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Pronto Soccorso: sintomo di un sistema malato

2025-10-06 16:24

Vincenzo

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Pronto Soccorso: sintomo di un sistema malato

Errato definire “improprio” un accesso...

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Negli ultimi mesi, diversi studi e report regionali e nazionali hanno evidenziato una realtà preoccupante: i Pronto Soccorso italiani continuano a essere fortemente sovraccarichi.

In Veneto, i codici bianchi rappresentano circa il 55% degli accessi totali. A Padova, la percentuale sale addirittura al 60%.
Secondo AGENAS, in molte regioni le componenti di codici bianchi e verdi (i casi di minore gravità) continuano a costituire una quota significativa degli accessi complessivi.
Nella provincia di Piacenza, uno studio della SIMG Italia ha mostrato che il 67% degli accessi ai Pronto Soccorso e ai CAU (Centri di Assistenza Urgenza) è classificato come codice bianco o verde. Numeri importanti, che però non possono essere letti in modo semplicistico. L’ampiezza del fenomeno varia infatti da regione a regione e dipende da numerosi fattori: l’efficienza della medicina territoriale, la presenza di strutture alternative come le Case della Comunità o le guardie mediche, e soprattutto le politiche locali di filtro prima dell’accesso al Pronto Soccorso.

Il nodo centrale? Un problema strutturale e organizzativo
È innegabile che il sistema dell’emergenza-urgenza in Italia soffra di un problema strutturale profondo. Negli anni, i reparti di Pronto Soccorso sono stati progressivamente ridimensionati, con organici ridotti e strutture insufficienti rispetto ai bisogni della popolazione. Il sovraffollamento, spesso attribuito agli “accessi impropri”, è in realtà il sintomo di una carenza cronica di risorse, personale e spazi.

Definire “improprio” un accesso solo perché si conclude con un codice verde o bianco è una semplificazione errata. Chi si reca in Pronto Soccorso lo fa perché avverte un malessere, un dolore o una paura, non per capriccio. Inoltre, il problema non risiede unicamente “a monte”, cioè nel filtro territoriale dei Medici di Medicina Generale (MMG), che già oggi svolgono un lavoro imponente. Esiste anche un problema “a valle”, legato ai ricoveri ospedalieri che si prolungano oltre il necessario e bloccano i flussi interni del sistema.

Il programma di attivazione dei CAU in provincia di Modena rappresenta un esempio concreto di questa complessità. Nati per alleggerire i Pronto Soccorso, i CAU modenesi hanno trattato oltre 20.000 persone, gestendo direttamente circa il 90% dei casi e trasferendo in ospedale solo l’8%. Tuttavia, i risultati complessivi non hanno portato ai miglioramenti sperati: a Carpi si è registrata una riduzione degli accessi con codici bianchi e verdi dell’8,5%, mentre al Policlinico di Modena il calo è stato appena del 4,9%, lontano dal -20% annunciato all’inaugurazione.

Lo stesso studio della SIMG rileva che l’87% dei cittadini che si reca in Pronto Soccorso o al CAU lo fa autonomamente, senza contattare il proprio medico di base; solo il 13% è inviato dal MMG. Questo dato conferma che il problema non è tanto l’assenza di filtro, quanto la percezione di insicurezza e il bisogno immediato di assistenza. Se una persona si sente male, è comprensibile che cerchi un luogo dove essere visitata subito.

Un altro nodo cruciale è rappresentato dalla carenza di personale infermieristico, che aggrava la gestione dei flussi nei Pronto Soccorso e nei reparti. Nursing Up Emilia-Romagna ribadisce la necessità urgente di aumentare il numero degli infermieri, ostetriche  e oss, non solo per garantire tempi di risposta adeguati, ma anche per migliorare la qualità dell’assistenza e ridurre il ricorso alla medicina difensiva, una pratica che, sebbene raramente discussa apertamente, costa al sistema sanitario miliardi di euro ogni anno.

Il sistema dell’emergenza italiana non è inefficiente perché i cittadini si rivolgono “impropriamente” al Pronto Soccorso, ma perché non è stato adeguatamente potenziato per rispondere ai bisogni reali della popolazione.

Se vogliamo davvero preservare un Servizio Sanitario Nazionale equo, accessibile e sostenibile, servono investimenti concreti e mirati: potenziare la medicina generale, rafforzare il personale nei Pronto Soccorso e superare la logica punitiva verso chi chiede aiuto. Solo rendendo la professione infermieristica, ostetrica e di supporto attrattiva, valorizzando economicamente e professionalmente i suoi operatori, e investendo nelle strutture sarà possibile restituire ai cittadini un servizio realmente efficiente, umano e universale.
Segreteria Nursing Up Emilia Romagna

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