







Spettabile Direttore, Oggetto: caccia ai camici “furbetti” Ho letto con sgomento articoli tra il 24 e il 26 gennaio 2024 ho letto articoli inquietanti circa i “furbetti nella sanità”, così definiti i professionisti sanitari “non idonei”. La scrivente OO.SS. Nursing Up rinnega l’eventuale accusa di sindacato compiacente verso i lavoratori furbetti, però detestiamo l’idea che per stanare i furbetti si colpisca tutti i lavoratori indiscriminatamente. Come sindacato non siamo affatto contrari allo “stanamento” dei furbetti, che non sono il frutto di un interesse dei soli sindacati, ma anche di dirigenti compiacenti. Come quando vengono scoperti i furbetti del cartellino e i dirigenti sono sempre stupiti, ma sono realmente innocenti? Come fa un dirigente a non accorgersi che un lavoratore da loro coordinato non è presente in servizio? Ora però ci capita di leggere di lamenti e piagnucolamenti circa lo stato di salute del personale, ragione per la quale non si potrebbe gestire l’assistenza. Il “minor aggravio evita i turni più duri” ed è scritto: “ne godono medici, infermieri e OSS 18%”. Godere è un termine che scredita indiscriminatamente tutti gli operatori sanitari, davanti a tutta la cittadinanza che ci accusa già di ogni colpa in ambito sanitario. …le suddette affermazioni non ci aiuteranno di fronte agli atti di violenza sempre più frequenti, “non aggredite i professionisti sanitari” quando additati come furbetti per definizione, potrebbe essere un ulteriore aggravio. Abbiamo dati a disposizione anche noi, quindi abbiamo deciso di valutare i dati, verosimilmente ceduti dai vari dirigenti delle strutture sanitarie nella Regione Lazio. Ad esempio, ho letto sul “il Tempo”, di “un report stilato dall’amministrazione regionale indica, ad esempio, che al San Camillo Forlanini ci sono 283 medici con l’inidoneità riconosciuta che li mette al riparo da sforzi fisici”, per quanto riguarda i medici non ho dati a riguardo, ma nello stesso articolo si prosegue parlando degli infermieri, “103 infermieri impossibilitati a coprire i turni di notte, 128 esentati dalla movimentazione dei carichi, e altri 101 con varie limitazioni”. Anche i nostri dati, umilmente raccolti, confermano un 18% di professionisti sanitari infermieri che potrebbero avere difficoltà nell’esercitare la professione a pieni ritmi, ma ci si chiede a fronte dei suddetti dati, qual è l’età del personale? Se il personale che ha più di 50 anni di età, con i problemi comuni a tutta la cittadinanza segnalasse i problemi di salute, siamo convinti che la percentuale degli inidonei sarebbe più alta.








Nell’articolo si descrive anche lo stato di salute del personale del Policlinico Umberto 1, uno dei più grandi ospedali d’Italia. Ci sono 260 infermieri con inidoneità per i turni di notte (non possono fare i turni di notte i professionisti sanitari che hanno il diabete, alterazioni della tiroide, malattie cardiovascolare, epilessia, genitori di figli di età inferiore ai tre anni, ecc.), 237 non potrebbero sollevare i pesi, ma ciò che ci stupisce di più sono i 380 infermieri che potrebbero sollevare pesi solo se coadiuvati. Il personale sanitario, tutto, dovrebbe essere coadiuvato sempre e comunque, non solo i 380 infermieri citati, la cui condizione di salute potrebbe essere già ai limiti e/o compromessa. Mentre negli ospedali nostrani sono rari gli ausili per assistere e gestire i carichi, così non fosse, il personale con inidoneità saranno sempre di più! Dobbiamo tutelare il personale dal momento che raro, provato, dai carichi di lavoro e dall’inadeguatezza delle attrezzature a disposizione. ….i dati sono dedotti dalle informazioni che abbiamo a disposizione. L’affermazione evidenziata mi ha lasciata basita dal momento che il Datore Lavoro ha l’obbligo giuridico di porre in atto ogni iniziativa per eliminare ogni rischio per la salute dei lavoratori, se non è possibile si dovrebbero adottare tutte le misure utili a ridurre gli sforzi e le movimentazioni manuali, attrezzandosi con ausili meccanici di sollevamento. Gli ausili meccanici, nelle strutture sanitarie della regione Lazio, spesso languono.
















