





Il decreto Milleproroghe riaccende la speranza per migliaia di infermieri precari IN TUTTA Italia: i termini per le stabilizzazioni del personale sanitario vengono infatti estesi fino alla fine del 2026. Una scelta che rappresenta una vera boccata d’ossigeno per chi, negli ultimi anni, ha sostenuto con professionalità e sacrificio la tenuta del Servizio sanitario nazionale, soprattutto durante e dopo l’emergenza pandemica. Negli ospedali e nei servizi territoriali italiani, il contributo degli infermieri con contratti a tempo determinato, co.co.co. o altre forme flessibili è stato fondamentale. Tuttavia, questa forza lavoro è rimasta troppo a lungo sfruttata, usata e maltrattata, in condizione di incertezza. Con la proroga, si apre una nuova finestra per trasformare l’esperienza maturata sul campo in una stabilità lavorativa concreta. Resta fermo il criterio principale: per accedere alle procedure di stabilizzazione è necessario aver maturato almeno 18 mesi di servizio, anche non continuativi, nel periodo compreso tra il 31 gennaio 2020 e il 31 dicembre 2026. Questo requisito punta a valorizzare chi ha realmente operato nel sistema sanitario, garantendo continuità assistenziale e qualità delle cure. Si tratta di un riconoscimento importante. Gli infermieri che hanno affrontato carichi di lavoro straordinari, turni complessi e condizioni operative difficili vedono finalmente premiato il loro impegno. Non è solo una questione contrattuale, ma anche un segnale di rispetto verso una professione che ha dimostrato competenza e resilienza. Tra le novità più significative vi è la possibilità di stabilizzare anche chi non è più in servizio al momento dell’avvio della procedura. Questa apertura consente di recuperare professionisti che, scoraggiati dall’instabilità o attratti da migliori opportunità, si erano temporaneamente allontanati dal sistema pubblico. In un contesto caratterizzato da carenza cronica di personale, questa misura può favorire il rientro di infermieri già formati, con esperienza e conoscenza delle realtà organizzative locali. Un vantaggio concreto per le aziende sanitarie, che potranno ridurre tempi e costi di inserimento. Uno degli obiettivi principali della proroga è ridurre il ricorso alle cooperative e ai cosiddetti “gettonisti”, una criticità particolarmente evidente in alcune regioni del Nord Italia. Il fenomeno ha evidenziato limiti economici e organizzativi, oltre a possibili ricadute sulla continuità assistenziale. Stabilizzare significa rafforzare le équipe, consolidare la pianta organica e garantire maggiore sicurezza ai cittadini. Il personale già integrato nei contesti operativi rappresenta infatti una risorsa strategica: conosce i percorsi, i protocolli e il lavoro di squadra. La proroga non è una soluzione definitiva, ma un passo nella direzione giusta. Il Nursing Up Emilia Romagna combatte da anni il precariato, e non mancano le denunce a difesa dei professionisti sfruttati. Il futuro del sistema sanitario passa anche da qui: investire sul capitale umano, eliminare la precarietà e riconoscere il valore delle competenze maturate. Perché la stabilità degli operatori si traduce in stabilità delle cure, qualità dell’assistenza e fiducia dei cittadini. ISCRIVITI ORA AL NURSING UP EMILIA ROMAGNA: 3401210916






























