Ci chiedono sacrifici in cambio di sacrifici. Operatori sanitari e Ristori 5.

Ci chiedono sacrifici in cambio di sacrifici. Operatori sanitari e Ristori 5.

La categoria degli infermieri è costituita per il 77% da donne che non dovrebbero trovarsi a scegliere tra l’abbandonare i propri figli minori a casa, chiedere un aspettativa non retribuita o addirittura, ed è successo, di licenziarsi. 

Ci accorgiamo e siamo costretti a denunciarlo che ancora una volta tra il dire (della nostra politica) e il “fare” c’è sempre di mezzo il mare, un oceano, in questo caso.

Ci chiedono sacrifici in cambio di sacrifici.
Salti di riposo, ferie bloccate, permessi bloccati, chiamate a tempo indeterminato a rilento per dare spazio a quelle a tempo determinato, soldi annunciati, a molti mai arrivati. 

Condividiamo e sosteniamo le richieste di aiuto dei colleghi che ci arrivano da ogni dove, a migliaia.  

Chiediamo alla politica, tutta, di smettere di farci i complimenti e di lavorare insieme a noi, uniti, per trovare soluzioni rapide e uscire da questo stallo.

Intervenire tempestivamente, andando incontro a tutti quei colleghi, infermieri, ostetrici, oss, tecnici, etc che ogni giorno devono andare a lavoro con il pensiero di lasciare i figli da soli a casa perche la scuola è chiusa o la classe in quarantena. 

La settimana prossima verrà reso ufficiale il Decreto Sostegno, il Ristori 5, che promette nuovi congedi parentali, ma saranno accessibili a tutti? Solamente alle zone rosse o verranno estese anche alle zone gialle e bianche che hanno le classi o le scuole in quarantena, che non sono poche?

La nuova bozza dice che il congedo parentale sarà retribuito con uno stipendio ridotto al 50%, la misura riguarderà sia i lavoratori dipendenti del settore pubblico che privato, che hanno figli minori di 16 anni, e non più solo fino ai 14 anni.
Inoltre chi ha figli sopra i 16 anni potrà chiedere il congedo ma a stipendio zero. 

Quando fù data la possibilità di astenersi dal lavoro per un periodo di 15 giorni e poi portati a 30, ne usufruirono oltre 400mila persone.

L’alternanza fra congedi e smart working crea anche una disparità fra lavoratori che possono accedere al smart working e retribuiti al 100% con i premi covid-19, e chi non potendolo fare, come gli operatori sanitari, stare a casa senza retribuzione o con una riduzione dello stipendio, senza premi covid-19. 

Il Covid cavalca come non mai, agli Spedali civili di Brescia, esempio, Il tasso di saturazione in terapia intensiva è andato oltre il 90%, nonostante l’apertura di nuovi posti. 

Le nostre proposte? 

- La prima potrebbe essere allungare il congedo di paternità e rendere obbligatorio fruire di almeno sette giorni.

- Dare la possibilità ai genitori con lavori considerati rilevanti per il sistema, continuare a portare i figli a scuola. Se dovessero mancare anche i professori perchè impegnati in DAD, permettere ai ragazzi di collegersi in DAD da scuola invece che da casa, così da non interrompere la frequenza con i propri professori, ma nello stesso tempo permettere ai genitori di stare sereni che il figlio minore non è da solo a casa ma in un luogo protetto come la scuola. 

In particolare, e lo aggiungeremo ad ogni articolo, agli operatori sanitari serve un contratto nuovo fuori dal comparto con una contrattazione separata e soldi specifici, dedicati solo a noi, e non a pioggia su chiunque. Troppo spesso le erogazioni a pioggia cadono su chiunque, ma grida vendetta su quei operatori che fanno il lavoro grosso, sporco e pericoloso.

Concludiamo con la sintesi di un bellissimo intervento del nostro Presidente Antonio De Palma: «Penso soprattutto ai nostri piccoli, a loro che da sempre vivono sulla propria pelle le difficoltà del nostro lavoro. Loro sono la memoria storica di quello che noi, viviamo. Sono abituati al nostro essere “eternamente” divisi a metà: quando siamo padri e madri, da una parte, e “militari nelle corsie” dall’altra, intenti come non mai in questo momento a salvare vite umane. Alle prese con le condizioni difficili di un lavoro che spesso non ci ripaga degli sforzi. E ci costringe a battaglie per rivendicazioni contrattuali e di maggiore rispetto della nostra dignità».

«Tutta questa tensione, gli orari di lavoro assurdi, la fatica fisica con cui conviviamo, la trasmettiamo ai nostri figli, nel poco tempo che passiamo con loro. “Divisi con l’altra nostra famiglia" a cui dedichiamo anima e cuore: i nostri pazienti.

Quel nemico che ha portato via troppi colleghi, padri e madri di figli oggi rimasti soli. In nome di un lavoro che amiamo, per il quale combattiamo ogni giorno».

«Mentre la classe politica si barcamena a fatica tra presunti rinnovamenti e provvedimenti che dovrebbero rivoluzionare in termini di qualità, il condizionale è d’obbligo lasciatemelo dire, la categoria degli infermieri, offrendo un servizio più efficiente e tutelando, si spera, il mondo degli operatori sanitari, io dico fermiamoci un attimo. Riflettiamo in silenzio. Lasciamo da parte per un momento i problemi di lavoro, le carte, i contratti, le cifre, le battaglie sindacali.
E pensiamo a loro: ai nostri figli, perchè sono proprio loro i “veri eroi”,  sono loro che, più soli di noi ma sempre al nostro fianco, hanno lottato con tutte le loro esili forze contro un mostro sconosciuto. Noi infermieri possiamo essere fieri di loro e dell'innocente ed inconsapevole insegnamento che ci hanno dato.

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