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Nuove Magistrali Infermieristiche: pronti alla partenza

2026-07-07 09:29

Vincenzo

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Nuove Magistrali Infermieristiche: pronti alla partenza

Lauree magistrali specialistiche infermieristiche: un passo avanti, ma ora servono riconoscimento, carriera e retribuzione Prende forma il nuovo asset

Lauree magistrali specialistiche infermieristiche: un passo avanti, ma ora servono riconoscimento, carriera e retribuzione

 

Prende forma il nuovo assetto della formazione infermieristica italiana. Mentre il Ministero dell’Università e della Ricerca ha pubblicato le date dei test di accesso alla laurea triennale abilitante in Infermieristica, fissati per il 16 e 17 settembre, dall’anno accademico 2026/2027 gli infermieri laureati potranno scegliere anche i nuovi percorsi di laurea magistrale specialistica.

Le prove per l’accesso alle lauree magistrali specialistiche sono previste per il 5 e 7 ottobre.

 

Il cambiamento nasce dalla pubblicazione dei due provvedimenti ministeriali che ridisegnano la formazione infermieristica:

Decreto Ministeriale n. 159 del 6 febbraio 2026, relativo alla revisione della classe di laurea magistrale infermieristica e all’istituzione dei profili infermieristici specialistici;

Decreto Ministeriale n. 177 del 25 febbraio 2026, relativo alla revisione della classe di laurea infermieristica.

Con il nuovo impianto formativo vengono introdotti tre profili specialistici:

Cure primarie e Infermieristica di famiglia e comunità;

Cure neonatali e pediatriche;

Cure intensive e dell’emergenza.

 

Secondo quanto comunicato dalla FNOPI, sono già 14 gli atenei pronti ad avviare le nuove lauree magistrali a indirizzo specialistico per l’anno accademico 2026/2027. I corsi previsti saranno così distribuiti: 12 in Cure primarie e Infermieristica di comunità, 9 in Cure intensive e dell’emergenza e 5 in Cure neonatali e pediatriche.

 

Si tratta di un passaggio importante, atteso da anni, che riconosce finalmente la crescente complessità dell’assistenza infermieristica. La sanità è cambiata, i bisogni dei cittadini sono cambiati, l’invecchiamento della popolazione, la cronicità, l’assistenza territoriale, l’area critica e l’ambito pediatrico richiedono competenze sempre più avanzate, definite e riconoscibili.

 

La professione infermieristica non può più essere considerata un blocco unico, indistinto, dove tutti fanno tutto e dove la crescita professionale resta affidata alla buona volontà del singolo. La specializzazione è una strada necessaria.

 

Ma proprio per questo, Nursing Up Emilia-Romagna ritiene indispensabile dirlo con chiarezza: la formazione avanza, ma la retribuzione e l’inquadramento contrattuale non possono restare fermi.

 

Non è accettabile costruire percorsi universitari sempre più complessi, chiedere agli infermieri ulteriori anni di studio, nuove competenze, maggiori responsabilità cliniche, organizzative e assistenziali, senza prevedere un riconoscimento economico e professionale coerente.

Il rischio, altrimenti, è quello di produrre l’ennesima riforma incompleta: bella sulla carta, importante nei contenuti, ma incapace di cambiare davvero la vita lavorativa degli infermieri.

 

La specializzazione deve aprire percorsi di carriera reali. Deve avere una collocazione contrattuale chiara. Deve essere collegata a funzioni definite. Deve produrre riconoscimento economico. Altrimenti diventa solo un altro titolo da aggiungere al curriculum, mentre nei reparti, nei servizi territoriali, nelle terapie intensive, nei pronto soccorso e nei servizi pediatrici continueranno a pesare gli stessi problemi di sempre: carichi di lavoro elevati, carenza di personale, responsabilità crescenti e stipendi non adeguati.

 

C’è poi un nodo che Nursing Up Emilia-Romagna considera centrale: quello del coordinamento.

 

Nel nuovo assetto formativo, i laureati magistrali potranno assumere ruoli di direzione e coordinamento dei servizi sanitari e socioassistenziali, oltre che funzioni formative, professionalizzanti e di tutorato.

