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Infermieri ostaggi. Politica e aziende ignorano le esigenze dei professionisti

2025-06-14 10:49

Vincenzo

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Infermieri ostaggi. Politica e aziende ignorano le esigenze dei professionisti

Schiavi di una classe politica e dirigenziale prepotente e menefreghista...

La situazione degli infermieri in Italia è sempre più preoccupante.
Molti colleghi si sentono trattati come schiavi, costretti a lavorare in condizioni precarie, senza il giusto riconoscimento né il rispetto dei propri diritti fondamentali. La politica e le aziende sanitarie, invece di intervenire, sembrano ignorare volutamente questa realtà. Eppure, il governo ha gli strumenti per affrontare e risolvere questo problema.

Gli infermieri hanno bisogno di maggiori tutele e diritti concreti, a partire dall’abolizione del nullaosta per la mobilità.

In Emilia-Romagna, ad esempio, molte aziende sanitarie continuano a fare ostruzionismo con arroganza e indifferenza sui cambi compensativi tra professionisti sanitari. Questo atteggiamento, aggravato dal silenzio di una parte della politica e di alcuni sindacati, sta spingendo molti lavoratori ad abbandonare la professione.

I cambi compensativi rappresentano una soluzione efficace per conciliare le esigenze personali con quelle organizzative, senza alcun costo per l’amministrazione. Dipendenti soddisfatti sono più motivati, produttivi e stabili. Inoltre, ridurre i tempi di spostamento significa anche abbattere l’inquinamento e migliorare la qualità della vita. Eppure, molte aziende continuano a ostacolare questa opportunità, incapaci di coglierne i benefici.

È vero che l’articolo 14-bis della legge 26/2019 – norma dall’impianto discutibile anche sotto il profilo costituzionale – stabilisce che i vincitori di concorso devono permanere per almeno cinque anni nella sede di prima destinazione. Tuttavia, la mobilità compensativa è un’eccezione esplicitamente prevista. L’articolo 7 del D.P.C.M. n. 325 del 5 agosto 1988 la consente in qualsiasi momento, a patto che vi sia neutralità finanziaria e corrispondenza dei profili professionali coinvolti.

Cosa accade, dunque, se un’azienda sanitaria nega il nullaosta senza una valida motivazione? La giurisprudenza è chiara: in assenza di ragioni fondate, il dipendente ha diritto al trasferimento. Lo afferma, ad esempio, la Sentenza del Tribunale di Agrigento del 26 marzo 2004.

È urgente e indispensabile che le forze politiche intervengano subito, oggi stesso, per porre fine a questa situazione di abusi e menefreghismo istituzionale. Chi ha scelto questa professione ha il diritto di essere trattato con dignità, ha il diritto di conciliare la propria vita personale con quella lavorativa.

Solo così potremo costruire un sistema sanitario forte, umano e davvero efficiente.

Il mio appello è chiaro: abbandoniamo i sindacati generalisti e quelli che propongono assurdità come l’assistente dell’infermiere. È tempo di unirci e lottare per una rappresentanza vera, coerente e al servizio della categoria.

Vincenzo Parisi

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