




Italia, paese sempre più vecchio e malato: l’emergenza sanitaria non è più sostenibile Il recente Rapporto annuale dell’Istat ci consegna una fotografia impietosa dell’Italia: un Paese che invecchia, si ammala e si cura sempre meno. Un dato allarmante su tutti: la speranza di vita in buona salute continua a diminuire. Una donna italiana può oggi aspettarsi di vivere in autonomia solo fino a 56,6 anni; se nasce al Sud, l’orizzonte si restringe ulteriormente a 54 anni, quasi dieci anni in meno rispetto alle coetanee del Nord-est. Numeri che gridano vendetta, ma cadono nel silenzio di una classe politica disattenta, abituata da decenni a proclami mai seguiti da azioni concrete. Mentre i Paesi civili investono nella sanità pubblica, l’Italia affonda in una crisi strutturale senza precedenti. Alla base di tutto c’è una carenza cronica e strutturale di personale sanitario: infermieri, ostetriche e OSS sono troppo pochi per sostenere il peso di un Paese che invecchia e che ha bisogno di cure continue. Il Sistema Sanitario Nazionale, un tempo fiore all’occhiello, è oggi ridotto a un carrozzone frammentato, dove una miriade di dirigenti strapagati gestisce male ciò che resta: pochi professionisti che reggono l’intero impianto con sacrifici enormi, costretti a compensare non solo la scarsità di personale e materiale, ma anche le continue vessazioni e gli errori di una dirigenza troppo teorica e lontana dalla realtà dei reparti. I dati parlano chiaro: migliaia di professionisti stanno abbandonando il SSN, licenziandosi o emigrando verso Paesi dove la professione è rispettata, valorizzata e adeguatamente retribuita. Nel frattempo, cresce un nuovo dramma sociale: la rinuncia alle cure. Nel frattempo, il disagio psicologico dilaga tra giovani e anziani, le disabilità aumentano con l’età, ma i servizi territoriali non sono mai decollati. Le Case di Comunità, annunciate con enfasi, sono spesso cattedrali nel deserto. Caro collega, basta aspettare il cambiamento da chi per trent’anni ci ha lasciati soli. Basta delegare la nostra voce a sindacati generalisti che non conoscono le nostre reali esigenze. È il momento di convergere in un sindacato di categoria, rappresentativo, che abbia come unica priorità i professionisti della sanità. Nursing Up è oggi l’unico sindacato rappresentativo interamente dedicato a noi. È tempo di dargli il 51% dei consensi, come hanno fatto i medici con i loro sindacati di categoria. Solo così potremo tornare ad avere voce nei tavoli contrattuali, nelle decisioni politiche, nelle scelte che contano. Finché continueremo a dividerci con i GENERALISTI, finché continueremo a dare peso a chi parla di “assistente infermiere” o svende la nostra professione, non aspettatevi nulla. Lo dicono trent’anni di buste paga ferme e condizioni lavorative sempre più degradate. La strada è tracciata. Sta a noi decidere se imboccarla. Segreteria Nursing Up Emilia Romagna info: lapaginadinursingup@yahoo.comCarenza cronica di personale: l’emergenza ignorata
Le assunzioni sono insufficienti, spesso temporanee e frammentate, mentre chi è in servizio è schiacciato da turni massacranti, carichi di lavoro insostenibili e stipendi che non crescono da decenni.Sanità per pochi: chi può paga, chi non può rinuncia
Un italiano su dieci ha smesso di curarsi, sopraffatto da liste d’attesa infinite e costi insostenibili del privato, dove – per misteriosi motivi – le file sembrano non esistere. Il ricorso alla sanità privata cresce, ma è un privilegio per sempre meno persone. Il risultato? Disuguaglianze che si cristallizzano tra ricchi e poveri, tra Nord e Sud, tra istruiti e meno istruiti.È tempo di cambiare rotta: servono sindacati di categoria, non generalisti




















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