Gli infermieri, le ostetriche e gli altri professionisti sanitari in Italia non solo affrontano stipendi imbarazzanti rispetto alla media OCSE, ma lavorano anche in condizioni che mettono seriamente a rischio la loro salute. Con soli 52 giorni di riposo annuali, subiscono un sovraccarico fisico e mentale insostenibile. Non sorprende, quindi, che in Italia gli infermieri siano la categoria con il più alto tasso di infortuni, burnout e rischio suicidio. Questa professione, considerata all'estero tra le più difficili al mondo, in Italia non viene nemmeno riconosciuta come usurante. Eppure, il lavoro notturno e le condizioni di stress cronico sono associati a numerosi problemi di salute, tra cui: Problemi cardiovascolari, Disturbi metabolici e diabete, Problemi digestivi, Aumento del rischio di cancro, Problemi mentali ed emotivi. Secondo Eurostat, nel 2022 l'Italia ha registrato uno dei tassi di ore lavorate più alti d'Europa, superata solo da Francia e Grecia. Il risultato? Un terzo degli italiani ha dichiarato che il lavoro influenza negativamente la propria vita privata. Nel nostro Paese si lavora troppo e si guadagna poco, fatta eccezione per politici e dirigenti pubblici, che beneficiano di condizioni ben più favorevoli e benefit che manco ci sogniamo. Il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) risente di problemi strutturali gravi: Ore di lavoro eccessive: Lo smonto notte non è un riposo, ma un giorno lavorativo indispensabile per recuperare le energie psico/fisiche perse con la notte Infermiere: la professione più colpita da infortuni e burnout. Dati allarmanti: Un sondaggio del Nursing Up Emilia-Romagna rivela che il 92% dei professionisti sanitari intervenuti (oltre 3000) è insoddisfatto di stipendio e condizioni di lavoro, con il 60% che sta valutando di lasciare il settore. Le politiche attuali hanno fallito, mettendo a rischio la tenuta del sistema sanitario. Serve un intervento immediato per migliorare la qualità della vita lavorativa in Italia, ci chiediamo se questa classe politica e dirigenziale sia veramente in grado di farlo. Riduzione dell'orario lavorativo, garantendo almeno 72 giorni di riposo annuali. Adeguamento degli stipendi alla media OCSE. Riconoscimento della professione come usurante. Migliori opportunità di carriera e libertà di mobilità professionale. Riconoscimento del ruolo di pubblico ufficiale per gli infermieri. Tirocini retribuiti e abolizione dei vincoli di esclusività. Indennità di esclusività, al pari dei medici. Investimenti in welfare e salute mentale: maggiore supporto psicologico per i lavoratori. Miglioramento delle condizioni di lavoro nel SSN, con una revisione delle politiche retributive. Tolleranza zero verso corruzione, malasanità e insicurezza nei luoghi di lavoro. L'Italia si trova a un bivio: continuare su questa strada e perdere sempre più professionisti, con il rischio di chiudere altri ospedali (125 chiusi negli ultimi 10 anni), o attuare finalmente le riforme necessarie per creare un Paese in cui il lavoro sia dignitoso e la salute venga tutelata. Vincenzo Parisi Siamo andati sulla RAI a dire che i nostri stipendi sono imbarazzanti, clicca qui...
Le Proposte dei dirigenti Nursing Up Emilia-Romagna alla politica:
Dirigente Sindacale










