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La grande fuga: Piacenza, Bologna, Parma, Modena restano senza infermieri

2025-06-01 11:01

Vincenzo

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La grande fuga: Piacenza, Bologna, Parma, Modena restano senza infermieri

Infermieri reperibili dormono in reparto...

Emilia Romagna in emergenza: fuga silenziosa degli infermieri, sistema sanitario al collasso

In tutta la Regione Emilia Romagna, nonostante le continue segnalazioni a livello regionale e nazionale da parte del Nursing Up, prosegue inesorabile e silenziosa la fuga degli infermieri. Nessuna città viene risparmiata: Parma, Bologna, Imola, Piacenza, l’Ospedale di Baggiovara e molte altre realtà stanno vivendo una crisi profonda.

L’Ausl di Piacenza è l’emblema di un’emorragia mai vista prima: dall’inizio dell’anno sono oltre 40 le dimissioni presentate, e molte altre sono già programmate nei prossimi mesi. Il problema riguarda più categorie professionali, ma l’allarme rosso riguarda soprattutto gli infermieri, sempre più stanchi, delusi, inascoltati e poveri.

La risposta dovrebbe essere immediata: un piano straordinario di assunzioni. Ma anche qui la realtà è impietosa: le graduatorie sono esaurite e oltre il 50% dei candidati rifiuta le chiamate. Il declino è sotto gli occhi di tutti: nel 2016, ben 14.000 persone si iscrissero ai concorsi per lavorare nelle strutture sanitarie di Bologna e provincia. Nel 2025, i candidati sono scesi a 1.059, di cui solo 600 entreranno in graduatoria. Molti di questi, però, lasceranno il sistema pubblico prima ancora della fine dell’estate.

Gli ospedali e le AUSL cercano personale ovunque, ma molti professionisti scelgono strade diverse: il privato virtuoso, l’estero – dove condizioni di lavoro e retribuzioni sono impensabili in Italia – oppure un cambio radicale di carriera, accettando lavori in fabbrica, nella grande distribuzione o nel settore logistico, pur di uscire da un sistema insostenibile.

Un sondaggio realizzato dal Nursing Up Emilia Romagna ha scosso il settore con dati allarmanti e una realtà che in troppi continuano a ignorare:

  • Il 96,3% degli intervistati (di cui il 79% infermieri e il 16% ostetriche) si dichiara insoddisfatto dello stipendio.

  • Il 62,4% denuncia ambienti di lavoro tossici, mentre un ulteriore 29% li considera comunque non salutari.

  • Il 31% ha già accettato un’altra offerta, e il 13% è attivamente in cerca.

Una fuga di massa che rischia di far implodere il sistema sanitario.

In Italia mancano oltre 100.000 infermieri e 8.400 ostetriche per garantire un'assistenza adeguata. Ma la professione non è più attrattiva. I professionisti italiani guadagnano meno della metà dei colleghi europei, che percepiscono tra i 2.500 e i 9.000 euro mensili, con carichi di lavoro inferiori, meno pressione fiscale e migliori condizioni generali di vita.

Tra affitti sempre più proibitivi, bollette in aumento e un costo della vita ormai fuori controllo, sempre più infermieri rinunciano alla loro vocazione o emigrano. L’Emilia Romagna è già in ginocchio. Nel privato ci arrivano segnalazioni di turni massacranti di 24 ore, con infermieri costretti a dormire in reparto per essere prontamente reperibili, spesso soggetti a ricatti morali legati al senso di colpa verso colleghi e pazienti.

Una soluzione esiste?

Sì, ma serve una rivoluzione vera. Servono azioni radicali da parte della politica nazionale e regionale, ma anche una nuova mentalità da parte delle dirigenze pubbliche e private. Spesso, chi ha il potere decisionale sa solo dire "no", anche di fronte a richieste minime e sacrosante, alimentando un clima di sfiducia, sconforto e rabbia.

Servono stipendi dignitosi, ambienti di lavoro sani, incentivi reali, benefit concreti. Bisogna restituire attrattività e rispetto alla professione. Ma chi governa sembra non voler capire. La cura del cittadino, forse, non è più una priorità.

Mentre la politica perde tempo, alcune AUSL cercano personale all’estero, o peggio, si inventano "super lavoratori" che, pur di coprire i buchi di organico, vengono caricati di responsabilità e rischi enormi. Le soluzioni vere non si vedono.

È tempo che i professionisti si uniscano e comprendano che solo un sindacato di categoria può davvero rappresentarli e combattere al loro fianco. Basta promesse vuote. Serve chi agisce. Serve chi ascolta.

Il Nursing Up può essere la chiave per restituire dignità al professionisti della sanità. Il tempo delle parole è finito. Ora servono scelte coraggiose e azioni immediate.

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