Tra le lamentele trascritte negli articoli, ci sono anche quelle provenienti dalla Asl Roma 2, secondo cui sono 177 gli infermieri inabili a sforzi e notti. Non abbiamo siamo in grado di verificare l’età media del personale sanitario, ma siamo in grado di dire che 237 dipendenti hanno tra i 40 e i 30 anni di servizio, mentre 668 colleghi hanno tra 29 e i 20 anni di servizio, tutti colleghi che verosimilmente hanno un’età media importante che non può essere sottovalutata, nell’assegnazione degli incarichi, diversamente da come spesso accade. Abbiamo anche analizzato le assunzioni del personale nel tempo, con i dati che abbiamo, gli OSS, le figure di supporto, sono sempre molto poche, alcune dei quali non hanno più di 10 anni di servizio. I nostri dati ci indicano l’anzianità di servizio nella sola struttura studiata.
















Interessante, dopo le dichiarazioni lette è considerare il tutto attraverso l’età media del personale sanitario oggetto delle accuse di “furbizia”, il 59%, dai dati che abbiamo aveva più di 50 anni di età, quindi “colpevoli” delle patologie comuni a tutta la cittadinanza, ben note ad ogni struttura ospedaliera ed ai suoi dirigenti. Mi hanno stupito particolarmente anche le dichiarazioni circa il personale OSS, che benché giovane come figura avrebbe numerosi esponenti inabili, vale a dire il 35%. Uno o due potrebbero essere disonesti, ma tutti questi valori lasciano particolarmente perplessi, fino a quando non ci siamo accorti che il 61% del personale OSS ha più di 50 anni. Le assunzioni degli OSS, rappresentati con le curve, possono ricordare le curve di un cammello, abbiamo delle assunzioni di OSS di tempo fa, riferibili alla conversione di portantini formatisi come OSS e assunzioni molto recenti, dovute agli ultimi due e unici concorsi per OSS. Gli OSS e quindi gli aiuti per gli infermieri, negli ospedali, sono “esseri umani” molto rari. Le ostetriche, ironicamente, come età media sono le più giovincelle, vale a dire che il 40% ha più di 50 anni.
























Interessante, dopo le dichiarazioni lette è considerare il tutto attraverso l’età media del personale sanitario oggetto delle accuse di “furbizia”, il 59%, dai dati che abbiamo aveva più di 50 anni di età, quindi “colpevoli” delle patologie comuni a tutta la cittadinanza, ben note ad ogni struttura ospedaliera ed ai suoi dirigenti. Mi hanno stupito particolarmente anche le dichiarazioni circa il personale OSS, che benché giovane come figura avrebbe numerosi esponenti inabili, vale a dire il 35%. Uno o due potrebbero essere disonesti, ma tutti questi valori lasciano particolarmente perplessi, fino a quando non ci siamo accorti che il 61% del personale OSS ha più di 50 anni. Le assunzioni degli OSS, rappresentati con le curve, possono ricordare le curve di un cammello, abbiamo delle assunzioni di OSS di tempo fa, riferibili alla conversione di portantini formatisi come OSS e assunzioni molto recenti, dovute agli ultimi due e unici concorsi per OSS. Gli OSS e quindi gli aiuti per gli infermieri, negli ospedali, sono “esseri umani” molto rari. Le ostetriche, ironicamente, come età media sono le più giovincelle, vale a dire che il 40% ha più di 50 anni.








L’IFO, il Polo Oncologico, sulla base dei nostri dati ha il 13% del personale infermieristico con più di 30 anni di servizio e il 19% di OSS con più di 30 anni di servizio, nonostante la giovane storia degli OSS. I nostri dati ci indicano l’anzianità di servizio nella sola struttura studiata.
































