PER 1600 EURO
Sotto la luce fredda del neon, per 1600 euro mi prendo rischi e responsabilità enormi, mentre il buio delle notti si fa complice dei miei sforzi, sorvolo il tempo, salto ferie e riposi accumulati in un conto che mai mi verrà pagato.
350.000 denunce, un numero che graffia l'anima, la mia pelle marchiata da insulti, calci, pugni, a volte persino morte. Il Natale e la Pasqua, lontani miraggi, mentre il mondo festeggia, io lavoro, con le mani che tremano, ma non per paura.
Siamo la categoria con il più alto numero di infortuni, suicidi, burnout – ma il riconoscimento? Una chimera, un sogno sfuggente, la mia professione intellettuale, rinchiusa in un comparto di operai, la mobilità ostacolata, un contratto unico, un miraggio.
I miei dirigenti,
la classe politica che guadagna cinque volte più di me,
con meno formazione e meno scrupoli,
dicono che guadagno bene.
Ma non sanno, non vedono
il peso delle notti insonni,
delle vite salvate e perse,
del cuore che batte sempre più forte,
sempre più solo.
Eppure, nonostante l'amore per chi soffre,
siamo costretti a lasciare il Paese, con grande dolore,
perché rimanere in queste condizioni è un'offesa
alla professione stessa.
Rifiutiamo di piegarci,
perché solo chi è senza spina dorsale può sopportare tutto questo.
Per 1600 euro, siamo infermieri,
e questo è il nostro grido di addio e di dignità.
Di Vincenzo Parisi - Infermiere
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