Prevenzione salute donna, tra chiacchiere e promesse

Prevenzione salute donna, tra chiacchiere e promesse

-1_orig 25jpeg

Spett.le Direttore

Ai Politici tutti


Oggetto: Accordo ISS percorsi preventivi e assistenziali offerti alla donna per promuovere i primi 1.000 giorni di vita determina G09846 - La nostra visione della salute donna, tra prevenzione, chiacchiere e promesse

La presente al fine di porgere un plauso alla regione Lazio, nella speranza che non si tratti di un evento sporadico e momentaneo.

La scrivente O.S. ha scritto più volte in proposito, anche a seguito dei numerosi input e spunti scaturiti dalle colleghe ostetriche e dalle infermiere.

La regione Lazio e il territorio dove languono i più basilari supporti territoriali.

Leggo grandi proclami circa il “numero spropositato” di operatori sanitari obiettori di coscienza, quindi contrari all’aborto, …che poi potrebbero aver partecipato ad aborti nel privato. 

Ciò succede in tutta Italia, ma nessuno si chiede il perché??? Forse è più semplice demonizzare un operatore sanitario?

Ero in Veneto, più di vent’anni fa, in qualità d’infermiera, …mi venne svelato il “mistero” delle scelte verso l’obiezione di coscienza, quindi tutt’altro che un’informazione confidenziale o poco nota, ci sono ragioni più semplici del previsto! Forse un problema equiparabile all’uovo di colombo?! “Una soluzione insospettatamente semplice a un problema apparentemente impossibile?”

..e ve lo spiego sotto!

La L. 194, non nasce come legge per l’aborto, ma è molto più articolata, soprattutto strutturata affinché si lavori: “pro salute della donna, prevenzione e verso la procreazione consapevole ecc”.

I consultori sono stati ridotti, negli anni, in modo costante e continuativo. L’ultimo documento, edito dalla regione Lazio, descriveva 135 consultori nel Lazio, che “dovrebbero” avere un numero minimo di personale, prestabilito.

Studiando con le Ostetriche, abbiamo verificato che molte strutture consultoriali, non hanno ostetriche o c’è un’ostetrica su due strutture consultoriali.

E’ comodo arricciare il naso, quando si sente di una donna che opta per un aborto? …ma siamo sicuri di aver fatto il possibile per aiutarla, informarla, supportarla?

Molte donne, tra l’altro, ricorrono all’aborto, all’ultimo minuto, dal momento che non hanno trovato supporto e/o informazioni adeguate. Considerate le tempistiche tassative, il personale dedicato agli 

aborti, finisce con il fare turni impossibili e reperibilità senza fine ecc. Tra l’altro, sempre per le stesse problematiche, una volta entrate nel “contesto aborti”, essendo il personale, in numero esiguo e/o ai minimi termini, si finisce per fare solo e soltanto quello. Mentre il personale sanitario, dal momento che non sono macchine, anelano a variegare il loro lavoro.

Nel Lazio è ancora più complicato, dal momento che il 50% dell’assistenza sanitaria è affidata a strutture di matrice religiosa, ….quindi non faranno mai aborti!

Nel rapporto nascite, della regione Lazio, nel 2019/2020, sono nati, all’anno, rispettivamente agli anni citati, 38.889 e 37.773 bambini, le strutture private convenzionate, a spese della Regione Lazio, hanno fatto la parte del leone, per quanto riguarda il numero dei parti, sono sotto schematizzati:




n. parti divisi per anno e struttura


Strutture pubbliche

2019

2020

1

Policlinico Umberto 1°

1145

955

2

Ospedale San Camillo

2019

1913

3

Ospedale San Giovanni Addolorata

1208

1153

4

Spaziani (Frosinone)

1052

965

5

G.B. Grassi

1093

867

6

Belcolle (Viterbo)

1039

1014

7

Ospedale Sant Eugenio

1039

1070

8

San Filippo Neri

1078

940

9

P.O. Latina Nord

1293

1291



10966

10168


Strutture private a vario titolo



1

Policlinico Casilino

3918

4355

2

Città di Roma

1296

1147

3

Santa Famiglia

1748

1676

4

San Pietro – FBF

2519

3667

5

Cristo Re

1777

1569

6

Pol. A. Gemelli

4022

3811

7

Fabia Mater

1142

976

8

Calibita FBF

3208

3221



19630

20422


2019

2020

Strutture pubbliche

10966

10168

Strutture private a vario titolo

19630

20422


Ci dovremmo chiedere, come mai, nel privato, lavorano con questi numeri di nascite? 