Facendo seguito a quanto sopra, essendo un sindacato a tutela dei “lavoratori”, i dati di cui sopra erano una verifica e precisazione doverosa. Spesso ci sorprendiamo l’essere costretti a documentare certi dati, i Direttore generali, così come i Dirigenti in fabbrica hanno l’obbligo di tutelare la salute dei lavoratori, ma i Direttori generali delle strutture sanitarie nel Lazio non dovrebbero avere difficoltà nel sapere i dati dei problemi di salute della popolazione e compararla con i professionisti sanitari impegnati nelle strutture sanitarie. Perché un professionista sanitario dovrebbe avere problemi di salute diversi dalla popolazione? Ci piacerebbe essere esentati da comuni malattie dal momento che professionisti sanitari! Quando sento parlare di esentati dalla movimentazione dei carichi mi chiedo e chiederei quanto ha investito la struttura sanitaria nella prevenzione, l’INAIL sostiene che investire in prevenzione conviene! ROP (Return Of Prevention): per 1 euro investito = 2,2 euro (Fonte: “the return of prevention” ISSA). Ci sono studi che hanno evidenziato che solo il 9% degli operatori sanitari è esposto a rischio trascurabile di lesioni dorso-lombari, 11% corre un rischio elevatissimo e l’80% corrono un rischio elevato. Non si possono sottovalutare anche i problemi che riguardano anche l’assistenza di persone non autosufficienti a domicilio, anche come conseguenza di: “una crescente tendenza alla deospedalizzazione dei malati cronici; un aumento della vita media e delle patologie legate all’età; innovazione tecnologica che consente la continuazione delle terapie a domicilio”. I direttori lamentosi dovrebbero sapere cosa s’intende per movimentazione dei carichi, cui è soggetto il personale sanitario: “trasferimenti e spostamenti, mobilizzazioni, il sollevamento, il trasferimento laterale tra due superfici orizzontali, il riposizionamento nel letto e nella carrozzina, la deambulazione, il trasporto di pazienti o di apparecchiature, attività quotidiane (igiene, medicazione, alimentazione, ecc.)”. Il D.Lgs. 81/08 stabilisce che i datori di lavoro devono adottare le misure organizzative necessarie e i mezzi appropriati (ausili) per evitare la movimentazione manuale dei carichi. Se la movimentazione manuale non può essere evitata dovrà essere quanto più possibile sicura, ma spesso gli ausili mancano! Nei suddetti ospedali ci sono soluzioni, come: “sollevatori carrellati, sollevatori a bandiera o sistemi di binari con più combinazioni?” Così non fosse, siamo noi a dire che le nuove assunzioni serviranno a poco, senza mezzi il personale con inidoneità può solo aumentare!








