





Negli ultimi anni si parla molto di “valorizzare gli infermieri”, ma nella realtà quotidiana accade l’esatto contrario. In Emilia-Romagna, come nel resto d’Italia, assistiamo a una deriva burocratica che finisce per colpire proprio quei professionisti su cui poggia l’intero sistema sanitario. Negli ultimi mesi diversi operatori sanitari – per ora soprattutto medici – hanno ricevuto comunicazioni dalle loro compagnie assicurative: polizze disdette perché non in regola con i crediti ECM del triennio. È un problema che ormai riguarda tutte le professioni sanitarie. Il triennio 2023–2025 si concluderà il 31 dicembre 2025. Dal 2026, secondo quanto previsto dalla Legge Gelli, la copertura assicurativa per la responsabilità professionale sarà valida solo se si avrà conseguito almeno il 70% dei crediti ECM richiesti. Questo scenario apre rischi molto concreti: perdita della copertura assicurativa in caso di contenzioso; ripercussioni su concorsi, incarichi e progressioni; possibili contestazioni di “colpa grave” da parte delle strutture. Un carico ulteriore che grava su lavoratori già provati da turni infiniti, ferie negate, richiami continui e pochissimo tempo per formarsi davvero. Il paradosso è evidente: mentre si impone una rigidità amministrativa senza precedenti, si annunciano massicci reclutamenti dall’estero, spesso da Paesi con percorsi formativi difficilmente equiparabili ai nostri. Sappiamo bene come funziona in Italia… È assurdo pretendere perfezione burocratica da quei professionisti che ogni giorno tengono in piedi un sistema sanitario cronico e sotto organico, mentre si è disposti ad accogliere personale dall’estero senza le stesse garanzie formative. Perché non cercare nei Paesi con standard realmente comparabili al nostro, come Canada o Australia? Come si può chiedere agli infermieri di investire tempo e denaro nella formazione ECM quando non si garantiscono condizioni di lavoro adeguate? È un sistema che pretende enormi responsabilità, ma offre pochissimo supporto. Serve coerenza, non nuove penalizzazioni. Non si può garantire la sicurezza dei cittadini se prima non si tutelano realmente i professionisti che li assistono. La formazione ECM è essenziale, ma usarla come strumento punitivo significa aggravare ulteriormente una crisi che potrebbe esplodere nel 2026. L’Italia deve decidere se vuole davvero difendere la qualità delle cure o continuare a scaricare tutto sulle spalle di chi ogni giorno assicura il funzionamento del sistema sanitario. Per aiutare i colleghi a mettersi in regola, sono disponibili 14 corsi gratuiti da 50 crediti ECM rivolti agli associati e ai nuovi iscritti Nursing Up Emilia Romagna Vincenzo Parisi
Come si può minacciare la loro assicurazione professionale mentre si cercano scorciatoie per colmare la carenza di personale?
Un sistema che vuole infermieri “ultra formati”, ma non concede loro il tempo per formarsi.
Un sistema che rischia di perdere i suoi professionisti migliori non per motivi clinici, ma per burocrazia.
Per informazioni: 3401210916 (WhatsApp o Telegram) oppure scrivere a lapaginadinursingup.it.
Dirigente Sindacale Nursing Up
































