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Modena e Piacenza, senza personale non c’è sanità

2025-10-03 07:10

Vincenzo

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Modena e Piacenza, senza personale non c’è sanità

Le infezioni ospedaliere: il lato dimenticato...

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Negli ultimi mesi il dibattito sulla sanità emiliano-romagnola si è concentrato soprattutto sull’emergenza-urgenza, sui tempi di intervento del 118 e sulle difficoltà organizzative dei pronto soccorso di Modena e Piacenza. Un tema cruciale, certamente, ma che rischia di oscurare un altro problema altrettanto grave: la carenza strutturale di infermieri, ostetriche e OSS in tutta la Regione.

Troppo spesso, nelle dichiarazioni istituzionali e persino nelle risposte del Ministro della Salute in Senato, si parla esclusivamente di medici e mezzi, dimenticando che il vero motore del sistema sanitario sono proprio gli infermieri, gli OSS e le ostetriche. È nelle corsie, nei reparti, nelle terapie intensive e nelle case di riposo che si combatte ogni giorno un’emergenza silenziosa, fatta di turni massacranti, ferie arretrate non concesse e pazienti che rischiano di non ricevere l’assistenza necessaria.

I numeri dell’emergenza-urgenza in Emilia Romagna
Le criticità non mancano neppure sul fronte del soccorso. I dati parlano chiaro:

  • tempi medi di soccorso in montagna: 24 minuti (contro i 20 previsti a livello ministeriale), con punte oltre i 30 in Alta Val Trebbia e Alta Val Nure;
  • appena 0,55 ambulanze ogni 10.000 abitanti, contro lo 0,79 di Parma e lo 0,82 di Bologna;
  • solo 5,1 medici dell’emergenza ogni 100.000 abitanti, contro i 7,8 di Bologna;
  • pronto soccorso di Piacenza sovraffollato, con oltre il 25% degli accessi che comportano attese superiori alle 6 ore.

Dati che mostrano una carenza evidente di mezzi e personale. Ma ancora una volta, si omette di parlare degli infermieri che garantiscono il funzionamento delle ambulanze e la tenuta dei reparti.

Le infezioni ospedaliere: il lato dimenticato della crisi
Il CADIS ha stimato che il 50% delle infezioni ospedaliere sia evitabile. Significa meno morti, meno spesa sanitaria, meno antibiotico-resistenza. Una parte consistente di questo problema deriva proprio dalla carenza di personale infermieristico: troppe poche mani per troppi pazienti significa meno igiene, meno controlli, meno prevenzione.

Eppure, di questa emergenza nessuno parla. Eppure, anche nei reparti si muore per mancanza di infermieri.

La fuga degli infermieri: il caso Modena e Reggio Emilia
La situazione è drammatica. Tra l’Azienda Usl di Reggio Emilia, l’Azienda Usl di Modena e l’Azienda ospedaliero-universitaria modenese mancano 1.260 infermieri. A fine 2024, gli infermieri dell’Ausl di Modena avevano accumulato quasi 60 giorni di ferie arretrate, che le aziende cercheranno di non pagare in caso di dimissioni: un vero e proprio furto.

Non è un fenomeno isolato: Bologna, Parma, Imola, Piacenza e tante altre realtà della Regione stanno vivendo lo stesso esodo inesorabile e silenzioso. Una fuga che il Nursing Up denuncia da anni.

Un problema nazionale, con radici economiche
In Italia mancano oltre 100.000 infermieri, 8.000 ostetriche e migliaia di OSS. L’Emilia Romagna non fa eccezione. Non si tratta solo di numeri: significa letti chiusi, reparti sotto organico, cittadini che ricevono cure frammentarie e ritardate.

Gli stipendi dei lavoratori sono fermi dal 1996. Per rendere attrattiva la professione e fermare l’esodo verso l’estero, è necessario un aumento significativo: almeno 500-1000 euro in più in busta paga, oltre a benefit concreti.
Investire in infermieri, ostetriche e OSS non è una spesa: è un risparmio. Significa meno infezioni ospedaliere, meno morti evitabili, meno costi per antibiotici e trattamenti, meno sprechi. È un investimento che migliora la qualità della vita dei cittadini, riduce i costi sanitari e ha persino un impatto positivo sull’ambiente, grazie al minor consumo di farmaci e dispositivi.

La richiesta di Nursing Up Emilia Romagna
Chiediamo alla Regione di non limitarsi a monitoraggi e dichiarazioni di principio, ma di agire subito: servono assunzioni, stipendi adeguati, tutele reali.
La sanità non è fatta solo di medici e di emergenze: è fatta di infermieri, ostetriche e OSS che ogni giorno reggono l’intero sistema, spesso dimenticati nei tavoli politici e istituzionali.

Omettere questa verità significa condannare la sanità emiliano-romagnola al collasso.

La Segreteria Nursing Up Emilia Romagna

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