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Sempre più soli: aggressioni ai sanitari in aumento in Emilia-Romagna

2025-07-29 10:46

Vincenzo

Tutela donne, donne, violenza, sanitari, modena, piu-colpite, wecare,

Sempre più soli: aggressioni ai sanitari in aumento in Emilia-Romagna

Aggressioni in aumento, solo nel 2024...

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In Emilia-Romagna aumentano le aggressioni contro medici, infermieri e operatori sanitari. A Modena, nel 2024, si contano 424 episodi. Sanità e imprese si uniscono per promuovere rispetto e sicurezza nei luoghi di cura.

Il numero di aggressioni nei confronti del personale sanitario è in costante crescita, con una situazione particolarmente allarmante a Modena. In Emilia-Romagna, nel 2024, sono stati registrati 2.682 episodi, con un incremento dell’11,7% rispetto all’anno precedente. Dati che destano forte preoccupazione.

Nel solo territorio modenese, secondo il sistema regionale SegnalER, si contano 424 episodi di violenza. Le strutture dell’Ausl di Modena ne hanno segnalati 282, 108 sono avvenuti presso l’Azienda Ospedaliera Universitaria e 34 all’Ospedale di Sassuolo Spa.

Per contrastare questa escalation, nasce nel modenese un’assemblea del gruppo #WeCare, rete che riunisce una ventina di aziende dell’area nord. In questo contesto è stata presentata la nuova campagna di sensibilizzazione “Più sicurezza per chi cura”, con l’obiettivo di promuovere una cultura del rispetto nei luoghi di cura. Il progetto si inserisce nella missione di #WeCare: migliorare la qualità della vita nel territorio, facendo squadra tra imprese, istituzioni e comunità.

Infermieri e donne le vittime più colpite

Secondo i dati, gli infermieri risultano i più colpiti, coinvolti nel 59,7% dei casi. Seguono i medici (13,6%) e gli operatori socio-sanitari (11,4%). Le donne rappresentano il 70% delle vittime. A livello nazionale, nel 2023, si sono registrate oltre 16.000 segnalazioni, per un totale di circa 18.000 professionisti coinvolti. Numeri che delineano un fenomeno ormai strutturale.

L’obiettivo deve essere chiaro: garantire ambienti di lavoro più sicuri per chi ogni giorno si prende cura degli altri. La cultura del rispetto deve diventare una priorità condivisa. Serve un impegno concreto da parte di istituzioni, cittadini e aziende per proteggere chi lavora per la salute di tutti.

Uno studio dell’Università di Tor Vergata del 2019 ha rivelato che tra gli infermieri vittime di aggressioni, il 43,1% ha subito sputi, a cui seguono lancio di oggetti, graffi, schiaffi, spintoni, calci e, in casi estremi, morsi (0,3%). A tutto ciò si aggiungono le aggressioni verbali, le minacce, le molestie sessuali e la palpazione. Le conseguenze psicologiche possono essere devastanti: rabbia (58,8%), senso di impotenza, ansia, disgusto, tristezza e paura.

Secondo Inail, la percentuale di infortuni da violenza sul lavoro, sul totale degli infortuni, non presenta significative differenze nel tempo o tra aree geografiche. Anche la distribuzione per fascia d’età è omogenea: gli operatori sanitari aggrediti non si distinguono per età rispetto agli altri infortunati.

Nel 2019, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, in collaborazione con il sindacato Nursing Up, ha evidenziato un preoccupante aumento in Italia delle molestie verbali, delle discriminazioni e della violenza fisica contro gli operatori sanitari. Nello stesso anno, il sindacato ha lanciato un forte appello alle istituzioni, chiedendo il ripristino dei presìdi fissi delle Forze dell’Ordine all’interno degli ospedali, eliminati in molte realtà sanitarie.

Un’indagine ha mostrato che 1 infermiere su 10 ha subito violenza fisica sul lavoro e che il 4% è stato minacciato con un’arma da fuoco. Il 79% delle vittime è di sesso femminile.

Dal 2022, il presidente del Nursing Up, Antonio De Palma, ha voluto garantire una copertura assicurativa gratuita contro le aggressioni per tutti gli iscritti al sindacato.

Le proposte del Nursing Up

Nursing Up chiede con urgenza:

  • Un aumento del personale sanitario: non è più tollerabile lavorare in condizioni di cronica carenza di organico;

  • L’elaborazione di progetti educativi rivolti anche agli utenti;

  • Una normativa specifica per la prevenzione della violenza nei luoghi di cura;

  • La partecipazione delle aziende sanitarie al procedimento penale, costituendosi parte civile o coprendo le spese legali del dipendente aggredito;

  • Procedure aziendali di prevenzione contro atti di violenza;

  • Zone di sicurezza all’interno delle strutture dove il personale possa rifugiarsi in attesa di aiuto;

  • Più agenti delle Forze dell’Ordine negli ospedali;

  • Protocolli d’intesa tra aziende sanitarie e Forze dell’Ordine per una collaborazione efficace;

  • Integrazione della valutazione del rischio all’interno dei documenti aziendali sulla sicurezza;

  • Maggiore presenza di mediatori culturali, per migliorare la comunicazione con gli utenti stranieri.

Una professione ad alto rischio

Quella dell’infermiere è una professione estenuante, complessa e piena di responsabilità, spesso sottopagata. In Italia, un infermiere guadagna in media 1000/3000 euro in meno al mese rispetto a un collega del Nord Europa. Uno studio condotto dalla School of Nursing dell’Università del Michigan ha rilevato che gli infermieri hanno un rischio di suicidio doppio rispetto alla popolazione generale e un rischio superiore del 70% rispetto ai medici.

Un dato che deve far riflettere: senza un deciso cambio di rotta, la situazione è destinata a peggiorare. E a pagare il prezzo più alto saranno sempre coloro che, con dedizione, si prendono cura degli altri.

Gli infermieri dell'Emilia-Romagna sono stanchi di essere ignorati.
Stanchi di turni massacranti, stipendi bloccati, zero riconoscimenti.
Stanchi di aspettare un cambiamento che non arriva mai.

Con il Nursing Up possiamo cambiare davvero le cose. Ma senza di te, non possiamo farcela. Unisciti a noi, contatta lapaginadinursingup@yahoo.com oppure WhatsApp Telegram 3401210916 oppure chiama 3383936095

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