





Nursing Up denuncia una verità che oggi trova l’ennesima conferma nei numeri: la sanità pubblica non è più universalmente accessibile. In Emilia-Romagna, regione spesso citata come modello di eccellenza, quasi 900.000 cittadini hanno rinunciato alle cure nel 2025. Un dato drammatico che non può più essere derubricato a episodio contingente, ma che fotografa un sistema strutturalmente in crisi. L’indagine commissionata da Facile.it a mUp Research certifica ciò che lavoratori e professionisti sanitari vivono ogni giorno: liste d’attesa interminabili, prestazioni non prenotabili, servizi rallentati o chiusi, e cittadini costretti a rivolgersi al privato o, peggio, a rinunciare a curarsi. Liste d’attesa chiuse e sanità privata come unica alternativa Secondo lo studio, oltre un paziente su due si è scontrato almeno una volta con il fenomeno delle liste d’attesa chiuse, ovvero l’impossibilità stessa di prenotare una prestazione per assenza di disponibilità. Non ritardi, ma un vero e proprio muro. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: nel 2025 il 70% dei pazienti emiliano-romagnoli ha fatto ricorso almeno una volta alla sanità privata, sostenendo una spesa media di 450 euro per singola prestazione. Altro che sanità gratuita. Ancora più grave è il dato sociale: quasi 90.000 persone hanno dovuto ricorrere a prestiti, da finanziarie, amici o parenti – pur di non rinunciare alle cure. Colpisce il profilo dei richiedenti: età media 46 anni, 28% nella fascia 55-64 anni, 47% donne, un dato nettamente superiore alla media regionale. Questa non è una scelta, è una costrizione. È la trasformazione silenziosa del diritto alla salute in bene di consumo, accessibile solo a chi può pagare o indebitarsi. A monte di tutto questo c’è una causa che la politica continua ostinatamente a ignorare: la carenza cronica di infermieri, figlia diretta della scarsa attrattività (economica, sociale e professionale) della professione. Turni massacranti, responsabilità crescenti, aggressioni, blocco delle carriere e stipendi tra i più bassi d’Europa stanno svuotando ospedali e territori. I servizi rallentano o chiudono non perché “mancano i fondi”, ma perché mancano i professionisti disposti a lavorare a queste condizioni. Quando non ci sono infermieri: i posti letto restano inutilizzati, le sale operatorie rallentano, le liste d’attesa esplodono, il pubblico arretra e il privato avanza. È una catena causale evidente, ma sistematicamente rimossa dal dibattito pubblico. I numeri europei parlano chiaro: Germania: oltre 500 miliardi di spesa sanitaria in tre anni, Francia: oltre 300 miliardi, Italia: ferma a meno di 160 miliardi l’anno, nel silenzio dei media. E questo nonostante Germania e Francia abbiano: pressione fiscale più bassa, inflazione più contenuta, stipendi sanitari nettamente superiori. Il problema non è la gratuità del sistema, ma la scelta politica di sottofinanziarlo, comprimendo il costo del lavoro sanitario, a partire dagli infermieri. Se vogliamo salvare il Servizio Sanitario Nazionale, non bastano slogan, belle parole, promesse o piani spot. Servono scelte radicali e coraggiose: stipendi degli infermieri portati almeno alla media OCSE, valorizzazione professionale reale, superamento della frammentazione regionale, ritorno a una forte centralizzazione del sistema sanitario, come quando l’Italia era considerata la seconda sanità al mondo. Il sistema Italia, così com’è, è un fallimento annunciato. Continuare a ignorarlo significa accettare che curarsi diventi un privilegio e non più un diritto. Nursing Up continuerà a dirlo, con chiarezza: senza infermieri non esiste sanità pubblica. E senza investimenti veri sul lavoro infermieristico, l’unica sanità che crescerà sarà quella a pagamento. Aiuta il Nursing Up, iscriviti subito, clicca qui o lascia un WhatsApp al 3401210916 riceverai un pacchetto assicurativo gratis: Casa, lavoro, famiglia e 730 gratis. Aumenta l'inaccettabile fenomeno del "curarsi a debito": non possiamo permetterlo.
I dati dell’osservatorio Facile.it – Prestiti.it parlano chiaro: le spese sanitarie rappresentano quasi il 4% di tutti i prestiti personali richiesti in Emilia-Romagna, con un importo medio di 5.700 euro, restituiti in oltre quattro anni.
La vera causa? La scarsa attrattività della professione infermieristica.
La grande menzogna della “sanità gratis”, ci raccontano che “la sanità è gratuita” e che per questo gli stipendi devono restare bassi. Nulla di più falso.






























