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LA SANITÀ TERRITORIALE HA UN VOLTO: QUELLO DEGLI 

INFERMIERI DI FAMIGLIA E COMUNITÀ 

Se il territorio si regge sugli IFeC, il contratto deve riconoscerli.

Nursing Up Emilia-Romagna apre il Coordinamento regionale degli Infermieri di Famiglia e Comunità per raccogliere esperienze, criticità e proposte direttamente dai professionisti che ogni giorno lavorano sul territorio. Non vogliamo parlare degli IFeC. Vogliamo portarli ai tavoli che contano.

 

È arrivato il momento di superare le vecchie logiche sindacali e costruire una rete moderna, partecipata, concreta: una rete fatta dagli infermieri, con gli infermieri e per gli infermieri.

 

Unisciti a noi.

 

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Il cambiamento parte da te

Perché nasce il coordinamento?

Perchè l’IFeC non può essere una figura lasciata nella confusione: serve ruolo chiaro, incarico, formazione, indennità, autonomia, strumenti e presenza ai tavoli.riferimento. 

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Cosa chiediamo:

Riconoscimento contrattuale


Incarico formalizzato


Indennità dedicata


Formazione riconosciuta


Strumenti e tecnologie adeguate


Partecipazione degli IFeC ai tavoli decisionali

 

Libertà di Chi? Quando Sopravvivere è l’Unico Diritto

2025-04-25 17:01

Vincenzo

NURSING UP EMILIA ROMAGNA, stipendi-ridicoli, 25-aprile, nulla-da-festeggiare, poverta, ipocrisia, propaganda, parole-vuote,

Libertà di Chi? Quando Sopravvivere è l’Unico Diritto

Non Chiamatela Libertà se Abbiamo le Catene dell’Indifferenza

Libertà: Parola Vuota o Diritto Concreto?

Oggi, in Italia, si celebra la libertà. Una parola che riempie discorsi, slogan e proclami solenni. Politici, manager e privilegiati la sventolano con orgoglio, come fosse un trofeo conquistato da tutti. Ma fuori dai palazzi dorati e lontano dai palchi illuminati, c’è un’altra Italia. Un’Italia invisibile, che non ha nulla da festeggiare.

È l’Italia degli infermieri, delle ostetriche, degli operatori sociosanitari. Di chi affronta ogni giorno turni massacranti, ferie negate e uno stipendio che non basta a vivere con serenità. È un’Italia che lotta, in silenzio, contro l’ansia del fine mese.

C'è un paradosso che grida giustizia: siamo tra i Paesi europei con il maggior numero di ore lavorate, eppure tra quelli con gli stipendi più bassi. Su questo terreno cresce la disillusione, germoglia l’amarezza. Perché la libertà, quella vera, non può essere solo una parola: deve essere un diritto concreto, tangibile.

La vera libertà non è solo l’assenza di catene. È la possibilità reale di costruire un futuro dignitoso per sé e per i propri figli. Se uno Stato costringe i suoi cittadini a vivere con la costante preoccupazione del domani, possiamo davvero chiamarla libertà? No. È solo un’illusione ben confezionata.

"Non Chiamatela Libertà se Abbiamo le Catene dell’Indifferenza"

La libertà autentica si misura nella serenità di un padre o di una madre che guardano al futuro con fiducia. Le parole senza azioni concrete sono vento che si disperde. Non chiamatela libertà se la notte non dormite per l’angoscia. Quella è una prigione invisibile, fatta di bisogni e rinunce.

Uno Stato che non investe nella dignità economica del proprio popolo offre solo una libertà vuota, ipocrita. Perché libertà significa vivere, non sopravvivere. Significa crescere i propri figli con dignità, non essere schiavi di una bandiera che copre ingiustizie sistemiche.

Oggi, mentre in tanti celebrano, ricordiamoci di chi tiene in piedi questo Paese. Di chi lavora senza riconoscimento, spesso in condizioni indegne. La maggioranza è indebitata. Tutti si chiedono perché tanti infermieri scappano dall’Italia, perché cambiano professione?

E allora chiediamocelo, sul serio: che libertà vogliamo per il nostro futuro?

Vincenzo Parisi - Infermiere Nursing Up

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