Molti dirigenti si lamentano del personale con inidoneità al rischio biologico. Cosa si intende per rischio biologico? Il D. lgs. 81/2008 definisce agente biologico, in modo non esaustivo, un “qualsiasi microrganismo, anche se geneticamente modificato, coltura cellulare ed endoparassita umano, che potrebbe provocare infezioni, allergie o intossicazioni” nei lavori esposti a tale microrganismo. Le neo mamme ad esempio, potrebbero avere diritto al riconoscimento dei 7 mesi di post gravidanza, che vengono riconosciute alle maestre, ma in ambito sanitario lo stanno negando a tutte le colleghe. È sufficiente che il “di loro” dirigente sia disponibile ad affermare che ha un posto sicuro dove assegnare la neo mamma e la collega perde il diritto ad usufruire dei 7 mesi di maternità. Ho scoperto recentemente, perplessa che le maestre sarebbero più esposte al rischio biologico di un’infermiera o un OSS. Indirizzare una neo mamma, in allattamento, presso un reparto a rischio biologico è un atto discutibile, non certo degno per un professionista sanitario. Negli ospedali entrano numerosi pazienti, affetti da qualunque affezione. I cittadini diabetici ad esempio debbono fare attenzione alle infezioni, potrebbero avere difficoltà nella cura, …perché dovrebbe essere diverso se operatori e professionisti sanitari? La forma più comune di diabete è di tipo 2 ed è rappresenta nel 90% dei casi di diabete. La malattia, in genere si manifesta dopo i 30-40 anni (secondo l’Istituto Superiore di Sanità - https://www.epicentro.iss.it/diabete/). Si tenga presente che numerosi i professionisti sanitari, tra il 40 e il 50% hanno più di 50 anni. Nel World Diabetes Day 2022, promosso dalla World Diabetes Federation il 14 novembre 2022 con il tema “Access to Diabetes Care”, sono stati rappresentati dati sul diabete e ci dicono che il 5% della popolazione adulta residente in Italia riferisce una diagnosi di diabete. La prevalenza di diabetici cresce con l’età (è il 2% tra le persone con meno di 50 anni e sfiora il 9% fra quelle di 50-69 anni). Sarebbe fantastico che i professionisti sanitari fossero esentati da questa diagnosi! CLICCA QUI PER IL SITO EPICENTRO/DIABETE Quindi non è bizzarro che un professionista sanitario possa avere il diabete. I diabetici hanno diritto all’esonero dalle notti “NON PER FURBIZIA”, bensì per il possibile squilibrio metabolico indotto dall'alterazione dei ritmi circadiani. Normalmente, l'esonero dai turni notturni viene richiesto dalle persone con diabete e in qualche caso consigliato dai diabetologi. Ciò nonostante sono numerosi i professionisti sanitari che nonostante le indicazioni, a rischio di danneggiare la loro stessa salute, hanno scelto di non essere esonerati dai turni di notte o hanno cercato supporto per non essere esonerati dai turni di notte. Là dove i medici competenti fanno bene il loro lavoro, tendono ad esonerare dalle notti i dipendenti diabetici e taluni, legati al proprio lavoro, cercano supporto per impedire ad i medici tali adempimenti. Facendo seguito a quanto sopra, essendo un sindacato a tutela dei “lavoratori”, i dati di cui sopra erano una verifica e precisazione doverosa. Spesso ci sorprendiamo l’essere costretti a documentare certi dati, i Direttore generali, così come i Dirigenti in fabbrica hanno l’obbligo di tutelare la salute dei lavoratori, ma i Direttori generali delle strutture sanitarie nel Lazio non dovrebbero avere difficoltà nel sapere i dati dei problemi di salute della popolazione e compararla con i professionisti sanitari impegnati nelle strutture sanitarie. Perché un professionista sanitario dovrebbe avere problemi di salute diversi dalla popolazione? Ci piacerebbe essere esentati da comuni malattie dal momento che professionisti sanitari! Molti Direttori si lamentano dei numerosi professionisti sanitari affetti da allergia al lattice, che se fosse una “furbizia” potrebbe essere smascherata da accertamenti dermatologici ed esami del sangue, i sintomi sono piuttosto evidenti. Già nel passato ho letto direttori generali lagnarsi del personale allergico al lattice, citando numeri anziché le percentuali rispetto ai professionisti sanitari che lavorano nelle strutture. I suddetti direttori sembrano ignorare delle banali informazioni scientifiche note a chiunque le voglia sapere, anche allo scopo di agire di prevenzione. Il 2% della popolazione può manifestare allergia al lattice, ma se il cittadino, lavorativamente