



Negli ultimi decenni la professione infermieristica ha vissuto un’evoluzione significativa: aumento delle competenze cliniche, maggiore autonomia decisionale e responsabilità crescenti nel processo assistenziale. Parallelamente, i cittadini hanno maturato una più forte consapevolezza dei propri diritti e delle possibilità di tutela. In un contesto sanitario sempre più complesso, dove le responsabilità professionali si intrecciano con aspetti giuridici, etici e organizzativi, emerge la necessità di una figura altamente specializzata: l’Infermiere Legale e Forense. Non si tratta di un ruolo accessorio, ma di un presidio strategico per la tutela degli operatori sanitari, la prevenzione del contenzioso e il miglioramento della qualità assistenziale. Ad oggi, quando un infermiere viene chiamato in giudizio per presunta “malpractice” o responsabilità professionale, la valutazione del suo operato è affidata a un medico-legale, professionista che non appartiene alla stessa area disciplinare. Questo crea un evidente squilibrio: le competenze infermieristiche vengono giudicate da chi non ha esperienza diretta della pratica assistenziale. In molti Paesi avanzati questa lacuna è stata colmata attraverso il riconoscimento della figura dell’infermiere legale e forense, un professionista con formazione universitaria specifica (master universitario), iscritto presso un apposito albo e titolato ad operare come consulente tecnico d’ufficio (CTU) o di parte (CTP). L’infermiere forense è dunque l’unico professionista realmente competente a valutare l’operato tecnico-professionale di un infermiere. In qualità di consulente per l’autorità giudiziaria, può anche affiancare il medico-legale in sala settoria, con funzioni complementari e non sovrapponibili. Collaborazioni possibili L’infermiere forense non è solo un tecnico, ma un mediatore tra sapere clinico e sapere giuridico. Può collaborare con: Sindacati e rappresentanze professionali Direzioni sanitarie e coordinatori, infermieri, team multidisciplinari Scuole, servizi sociali ed enti territoriali Magistratura e forze dell’ordine Nei Paesi anglosassoni questa figura è già integrata nei servizi sanitari e sociali, con risultati tangibili nella tutela delle vittime e nella prevenzione del rischio clinico. In Italia, la Legge 8 marzo 2017 n. 24 (“Legge Gelli-Bianco”) ha aperto la strada a una nuova cultura della responsabilità professionale, ma serve un passo ulteriore: istituzionalizzare l’infermiere forense all’interno delle strutture sanitarie. L’istituzione di uffici dedicati e la presenza stabile di infermieri forensi nelle aziende sanitarie, nei sindacati e negli enti pubblici porterebbe numerosi benefici: Per i professionisti: valutazioni imparziali e scientifiche della pratica infermieristica, con riduzione del rischio di condanne ingiuste. Per le aziende sanitarie: supporto nella gestione del rischio clinico e prevenzione dei contenziosi, con una significativa riduzione dei costi legali e assicurativi. Per i cittadini: maggiore sicurezza delle cure e rafforzamento della fiducia nelle istituzioni sanitarie. Per il sistema: promozione di formazione continua, cultura della prevenzione e miglioramento della qualità assistenziale. Ambiti di intervento L’infermiere legale e forense potrebbe operare in molteplici contesti: Consulenza in materia di responsabilità civile, penale, disciplinare e deontologica. Collaborazione con i servizi di Risk Management e Qualità Assistenziale per l’analisi di eventi avversi e criticità organizzative. Supporto a infermieri e dirigenti in questioni contrattuali, sindacali e assicurative. Formazione continua in ambito giuridico, deontologico e di sicurezza sul lavoro. Partecipazione a perizie, contenziosi e procedimenti disciplinari. Assistenza alle vittime di violenza, abusi o dipendenze, in collaborazione con servizi sociali e scuole. Contributo alla ricerca infermieristica, alla stesura di protocolli e linee guida. L’Italia, con la Legge Gelli-Bianco, ha già introdotto importanti innovazioni in materia di responsabilità professionale sanitaria. Tuttavia, resta scoperto un fronte cruciale: l’assenza di un perito infermieristico riconosciuto. L’infermiere legale e forense rappresenta quindi un investimento strategico per la sanità italiana: una figura capace di unire tutela legale, sicurezza delle cure, riduzione dei rischi e valorizzazione della professione infermieristica. Non riconoscere questa figura significa lasciare aperta una falla nel sistema. È il momento di colmare questo vuoto, trasformando l’infermiere forense da risorsa sottovalutata a pilastro riconosciuto del sistema sanitario italiano. Segreteria Regionale Nursing Up Emilia Romagna Responsabile Francesca Batani 3383936095












