





Troppo spesso, nelle dichiarazioni istituzionali e persino nelle risposte del Ministro della Salute in Senato, si parla esclusivamente di medici e mezzi, dimenticando che il vero motore del sistema sanitario sono proprio gli infermieri, gli OSS e le ostetriche. È nelle corsie, nei reparti, nelle terapie intensive e nelle case di riposo che si combatte ogni giorno un’emergenza silenziosa, fatta di turni massacranti, ferie arretrate non concesse e pazienti che rischiano di non ricevere l’assistenza necessaria. I numeri dell’emergenza-urgenza in Emilia Romagna Dati che mostrano una carenza evidente di mezzi e personale. Ma ancora una volta, si omette di parlare degli infermieri che garantiscono il funzionamento delle ambulanze e la tenuta dei reparti. Le infezioni ospedaliere: il lato dimenticato della crisi Eppure, di questa emergenza nessuno parla. Eppure, anche nei reparti si muore per mancanza di infermieri. La fuga degli infermieri: il caso Modena e Reggio Emilia Non è un fenomeno isolato: Bologna, Parma, Imola, Piacenza e tante altre realtà della Regione stanno vivendo lo stesso esodo inesorabile e silenzioso. Una fuga che il Nursing Up denuncia da anni. Un problema nazionale, con radici economiche Gli stipendi dei lavoratori sono fermi dal 1996. Per rendere attrattiva la professione e fermare l’esodo verso l’estero, è necessario un aumento significativo: almeno 500-1000 euro in più in busta paga, oltre a benefit concreti. La richiesta di Nursing Up Emilia Romagna Omettere questa verità significa condannare la sanità emiliano-romagnola al collasso. La Segreteria Nursing Up Emilia Romagna
Negli ultimi mesi il dibattito sulla sanità emiliano-romagnola si è concentrato soprattutto sull’emergenza-urgenza, sui tempi di intervento del 118 e sulle difficoltà organizzative dei pronto soccorso di Modena e Piacenza. Un tema cruciale, certamente, ma che rischia di oscurare un altro problema altrettanto grave: la carenza strutturale di infermieri, ostetriche e OSS in tutta la Regione.
Le criticità non mancano neppure sul fronte del soccorso. I dati parlano chiaro:
Il CADIS ha stimato che il 50% delle infezioni ospedaliere sia evitabile. Significa meno morti, meno spesa sanitaria, meno antibiotico-resistenza. Una parte consistente di questo problema deriva proprio dalla carenza di personale infermieristico: troppe poche mani per troppi pazienti significa meno igiene, meno controlli, meno prevenzione.
La situazione è drammatica. Tra l’Azienda Usl di Reggio Emilia, l’Azienda Usl di Modena e l’Azienda ospedaliero-universitaria modenese mancano 1.260 infermieri. A fine 2024, gli infermieri dell’Ausl di Modena avevano accumulato quasi 60 giorni di ferie arretrate, che le aziende cercheranno di non pagare in caso di dimissioni: un vero e proprio furto.
In Italia mancano oltre 100.000 infermieri, 8.000 ostetriche e migliaia di OSS. L’Emilia Romagna non fa eccezione. Non si tratta solo di numeri: significa letti chiusi, reparti sotto organico, cittadini che ricevono cure frammentarie e ritardate.
Investire in infermieri, ostetriche e OSS non è una spesa: è un risparmio. Significa meno infezioni ospedaliere, meno morti evitabili, meno costi per antibiotici e trattamenti, meno sprechi. È un investimento che migliora la qualità della vita dei cittadini, riduce i costi sanitari e ha persino un impatto positivo sull’ambiente, grazie al minor consumo di farmaci e dispositivi.
Chiediamo alla Regione di non limitarsi a monitoraggi e dichiarazioni di principio, ma di agire subito: servono assunzioni, stipendi adeguati, tutele reali.
La sanità non è fatta solo di medici e di emergenze: è fatta di infermieri, ostetriche e OSS che ogni giorno reggono l’intero sistema, spesso dimenticati nei tavoli politici e istituzionali.































