



25 novembre. Ancora una volta, come da decenni a questa parte, si parlerà di violenza sulle donne. Nel 2025, l'ISTAT ha riportato dati allarmanti sulla violenza contro le donne, evidenziando che il 31,5% delle donne tra i 16 e i 70 anni ha subito violenza fisica o sessuale nella propria vita. Parliamo di oltre 6 milioni e 800.000 donne. Laica Montanari, presidente del coordinamento dei centri antiviolenza dell’Emilia-Romagna, ha contato, dal 1 gennaio al 31 ottobre 2025: 4.958 donne accolte nei centri lungo la via Emilia, 223 in più rispetto allo stesso periodo del 2024 e addirittura 613 in più rispetto al 2023. Prova che le campagne annuali di sensibilizzazione non funzionano. La Regione Emilia-Romagna annuncia investimenti: 3,3 milioni per i 23 centri antiviolenza e le 56 case rifugio. 396 mila euro ai Comuni per nuovi centri, sportelli e ampliamento degli orari. 321 mila euro per progetti di prevenzione rivolti ai giovani. 750 mila euro per sostenere l’autonomia abitativa e lavorativa delle donne che escono dai percorsi di violenza. Campagne multilingue — italiano, inglese, arabo, francese, spagnolo — diffuse in tutta la regione. Segue un decalogo che dovrebbe essere scontato, ovvio, quasi superfluo. Non mi controlli. Non mi ricatti. Non mi perseguiti. Non mi tocchi se non voglio. Non mi uccidi. Tra le iniziative più simboliche: le “Scarpette rosse in ceramica”, fragili e potenti allo stesso tempo, disseminate nelle città come monito e memoria. Nelle corsie degli ospedali, nelle ambulanze, nei pronto soccorso, le infermiere, ostetriche e oss continuano a subire aggressioni: verbali, fisiche, psicologiche. Una violenza che ha un doppio volto: quello di genere e quello contro chi cura. La violenza non si combatte con una campagna annuale. Si combatte con protezione reale, con leggi che funzionano, con risorse che non siano briciole. La violenza sulle infermiere non è solo un problema locale: è sistemico e legato anche alla disuguaglianza di genere. Secondo Nursing Up nazionale, ci sono circa 130.000 aggressioni all’anno contro gli infermieri in Italia, e di queste il 75% colpisce donne: ovvero, sono infermiere. In Emilia-Romagna, i dati 2024 parlano chiaro: 2.682 episodi di aggressione contro operatori sanitari, ovvero più di sette al giorno. Secondo la FNOPI (Federazione Nazionale Ordini delle Professioni Infermieristiche), il 40,2% delle infermiere dichiara di aver subito aggressioni verbali o fisiche nel 2023. FNOPI Altri dati confermano che una larga parte delle aggressioni non viene denunciata: per molti infermieri denunciare non è scontato. Inoltre, secondo AMSI/UMEM, il 72% delle aggressioni va alle infermiere, mentre il 18% riguarda le dottoresse. I soldi investiti sono pochi, troppo pochi. Spesso, decine di denunce non portano protezione. E allora diciamolo chiaro: Non servono palliativi. Non servono cerimonie. Non serve “far vedere” che ci siamo. Serve volontà politica vera. Serve investire davvero, non simbolicamente. Serve giustizia Serve una rivoluzione culturale radicale che inizi nelle scuole, continui nelle case, attraversi gli ospedali, invada le piazze e il web. Serve una classe politica onesta, preparata, capace, che in Italia manca da decenni. Non servono frasi da cerimonia. E il Nursing Up Emilia-Romagna ci sarà: Con le parole chiare di chi non fa finta di non vedere.
E ancora una volta si sfilerà tra iniziative, campagne, conferenze.
Ma il Nursing Up Emilia-Romagna dice chiaramente che a questa sceneggiatura non vuole più partecipare, non finché non si inizieranno a vedere fatti, non parole, non simboli che commuovono per un giorno e vengono dimenticati per gli altri 364.
Il messaggio di quest’anno è uno soltanto: “Non sono tua.”
E invece no, perché la realtà ci dimostra che ancora serve ricordarlo:
A Faenza, fino al 30 novembre, si sostiene SOS Donna acquistando le scarpette create dalle botteghe artigiane locali.
Cultura, arte e comunità diventano voce, denuncia, resistenza.Violenza anche contro chi cura
LA VOCE DI CHI VEDE LA VIOLENZA OGNI GIORNO
MA NON BASTA. E NURSING UP EMILIA-ROMAGNA LO DICE SENZA FILTRI:
Siamo ancora lontani dagli standard degli altri Paesi europei.
E le leggi? Inefficienti.
A volte peggiorano la situazione.
Non danno sicurezza, non impediscono l’escalation della violenza.
Serve cambiare.
Serve adesso.
contro la violenza,
contro l’ipocrisia,
contro l’indifferenza.
Con la forza di chi non smette di proteggere, anche quando non viene protetto.Il Nursing Up ricorda il numero che in caso di pericolo è possibile chiamare il 112.
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E ricorda di chiedere aiuto al numero 1522, numero antiviolenza 24 ore su 24, multilingue.














