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Istat, senza personale, senza cure: l’Italia rinuncia alla salute

2025-08-27 08:29

Vincenzo

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Istat, senza personale, senza cure: l’Italia rinuncia alla salute

SSN in caduta libera, troppi capitani...

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Italia, paese sempre più vecchio e malato: l’emergenza sanitaria non è più sostenibile

Il recente Rapporto annuale dell’Istat ci consegna una fotografia impietosa dell’Italia: un Paese che invecchia, si ammala e si cura sempre meno. Un dato allarmante su tutti: la speranza di vita in buona salute continua a diminuire. Una donna italiana può oggi aspettarsi di vivere in autonomia solo fino a 56,6 anni; se nasce al Sud, l’orizzonte si restringe ulteriormente a 54 anni, quasi dieci anni in meno rispetto alle coetanee del Nord-est.

Numeri che gridano vendetta, ma cadono nel silenzio di una classe politica disattenta, abituata da decenni a proclami mai seguiti da azioni concrete. Mentre i Paesi civili investono nella sanità pubblica, l’Italia affonda in una crisi strutturale senza precedenti.

Carenza cronica di personale: l’emergenza ignorata

Alla base di tutto c’è una carenza cronica e strutturale di personale sanitario: infermieri, ostetriche e OSS sono troppo pochi per sostenere il peso di un Paese che invecchia e che ha bisogno di cure continue.
Le assunzioni sono insufficienti, spesso temporanee e frammentate, mentre chi è in servizio è schiacciato da turni massacranti, carichi di lavoro insostenibili e stipendi che non crescono da decenni.

Il Sistema Sanitario Nazionale, un tempo fiore all’occhiello, è oggi ridotto a un carrozzone frammentato, dove una miriade di dirigenti strapagati gestisce male ciò che resta: pochi professionisti che reggono l’intero impianto con sacrifici enormi, costretti a compensare non solo la scarsità di personale e materiale, ma anche le continue vessazioni e gli errori di una dirigenza troppo teorica e lontana dalla realtà dei reparti.

I dati parlano chiaro: migliaia di professionisti stanno abbandonando il SSN, licenziandosi o emigrando verso Paesi dove la professione è rispettata, valorizzata e adeguatamente retribuita.

Sanità per pochi: chi può paga, chi non può rinuncia

Nel frattempo, cresce un nuovo dramma sociale: la rinuncia alle cure.
Un italiano su dieci ha smesso di curarsi, sopraffatto da liste d’attesa infinite e costi insostenibili del privato, dove – per misteriosi motivi – le file sembrano non esistere. Il ricorso alla sanità privata cresce, ma è un privilegio per sempre meno persone. Il risultato? Disuguaglianze che si cristallizzano tra ricchi e poveri, tra Nord e Sud, tra istruiti e meno istruiti.

Nel frattempo, il disagio psicologico dilaga tra giovani e anziani, le disabilità aumentano con l’età, ma i servizi territoriali non sono mai decollati. Le Case di Comunità, annunciate con enfasi, sono spesso cattedrali nel deserto.

È tempo di cambiare rotta: servono sindacati di categoria, non generalisti

Caro collega, basta aspettare il cambiamento da chi per trent’anni ci ha lasciati soli. Basta delegare la nostra voce a sindacati generalisti che non conoscono le nostre reali esigenze. È il momento di convergere in un sindacato di categoria, rappresentativo, che abbia come unica priorità i professionisti della sanità.

Nursing Up è oggi l’unico sindacato rappresentativo interamente dedicato a noi. È tempo di dargli il 51% dei consensi, come hanno fatto i medici con i loro sindacati di categoria. Solo così potremo tornare ad avere voce nei tavoli contrattuali, nelle decisioni politiche, nelle scelte che contano.

Finché continueremo a dividerci con i GENERALISTI, finché continueremo a dare peso a chi parla di “assistente infermiere” o svende la nostra professione, non aspettatevi nulla. Lo dicono trent’anni di buste paga ferme e condizioni lavorative sempre più degradate.

La strada è tracciata. Sta a noi decidere se imboccarla.

Segreteria Nursing Up Emilia Romagna 

info: lapaginadinursingup@yahoo.com

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