




In Emilia-Romagna, come nel resto del Paese, le condizioni di lavoro degli infermieri e di tutti i professionisti della sanità, stanno peggiorando giorno dopo giorno. La carenza di personale, la cattiva organizzazione e la gestione superficiale delle risorse umane stanno portando il sistema sanitario pubblico verso il collasso. Negli ultimi vent’anni, in Italia sono stati chiusi oltre 400 ospedali per mancanza di personale infermieristico, e altri 80 sono oggi a rischio. Una classe politica miope continua a ignorare il problema, mentre più di 50.000 infermieri hanno già lasciato il Paese, altri hanno cambiato professione o si sono spostati nel privato. E altri 20.000 sono pronti a dimettersi, stremati da condizioni di lavoro ormai insostenibili. L’ultimo episodio arriva dall’Ospedale di Castel San Giovanni, nel Piacentino, dove in alcuni reparti è stato previsto un solo infermiere per il turno notturno. Parliamo di pazienti che necessitano di monitoraggio costante, gestione di drenaggi, terapie infusionali e assistenza continua: non certo casi “a medio o basso carico assistenziale”, come invece la direzione sanitaria vorrebbe classificare nella sua “razionalizzazione” del personale. Ridurre il numero degli infermieri in questi contesti significa mettere a rischio la tempestività degli interventi e la sicurezza dei pazienti. È una scelta organizzativa inadeguata e pericolosa, che espone i lavoratori a un carico insostenibile e compromette la qualità dell’assistenza. Il Nursing Up Emilia-Romagna chiede un intervento immediato della Regione e l’apertura di un tavolo di confronto serio e concreto. Se in Regione ci sono tanti dirigenti infermieri, forse dovrebbero tornare a indossare la divisa, almeno per una notte, per toccare con mano cosa significhi oggi garantire l’assistenza con un solo collega accanto. Non si può più tacere.
Si scarica le scelte errate della dirigenziale sulla buona volontà dei dipendenti, che continuano a garantire il massimo impegno per senso di responsabilità e amore verso i pazienti, mentre la politica resta immobile e disinteressata.
Un cane che si morde la coda: meno infermieri significa meno cure, più carichi di lavoro, più stress, e di conseguenza nuovi abbandoni. Mentre i grandi dirigenti continuano a percepire grandi stipendi e grandi benefit.Il caso, non isolato, di Castel San Giovanni (Piacenza): un solo infermiere per notte
In particolare, nella ex-terapia intensiva (P.A.C.U.) la nuova organizzazione prevede la presenza di un solo infermiere, affiancato da un OSS “condiviso” con la Riabilitazione Cardiologica, dove anch’esso opera un solo infermiere per 8 pazienti.Il silenzio assordante delle direzioni sanitarie e della politica è "inaccettabile". Di fronte alla carenza cronica di personale, invece di denunciare le difficoltà e chiedere rinforzi, molte direzioni aziendali scelgono la “pratica dello struzzo”, nascondendo la testa sotto la sabbia e facendo finta di nulla.
Ma la realtà è sotto gli occhi di tutti: turni massacranti, ferie negate, colleghi esausti, pazienti sempre più complessi e meno risorse, liste di attesa infinite.
Siamo pronti a offrire la nostra competenza e la nostra esperienza diretta sul campo, la voce autentica dei professionisti dell’assistenza.
Perchè solo un sindacato di categoria, nato e guidato da professionisti sanitari, può comprendere davvero la portata e la gravità della situazione che viviamo ogni giorno negli ospedali.
È in gioco la sicurezza dei pazienti e la dignità di un’intera categoria.

