esercitasse in un settore che fa uso di materiale al lattice costantemente, le allergie potrebbero colpire fino al 10% dei lavoratori. Infatti, l’allergia al lattice è più diffusa nel settore sanitario, con circa il 10% degli operatori sanitari colpiti, ciò nonostante le percentuali sono molto più basse del suddetto 10%. …per non parlare del periodo della pandemia, quando i dispositivi di protezione individuale ci arrivavano contingentati, con caratteristiche variegate senza opzioni di scelta, potevano arrivare guanti in lattice, come privi di lattice, a prescindere dalle necessità di salute del personale. Altra categoria che non può fare i turni di notte è il personale sanitario con i figli minori di 3 anni, pensiamo ad una politica utile contro la denatalità, purché non siano professionisti sanitari? I figli del personale sanitario devono avere gli stessi diritti degli altri, eppure non è così. I genitori impegnati nel mondo sanitario non possono partecipare sempre, come altri genitori ad impegni durante i festivi, il pomeriggio, ecc. I professionisti sanitari sono consapevoli della eventualità di non poter seguire i figli come è consentito a tutti i cittadini comuni, ragione per la quale ci aspetteremo almeno un minimo di rispetto. Però il personale sanitario denigrato costantemente. Come in ogni contesto esistono i colleghi che usufruiscono della L. 104, come detto l’età media del personale sanitario è piuttosto alta, quindi non è improbabile che il personale sanitario abbia parenti anziani da gestire. Chi meglio di un figlio, professionista sanitario può fare da caregiver o è tenuto a farlo? L’impatto assistenziale però è importante, ogni 10 infermieri che ne usufruiscono riducono di un'unità Infermieristica la dotazione organica. Se consideriamo il turno Mattina-Pomeriggio-Notte -Smonto notte-Riposo su 30 giorni significa che i giorni lavorativi sono 18. Se 6 colleghi usufruiscono della L. 104/92 raggiungiamo 18 turni, cioè un'unità Infermieristica in meno. Potrei proseguire all’infinito, questa lettera era nata come una risposta agli articoli, ma è diventato un dossier piuttosto corposo. Alla luce di quanto sopra si immagina di alzare l’età pensionabile, al personale di cui sopra, fino a 70/72 anni, ma a quali condizioni? Concludendo, non siamo assolutamente contrari ai controlli rigorosi della salute del personale, ma che consideri l’età del personale, gli incarichi cui è stato assegnato/assegnata. Molte delle attività, ad oggi sono di tipo diurno, ma non esattamente di bassa intensità o impegno. Le cifre citate negli articoli sono eloquenti, sono se non si contestualizzano con il numero del totale dei dipendenti in pianta organica. Si chiede, inoltre di considerare tutto quanto descritto, perché essere definiti furbetti, lavativi ecc. di fronte all’utenza non ci aiuta, …anzi denigra le intere categorie, già esposte ad episodi di violenza e vessazione quotidiane. Il personale sanitario si è sentito promettere forze di polizia negli ospedali ed ha ottenuto cartelli che non legge nessuno dove s’invita il cittadino a non aggredire o picchiare l’infermiere, l’OSS ed ostetrica di turno. …ma a cosa serve se si adita i suddetti professionisti di “furbizia” non contestualizzando? Inoltre, i professionisti sanitari, soffrono di burnout, lo ha dichiarato anche Organizzazione Mondiale della Sanità, “una sindrome concettualizzata come conseguenza di stress cronico sul posto di lavoro non gestito con successo”. Il burnout è regolarmente classificato come un fenomeno professionale e riguarderebbe un sanitario su due, ma in corsia si potrebbe trasformare in 100mila errori l’anno per lo stress. Questo induce il personale anche a licenziarsi, il cui scopo è un futuro migliore altrove. I direttori generali dovrebbero utilizzare i dati circa lo stato di salute del personale sanitario per segnalare le problematiche, ma anche per prevenire; il direttore di una ASL o di un ospedale ha per vocazione la cura della cittadinanza, ma dovrebbe preoccuparsi anche della cura di chi cura. Sono a disposizione per qualsiasi delucidazione Chi può essere esonerato dal lavoro notturno: chi ha figli più piccoli di tre anni Patologie all’apparato neurologico. Diabete Alterazione della tiroide Disturbi psichiatrici Epilessia Malattie gastrointestinali Malattie cardiovascolari Roma, 02.02.2024, SI RINGRAZIANO: La Dott.ssa Laura Rita Santoro Il Dott. Emanuele Esposito Il Dott. Marcello Casale









