C’è un dato che da solo basterebbe a far suonare tutte le sirene d’allarme: 19,2 decessi evitabili ogni 10 mila abitanti. È il prezzo che stiamo pagando – in vite umane – per un Servizio Sanitario Nazionale che cade a pezzi. Lo dice Istat, lo confermano gli operatori sanitari ogni giorno sul campo: mancano infermieri, mancano ostetriche, mancano OSS, mancano persino i letti. E mentre la Germania investe 6.424 dollari a persona, noi ci fermiamo a 3.051. La metà. In una guerra senza armi, stiamo mandando i nostri soldati – medici, infermieri e operatori – al fronte a mani nude. Posti letto ospedalieri: solo 3,1 ogni mille abitanti. La Francia ne ha 5,6, la Germania 7,8. 4,5 milioni di italiani rinunciano alle cure per motivi economici. 10.000 morti l’anno solo per resistenza antimicrobica. 35.000 decessi nell’UE per infezioni da batteri resistenti. 2 milioni di italiani lavorano oltre le 50 ore settimanali. Ultimi in Europa per equilibrio vita-lavoro (fonte: Remote, 2023). Il 92% degli infermieri intervistati da Nursing Up Emilia-Romagna si dice insoddisfatto di stipendio e condizioni di lavoro. Il 60% pensa di cambiare mestiere. È un’escalation che non si ferma. Un crollo lento, ma inarrestabile. E non possiamo dire che non lo sapevamo. The Lancet (2014): ogni paziente in più affidato a un infermiere aumenta la mortalità del 7% e il burnout del 23%. In Gran Bretagna, dimezzare i pazienti per infermiere ha ridotto la mortalità. In California, un rapporto di 1 infermiere ogni 6 pazienti salva vite, soldi e previene infezioni. In Pennsylvania, abbattere il burnout del 10% ha evitato oltre 4.000 contagi ospedalieri e risparmiato 41 milioni di dollari. Abbiamo più medici pro capite di tutti, ma ci mancano 100.000 infermieri. Ogni anno vanno in pensione 17.000 infermieri, ma ne assumiamo solo 8.000. La popolazione invecchia: 1 su 5 ha più di 65 anni. Il 36% degli infermieri è pronto ad andare all’estero, in cerca di dignità, salario e opportunità. Eppure, ancora si parla di sostituirli. Con altre figure, con personale straniero non formato. Ma tutte le evidenze lo dicono chiaramente: l’infermiere non è sostituibile. Nemmeno dal medico. Farlo aumenta la mortalità e le infezioni ospedaliere. Nursing Up Emilia Romagna ha un piano chiaro, concreto, attuabile. E lo grida a gran voce: Assumere più infermieri, portando il rapporto a 1:6 ovunque (e 1:2 o 1:1 in area critica). Ridurre il carico di lavoro per abbattere burnout e errori. Offrire benefit reali: aiuti per mutui, affitti, figli, buoni pasto, utenze Riconoscere la professione come usurante. 72 giorni di riposo all’anno, come tutela del benessere. Concedere anche agli infermieri l’indennità di esclusività, oggi riservata solo ai medici. Basta soluzioni tampone: no a scorciatoie, sì a investimenti strutturali. Infermieri, ostetriche, OSS. Sono le colonne portanti del sistema sanitario, i primi ad arrivare e gli ultimi ad arrendersi. Ma non possiamo più pretendere che reggano da soli un edificio che crolla. È tempo di investire. Non solo nel sistema, ma nelle persone. Eppure la politica guarda altrove. Guarda i numeri, ma ignora il cuore pulsante del sistema: chi ci lavora. E i lavoratori sanitari, troppo spesso, continuano a dare fiducia ai soliti sindacati generalisti, quelli che da 30 anni governano e hanno portato solo perdita di potere d’acquisto e fuga dei professionisti. Nursing Up Emilia Romagna sta facendo la sua parte. Ma il cambiamento vero parte da una scelta. La tua. Scrivici a: lapaginadinursingup@yahoo.com Il tuo futuro è nelle tue mani. Vincenzo ParisiNumeri da incubo
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E intanto in Italia... si va indietro
La proposta di Nursing Up Emilia Romagna: cambiamo rotta, ora
Gli eroi silenziosi meritano rispetto
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