 

A questo punto una domanda diventa inevitabile: che ne sarà degli infermieri che, in base alla legge 43/2006, hanno costruito il proprio percorso verso il coordinamento attraverso il Master specifico?

 

E che ne sarà degli infermieri abilitati alle funzioni direttive del precedente ordinamento?

Non è una questione corporativa. Non è una contrapposizione tra vecchi e nuovi percorsi. Non è una guerra tra colleghi.

È una questione di equità professionale, di coerenza normativa e di rispetto dei titoli già conseguiti.

La valorizzazione dell’infermieristica non può trasformarsi in un terreno di scontro interno. Non possiamo permettere che l’introduzione delle nuove lauree magistrali specialistiche generi confusione, sovrapposizioni disordinate o professionisti di serie A e professionisti di serie B.

 

La tutela deve riguardare tutti:

gli infermieri che conseguiranno le nuove lauree magistrali specialistiche;

gli infermieri che oggi operano con la laurea triennale;

i professionisti che hanno investito in master, percorsi post-base e formazione avanzata;

gli abilitati alle funzioni direttive del precedente ordinamento;

i colleghi che già oggi ricoprono responsabilità organizzative, cliniche, formative e assistenziali.

 

Il problema non è fermare il cambiamento. Il problema è governarlo.

 

Oggi il rischio concreto è quello di un sistema disallineato: da una parte l’università che corre, dall’altra la contrattazione che resta indietro. Da una parte si parla di competenze avanzate, dall’altra non si chiarisce quale sarà la reale destinazione contrattuale di questi professionisti. Da una parte si chiede agli infermieri di specializzarsi, dall’altra non si garantisce un percorso certo di carriera e retribuzione.

 

Molti colleghi si pongono una domanda legittima: i coordinatori con Master resteranno nell’Area dell’Elevata Qualificazione, mentre i nuovi magistrali specialistici avranno accesso a percorsi più alti o alla dirigenza?

 

È un tema delicato, che deve essere affrontato prima che diventi l’ennesimo pasticcio italiano.

Per Nursing Up Emilia-Romagna, la strada deve essere chiara: ogni titolo deve avere un valore, ogni percorso deve essere tutelato, ogni funzione deve essere definita, ogni responsabilità deve essere retribuita.

 

La professione infermieristica merita un’evoluzione vera, non una riforma a metà.

Per questo continueremo a vigilare e a chiedere:

chiarezza normativa;

coerenza contrattuale;

tutela dei percorsi già esistenti;

riconoscimento economico delle competenze avanzate;

percorsi di carriera reali e non simbolici;

nessuna contrapposizione tra colleghi.

 

Le nuove lauree magistrali specialistiche rappresentano un passaggio storico per l’infermieristica italiana. Ma un sistema serio non può chiedere agli infermieri di studiare di più, sapere di più, assumersi più responsabilità e poi continuare a pagarli come se nulla fosse cambiato.

 

La formazione è importante. La specializzazione è necessaria. Il riconoscimento professionale è doveroso.

Ma senza una ve**-I nuovi laureati magistrali "abbiano una destinazione contrattuale certa e dignitosa" ;**

-Tale inquadramento sia coerente con quello degli altri professionisti sanitari con Laurea Magistrale (psicologi, medici ecc);

**-Venga garantita la piena tutela di tutti i professionisti coinvolti, senza creare sperequazioni o limitazioni ingiustificate verso chi gia ha seguito percorsi di master di primo livello.**a valorizzazione economica e contrattuale, anche la migliore riforma rischia di restare incompleta.

 

Nursing Up Emilia-Romagna continuerà a sostenere ogni percorso che rafforzi la professione infermieristica, ma continuerà anche a pretendere che alla crescita delle competenze corrisponda una crescita reale di ruolo, dignità e retribuzione.

Perché l’infermieristica italiana non ha bisogno solo di nuovi titoli.

Ha bisogno di rispetto, ordine, carriera e giustizia professionale.

 

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