Intanto i ginecologi vanno nel privato più volentieri, lavorano su ciò per cui hanno studiato, …e all’occorrenza possono andare a lavorare altrove per quel che riguarda gli aborti?

Sono state stilate regole rigide, gli accreditamenti delle strutture pubbliche e private, avrebbero dovuto seguire le stesse regole. …poi per il pubblico venne fatto un abbuono, dal momento che il numero dei dipendenti non era adeguato ecc. Apparentemente era un “favorire” il pubblico, a dispetto del privato?! Nei fatti è tutto il contrario! …si è visto durante la pandemia, soprattutto al principio, dal momento che il pubblico ha dovuto sopperire alle necessità sanitarie che “colpivano la popolazione”, con uomini, donne e mezzi ridotti al minimo.

Altra analisi potrebbe, accennata, che si è evidenziata con le ostetriche, è la grave sofferenza delle strutture consultoriali e le sue conseguenze.

Se le strutture consultoriali, avessero due ostetriche a struttura, …e non è così, purtroppo, tenendo conto che le ostetriche possono fare pap test; durante la pandemia, avremmo potuto assistere al decongestionamento degli ospedali, o parte di essi, pur facendo visite, prevenzione e molto altro.

Ho calcolato che le strutture consultoriali, nella regione Lazio, da dichiarazioni della stessa Regione Lazio, sono state ridotte a 135! Se le ostetriche avessero lavorato per 36 ore settimanali, considerando una sola ostetrica, al fine di non sottovalutare altri impegni, attività, ferie, malattie o altro, ogni ostetrica avrebbe potuto fare un pap test ogni ½ ora. Se per problemi gestionali, organizzativi, per proteggersi e altro, l’ostetrica avesse lavorato sei ore, al giorno, avrebbe potuto fare 12 pap test al giorno. 

Vale a dire, ogni struttura consultoriale avrebbe potuto fare 20.736 pap test all’anno, che moltiplicato per 48 settimane, l’anno, i numeri che emergono sono impressionanti. Se il risultato ottenuto, fosse moltiplicato per le 135 strutture consultoriali, la Regione Lazio avrebbe potuto fregiarsi, per essere la prima regione per prevenzione tumori della cervice, con 2.799.360 pap test l’anno. Secondo Eurostat, i cittadini presenti nella Regione Lazio sarebbero stati 5,879 milioni, sia uomini che donne.

Prevenzione tumori della cervice, …con la decongestione degli ospedali, solo le pazienti positive, con problemi degne di attenzioni chirurgiche, avrebbe dovuto accedere in ospedale.

Lo stesso si potrebbe calcolare rapportandosi a molte altre attività e professioni sanitarie, sul territorio, come gli infermieri, …ma qualcuno non ha voluto, o non ha tenuto conto di quanto abbiamo calcolato noi!

Confrontandomi con colleghe, in altre regioni, ad esempio nel Veneto, la Vigile attesa, consisteva nel controllo a domicilio di personale sanitario; …se le condizioni si tramutavano in critiche, le colleghe aprivano, anche discussioni, per cercare un appropriato ricovero per il paziente. Nella Regione Lazio, la vigile attesa era autogestita, dagli stessi cittadini, …con formazione sanitaria o senza. 

Quindi non era improbabile trovare cittadini rivoltosi agli ospedali, pur non essendo fortemente critici, …ma il panico, la preoccupazione, ecc. hanno condotto i cittadini a rivolgersi agli ospedali, comprensibilmente. …ma avrebbe potuto essere diverso?

Sono anni che si parla di medicina territoriale, infermiere di famiglia. …ho visto chiudere ospedali, nell’ipotesi dell’attivazione della medicina territoriale, ma i nosocomi sono stati chiusi e i resto e rimasto una chimera, una fantasticheria, un illusione.

Cordialmente                                                       Responsabile Regionale Nursing Up

Roma, 22/09/2022                                                           Laura Rita Santoro

1659254800152png

1656920727211jpg

1661421787467jpg