
La Legge di Bilancio 2026 viene presentata come un intervento di rafforzamento del Servizio Sanitario Nazionale. Tuttavia, analizzando nel merito le scelte compiute, emerge una realtà ormai evidente: non si investe realmente in chi ogni giorno regge il sistema sanitario, ovvero il personale, e in particolare gli infermieri. Da anni denunciamo una crisi strutturale del SSN che non nasce dalla mancanza di norme o di riorganizzazioni, ma dalla progressiva svalutazione del lavoro sanitario. Turni massacranti, carichi assistenziali insostenibili, stipendi non competitivi, assenza di reali prospettive di carriera: su questi nodi centrali la manovra economica continua a mostrarsi debole, frammentata e insufficiente. L’Italia continua a perdere infermieri: verso l’estero, verso il settore privato o fuori dalla professione. È un’emorragia silenziosa ma costante, che mina alle fondamenta la tenuta del sistema pubblico. Si parla di assunzioni, ma senza affrontare le cause profonde dell’abbandono. Si introducono misure temporanee, senza costruire un modello stabile di valorizzazione professionale. Senza un deciso cambio di rotta, ogni nuova assunzione rischia di essere solo un intervento tampone in un sistema che continua a perdere pezzi. Si investe in modelli alternativi, si moltiplicano risposte parziali alla domanda di salute, ma si continua a ignorare un dato essenziale: senza infermieri non esiste assistenza, non esistono percorsi di cura, non esistono livelli essenziali di assistenza garantiti. Il SSN non si regge su slogan o soluzioni emergenziali. Si regge sulle competenze, sulla presenza continua, sulla responsabilità e sulla professionalità degli infermieri. Eppure, proprio su questo pilastro fondamentale, le scelte politiche continuano a essere timide, incoerenti e prive di visione. Sempre più studenti guardano alla professione infermieristica con disillusione. Non per mancanza di vocazione, ma per assenza di prospettive. Retribuzioni inadeguate, scarso riconoscimento sociale e professionale, condizioni di lavoro usuranti: questo è il messaggio che il sistema continua a trasmettere alle nuove generazioni. Senza investimenti seri su carriere, autonomia professionale, sicurezza e benessere lavorativo, la crisi non potrà che aggravarsi. Come Nursing Up Emilia-Romagna, riteniamo che questa Legge di Bilancio confermi una visione miope della sanità pubblica. Senza un investimento forte, strutturale e duraturo sul personale, ogni riforma è destinata a fallire. Continueremo a denunciare con forza questa impostazione e a chiedere con determinazione: una valorizzazione reale della professione infermieristica condizioni di lavoro dignitose e sostenibili politiche serie di attrazione e fidelizzazione del personale il riconoscimento del ruolo centrale degli infermieri nel Servizio Sanitario Nazionale Il SSN si salva solo partendo da chi lo fa funzionare ogni giorno.Nessuna strategia per fermare la fuga degli infermieri
Eppure, manca una strategia strutturata per trattenere chi già lavora nel SSN e per rendere la professione infermieristica attrattiva per le nuove generazioni.Il personale non è un costo, è la base del sistema
Giovani sempre meno attratti da una professione impoverita
La posizione di Nursing Up Emilia-Romagna
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