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Nursing Up ER: “Rapporto Agenas: "troppi medici e pochi infermieri”

2025-10-06 17:01

Vincenzo

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Nursing Up ER: “Rapporto Agenas: "troppi medici e pochi infermieri”

Troppi medici e dirigenti, pochi infermieri...

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Il nuovo rapporto Agenas fotografa senza mezzi termini una realtà che Nursing Up Emilia Romagna denuncia da anni, spesso nel silenzio generale: in Italia non mancano affatto medici, anzi il numero di camici bianchi per abitante è superiore rispetto alla media dei Paesi OCSE (5,35 contro 4,07). Quello che manca drammaticamente sono gli infermieri, con un gap di 2,6 unità ogni 1000 abitanti rispetto all’Europa (6,86 contro 8,26). In alcune realtà virtuose d’Europa si contano fino a 14 infermieri ogni 1000 abitanti, mentre in Italia alcune regioni non superano i 4,7 per 1000.

Un dato che non sorprende, perché da tempo evidenziamo la carenza spaventosa di personale infermieristico, una crisi aggravata da decenni di austerità, blocchi del turnover e politiche miopi che hanno smantellato la sanità territoriale e ospedaliera. Basti ricordare che in Italia, tra il 2010 e il 2019 sono stati chiusi 173 ospedali, il 15 % del totale. Altri 118 ospedali potrebbero chiedere entro il 2030.

I politici proveranno a raccontare un’altra storia: diranno che dal 2020 vi è stato un aumento del personale. È vero, ma si tratta di un incremento d’emergenza dovuto al Covid, insufficiente e comunque al di sotto della media OCSE. Non è stato un rafforzamento strutturale, ma un “cerotto” che oggi mostra tutta la sua fragilità.

I numeri lo confermano: nel 2023 il personale dipendente del Servizio Sanitario Nazionale è cresciuto di circa 20 mila unità rispetto al 2022, passando da 681.852 a 701.170 (+3%). Ma resta una crescita insufficiente a colmare i buchi enormi. Dopo il brusco calo del personale tra il 2014 e il 2019, che portò a una perdita di circa 30 mila operatori, la pandemia ha solo riportato i dati ai livelli del 2012.

La carenza più grave riguarda gli infermieri: da qui al 2035, saranno circa 78 mila quelli che andranno in pensione, con il rischio concreto di essere sostituiti da figure ibridi che faranno più danni che altro. Nonostante l’aumento dei posti a bando nelle università, le domande continuano a calare. Un segnale chiaro: La professione non è attrattiva: sottopagata, sovraccaricata e poco valorizzata. Gli infermieri affrontano denunce, burnout, malattie professionali non riconosciute, soprusi e violenze. Ai sacrifici quotidiani – notti e festivi lontani da casa in cambio di qualche euro di indennità – si aggiungono ostacoli alla mobilità e l’esclusione dal diritto di arrotondare, mentre ai medici viene riconosciuta un’indennità di esclusività che vale migliaia di euro.

Nursing Up Emilia Romagna lo ripete da anni, ma nel silenzio e nell’indifferenza degli altri sindacati, che si limitano a dichiarazioni sui giornali senza portare avanti una vera battaglia. Oggi i dati Agenas ci danno ragione: il nostro SSN è destinato a crollare se non si interviene subito. 

Turni massacranti, pronto soccorso al collasso, professionisti che fuggono all’estero, un ricambio generazionale che non c’è. Questo è lo scenario reale che ogni giorno vivono gli infermieri, non i proclami politici. Un disastro della politica italiana e dei dirigenti pubblici,  troppi e ben pagati e spesso ci chiediamo? Cosa producono?

Al Ministro della Salute chiediamo: come pensa di risolvere un problema che non è “medico-centrico”, ma infermieristico? Come intende affrontare un’emergenza che riguarda il cuore pulsante dell’assistenza sanitaria?

Perché senza infermieri non c’è sistema sanitario che possa reggere. Bisogna aumentare gli stipendi di almeno 100o euro, dato che sono fermi dal 1996, molto al di sotto della medica nazionale, OCSE e delle professioni intellettuali.

Dirigente Sindacale Nursing Up

Vincenzo Parisi

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