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Emilia-Romagna, 900.000 rinunce alle cure

2026-02-08 07:33

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Emilia-Romagna, 900.000 rinunce alle cure

90.000 persone hanno dovuto ricorrere a prestiti...

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Nursing Up denuncia una verità che oggi trova l’ennesima conferma nei numeri: la sanità pubblica non è più universalmente accessibile. In Emilia-Romagna, regione spesso citata come modello di eccellenza, quasi 900.000 cittadini hanno rinunciato alle cure nel 2025. Un dato drammatico che non può più essere derubricato a episodio contingente, ma che fotografa un sistema strutturalmente in crisi.

L’indagine commissionata da Facile.it a mUp Research certifica ciò che lavoratori e professionisti sanitari vivono ogni giorno: liste d’attesa interminabili, prestazioni non prenotabili, servizi rallentati o chiusi, e cittadini costretti a rivolgersi al privato o, peggio, a rinunciare a curarsi. Liste d’attesa chiuse e sanità privata come unica alternativa

Secondo lo studio, oltre un paziente su due si è scontrato almeno una volta con il fenomeno delle liste d’attesa chiuse, ovvero l’impossibilità stessa di prenotare una prestazione per assenza di disponibilità. Non ritardi, ma un vero e proprio muro.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: nel 2025 il 70% dei pazienti emiliano-romagnoli ha fatto ricorso almeno una volta alla sanità privata, sostenendo una spesa media di 450 euro per singola prestazione. Altro che sanità gratuita.

Aumenta l'inaccettabile fenomeno del "curarsi a debito": non possiamo permetterlo.

Ancora più grave è il dato sociale: quasi 90.000 persone hanno dovuto ricorrere a prestiti, da finanziarie, amici o parenti – pur di non rinunciare alle cure.
I dati dell’osservatorio Facile.it – Prestiti.it parlano chiaro: le spese sanitarie rappresentano quasi il 4% di tutti i prestiti personali richiesti in Emilia-Romagna, con un importo medio di 5.700 euro, restituiti in oltre quattro anni.

Colpisce il profilo dei richiedenti:

  • età media 46 anni,

  • 28% nella fascia 55-64 anni,

  • 47% donne, un dato nettamente superiore alla media regionale.

Questa non è una scelta, è una costrizione. È la trasformazione silenziosa del diritto alla salute in bene di consumo, accessibile solo a chi può pagare o indebitarsi.

La vera causa? La scarsa attrattività della professione infermieristica.

A monte di tutto questo c’è una causa che la politica continua ostinatamente a ignorare: la carenza cronica di infermieri, figlia diretta della scarsa attrattività (economica, sociale e professionale) della professione.

Turni massacranti, responsabilità crescenti, aggressioni, blocco delle carriere e stipendi tra i più bassi d’Europa stanno svuotando ospedali e territori. I servizi rallentano o chiudono non perché “mancano i fondi”, ma perché mancano i professionisti disposti a lavorare a queste condizioni.

Quando non ci sono infermieri:

  • i posti letto restano inutilizzati,

  • le sale operatorie rallentano,

  • le liste d’attesa esplodono,

  • il pubblico arretra e il privato avanza.

È una catena causale evidente, ma sistematicamente rimossa dal dibattito pubblico.

La grande menzogna della “sanità gratis”, ci raccontano che “la sanità è gratuita” e che per questo gli stipendi devono restare bassi. Nulla di più falso.

I numeri europei parlano chiaro:

  • Germania: oltre 500 miliardi di spesa sanitaria in tre anni,

  • Francia: oltre 300 miliardi,

  • Italia: ferma a meno di 160 miliardi l’anno, nel silenzio dei media.

E questo nonostante Germania e Francia abbiano:

  • pressione fiscale più bassa,

  • inflazione più contenuta,

  • stipendi sanitari nettamente superiori.

Il problema non è la gratuità del sistema, ma la scelta politica di sottofinanziarlo, comprimendo il costo del lavoro sanitario, a partire dagli infermieri.

Se vogliamo salvare il Servizio Sanitario Nazionale, non bastano slogan, belle parole, promesse o piani spot. Servono scelte radicali e coraggiose:

  • stipendi degli infermieri portati almeno alla media OCSE,

  • valorizzazione professionale reale,

  • superamento della frammentazione regionale,

  • ritorno a una forte centralizzazione del sistema sanitario, come quando l’Italia era considerata la seconda sanità al mondo.

Il sistema Italia, così com’è, è un fallimento annunciato. Continuare a ignorarlo significa accettare che curarsi diventi un privilegio e non più un diritto.

Nursing Up continuerà a dirlo, con chiarezza: senza infermieri non esiste sanità pubblica. E senza investimenti veri sul lavoro infermieristico, l’unica sanità che crescerà sarà quella a pagamento.

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