rendono concreto ogni giorno.

Investire sul personale significa assumere dove mancano organici, stabilizzare, rendere attrattivi i servizi, migliorare le condizioni di lavoro, valorizzare economicamente e professionalmente infermieri, ostetriche e OSS. Bisogna rendere la professione attrattiva ai giovani con aumenti di stipendi e indennità.

Significa anche fermare la fuga silenziosa di chi non lascia la professione per mancanza di vocazione, ma per eccesso di fatica, di carichi, di responsabilità non riconosciute.

Nessuno mette in discussione l’impegno dei professionisti, né il lavoro di chi ogni giorno cerca di tenere insieme il sistema. Ma proprio perché quel lavoro è stato straordinario, non può essere dato per scontato. E soprattutto non può essere usato come alibi per rimandare ancora una volta il nodo principale: senza personale non si difende la sanità pubblica; la si espone, lentamente, a un indebolimento strutturale.

 

Per questo il messaggio oggi deve essere semplice:
se i conti sono davvero tornati sotto controllo, è arrivato il momento di restituire alla sanità ciò che la sanità ha pagato in questi anni. E la priorità deve essere chi la sanità la manda avanti ogni giorno: infermieri, ostetriche, OSS e tutti gli altri professionisti delle professioni sanitarie.

 

Segreteria Nursing Up Emilia Romagna

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