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LA SANITÀ TERRITORIALE HA UN VOLTO: QUELLO DEGLI 

INFERMIERI DI FAMIGLIA E COMUNITÀ

Se il territorio si regge sugli IFeC, il contratto deve riconoscerli.

Nursing Up Emilia-Romagna apre il Coordinamento regionale degli Infermieri di Famiglia e Comunità per raccogliere esperienze, criticità e proposte direttamente dai professionisti che ogni giorno lavorano sul territorio. Non vogliamo parlare degli IFeC. Vogliamo portarli ai tavoli che contano.

 

È arrivato il momento di superare le vecchie logiche sindacali e costruire una rete moderna, partecipata, concreta: una rete fatta dagli infermieri, con gli infermieri e per gli infermieri.

 

Unisciti a noi.

 

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Il cambiamento parte da te

Perché nasce il coordinamento?

Perchè l’IFeC non può essere una figura lasciata nella confusione: serve ruolo chiaro, incarico, formazione, indennità, autonomia, strumenti e presenza ai tavoli.riferimento. 

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Cosa chiediamo:

Riconoscimento contrattuale


Incarico formalizzato


Indennità dedicata


Formazione riconosciuta


Strumenti e tecnologie adeguate


Partecipazione degli IFeC ai tavoli decisionali

 

Piacenza: politica e dirigenza scaricano sui professionisti le scelte errate

2025-10-14 11:40

Vincenzo

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Piacenza: politica e dirigenza scaricano sui professionisti le scelte errate

La cattiva organizzazione e la gestione superficiale...

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In Emilia-Romagna, come nel resto del Paese, le condizioni di lavoro degli infermieri e di tutti i professionisti della sanità, stanno peggiorando giorno dopo giorno. 

La carenza di personale, la cattiva organizzazione e la gestione superficiale delle risorse umane stanno portando il sistema sanitario pubblico verso il collasso.
Si scarica le scelte errate della dirigenziale sulla buona volontà dei dipendenti, che continuano a garantire il massimo impegno per senso di responsabilità e amore verso i pazienti, mentre la politica resta immobile e disinteressata.

Negli ultimi vent’anni, in Italia sono stati chiusi oltre 400 ospedali per mancanza di personale infermieristico, e altri 80 sono oggi a rischio. Una classe politica miope continua a ignorare il problema, mentre più di 50.000 infermieri hanno già lasciato il Paese, altri hanno cambiato professione o si sono spostati nel privato. E altri 20.000 sono pronti a dimettersi, stremati da condizioni di lavoro ormai insostenibili.
Un cane che si morde la coda: meno infermieri significa meno cure, più carichi di lavoro, più stress, e di conseguenza nuovi abbandoni. Mentre i grandi dirigenti continuano a percepire grandi stipendi e grandi benefit.

Il caso, non isolato, di Castel San Giovanni (Piacenza): un solo infermiere per notte

L’ultimo episodio arriva dall’Ospedale di Castel San Giovanni, nel Piacentino, dove in alcuni reparti è stato previsto un solo infermiere per il turno notturno.
In particolare, nella ex-terapia intensiva (P.A.C.U.) la nuova organizzazione prevede la presenza di un solo infermiere, affiancato da un OSS “condiviso” con la Riabilitazione Cardiologica, dove anch’esso opera un solo infermiere per 8 pazienti.

Parliamo di pazienti che necessitano di monitoraggio costante, gestione di drenaggi, terapie infusionali e assistenza continua: non certo casi “a medio o basso carico assistenziale”, come invece la direzione sanitaria vorrebbe classificare nella sua “razionalizzazione” del personale.

Ridurre il numero degli infermieri in questi contesti significa mettere a rischio la tempestività degli interventi e la sicurezza dei pazienti. È una scelta organizzativa inadeguata e pericolosa, che espone i lavoratori a un carico insostenibile e compromette la qualità dell’assistenza.

Il silenzio assordante delle direzioni sanitarie e della politica è "inaccettabile". Di fronte alla carenza cronica di personale, invece di denunciare le difficoltà e chiedere rinforzi, molte direzioni aziendali scelgono la “pratica dello struzzo”, nascondendo la testa sotto la sabbia e facendo finta di nulla.
Ma la realtà è sotto gli occhi di tutti: turni massacranti, ferie negate, colleghi esausti, pazienti sempre più complessi e meno risorse, liste di attesa infinite.

Il Nursing Up Emilia-Romagna chiede un intervento immediato della Regione e l’apertura di un tavolo di confronto serio e concreto.
Siamo pronti a offrire la nostra competenza e la nostra esperienza diretta sul campo, la voce autentica dei professionisti dell’assistenza.
Perchè solo un sindacato di categoria, nato e guidato da professionisti sanitari, può comprendere davvero la portata e la gravità della situazione che viviamo ogni giorno negli ospedali.

Se in Regione ci sono tanti dirigenti infermieri, forse dovrebbero tornare a indossare la divisa, almeno per una notte, per toccare con mano cosa significhi oggi garantire l’assistenza con un solo collega accanto.

Non si può più tacere.
È in gioco la sicurezza dei pazienti e la dignità di un’intera categoria.

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