L’Italia, già nota per la stagnazione degli stipendi degli infermieri, si trova paralizzata anche su un altro fronte: la prescrizione infermieristica. Questo blocco è alimentato da diverse "caste" che resistono all’evoluzione di altre categorie professionali. Tra queste, i medici sono tra i più contrari, preoccupati di perdere la loro leadership nel campo sanitario se agli infermieri venisse concessa la possibilità di prescrivere farmaci. Anche tra gli stessi infermieri la questione della prescrizione divide. La maggior parte degli infermieri italiani è contraria, non tanto per i rischi legati alla responsabilità – a cui siamo già abituati – né per mancanza di preparazione, perché la formazione necessaria per diventare infermiere prescrittore sarebbe adeguata, come già avviene in paesi come la Spagna, dove dal 2015 gli infermieri possono prescrivere farmaci dopo un corso specifico. Il vero nodo che frena molti infermieri è un altro: vale davvero la pena assumersi nuove responsabilità quando lo stipendio attuale non riflette minimamente la nostra specializzazione e il valore del nostro lavoro? In Italia, un infermiere guadagna quanto un operaio non specializzato, e questo senza considerare i rischi professionali e le crescenti responsabilità. A spingere per l’introduzione della prescrizione infermieristica sono soprattutto i pazienti e le loro associazioni. Organizzazioni che rappresentano milioni di cittadini italiani, come quelle dei pazienti oncologici, delle persone con Spina Bifida, stomizzati, disabili fisici come paratetraplegici, sono le prime a chiedere con forza questa riforma. Le associazioni hanno persino scritto al Ministro della Salute, Roberto Speranza, e ad altre figure istituzionali, sollecitando un aggiornamento dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) che includa anche la prescrizione infermieristica e, in alcuni casi, quella dei fisioterapisti. In Inghilterra, da oltre trent’anni, gli infermieri prescrivono dispositivi medici monouso senza problemi. È un modello che funziona, riduce la burocrazia e migliora l’efficienza del sistema sanitario, alleggerendo il carico che i pazienti devono affrontare. L'ampliamento delle competenze infermieristiche, inclusa la prescrizione di farmaci non etici, dispositivi e farmaci da banco, sarebbe una naturale evoluzione del ruolo dell'infermiere, migliorando i percorsi di assistenza. Tuttavia, prima di parlare di evoluzione, è necessario riconoscere a questi professionisti una retribuzione dignitosa. Oggi, lo stipendio degli infermieri italiani è imbarazzante, ridicolo. Portare gli stipendi alla media OCSE è il minimo per evitare la fuga di studenti e infermieri all'estero; presto non ne resteranno nemmeno per tenere aperti metà degli ospedali. L'introduzione della prescrizione infermieristica rivoluzionerebbe l’approccio terapeutico e assistenziale, offrendo una cura più diretta e immediata, soprattutto nei contesti in cui gli infermieri sono il principale punto di riferimento per i pazienti, come nella gestione delle lesioni da decubito o nell'assistenza a lungo termine. Ma finché non riceveremo una retribuzione adeguata, gli infermieri italiani resteranno contrari. Pagateci il giusto, prima di chiedere ulteriori rischi, doveri e responsabilità. Le richieste dei pazienti e delle loro associazioni evidenziano quanto sia cruciale poter contare su infermieri preparati e competenti, disposti ad assumersi nuove responsabilità, purché supportati da una remunerazione equa e da un quadro normativo chiaro. Ora spetta alla politica ascoltare queste voci e fare quel passo verso la modernità che altri paesi hanno già compiuto. Vincenzo Parisi - Infermiere
