Alzheimer, un caso ogni tre secondi.

Alzheimer, un caso ogni tre secondi.

Alzheimer, dal neurologo tedesco che per la prima volta nel 1907 ne descrisse i sintomi e gli aspetti neuro patologici, Alois Alzheimer.

La demenza di Alzheimer oggi colpisce circa il 5% delle persone con più di 60 anni, percentuale che aumenta con l’età. Le donne sono più colpite degli uomini, anche perché vivono di più. Negli Stati Uniti è la sesta causa di morte, in Italia si contano 1,2 milioni di pazienti, che saliranno a 1,6 milioni nel giro di un decennio, a causa del progressivo invecchiamento della popolazione. Si stima che nel mondo nel 2050 saranno 115 milioni.

La speranza di vita va da quattro a venti anni, la media è di circa otto anni, dopo che i sintomi diventano evidenti. In realtà tutto dipende dall’età e dalle condizioni generali del paziente.

Le cause?

Esiste la percentuale di un gene alterato che porta l’Alzheimer, può essere trasmesso alla generazione successiva, circa il 15%.

La vera causa all'origine è l'alterazione di una proteina che, per ragioni ancora non conosciute, viene metabolizzata in modo alterato portando alla formazione di una sostanza neurotossica, la beta amiloide, che si accumula lentamente portando alla formazione di placche tra le cellule nervose.

Oltre alle placche si è osservato la presenza di grovigli, che sono fibre contorte di un'altra proteina chiamata tau, che si accumula all'interno delle cellule.

La malattia colpisce la memoria, le funzioni cognitive, quindi confusione, cambiamenti di umore, disorientamento spazio-temporale, fino al venir meno la capacità di parlare, pensare, addirittura ingoiare.

Quello che accomuna le persone che soffrono di Alzheimer, spesso è la difficoltà ad addormentarsi di notte oppure a rimanere addormentate. Confondono il giorno e la notte, fino a soffrire di allucinazioni, vaneggiamenti o paranoia.

A questi problemi, spesso sconvolgenti per i familiari che assistono, serve un importante approccio psichiatrico farmacologico, che inizi il prima possibile.

Un consiglio spassionato, in certe situazioni non fidatevi, pensano di farcela, ma il rischio caduta è sempre dietro l’angolo.

Per fare diagnosi i medici si avvalgono di diversi esami clinici, una puntura lombare per misurare la presenza nel liquido cerebrospinale della beta amiloide e della proteina tau (un'altra proteina coinvolta nella patologia), test neuropsicologici (per la memoria, grado di attenzione, capacità di contare, dialogare, etc). Tac cerebrali, RMN, PET. Esami che servono più che altro a differenziare da altre malattia (tiroide, tumori, etc).

Infatti, l’unico modo certo di fare una diagnosi di Alzheimer è attraverso l’identificazione delle placche amiloidi nel tessuto cerebrale, possibile solo con l’autopsia dopo la morte del paziente. Quindi la diagnosi di Alzheimer è solo probabile.

Come in tutte le malattie e in particolare quelle neuro degenerative, la diagnosi precoce è vitale.

Importante, in particolare all’inizio della patologia, è cercare di orientare il paziente, almeno finché possibile, rispetto alla propria vita personale, come l’ambiente, lo spazio, tramite stimoli continui di tipo verbale, visivo, scritto e musicale

Prevenzione

Purtroppo una vera e certificata prevenzione, al giorno d'oggi ancora non esiste.

Alcuni studi suggeriscono che tutte quelle patologie che influiscono sul benessere vascolare potrebbero predisporre o aggravare il rischio della malattia (malattie cardiache, pressione alta, colesterolo alto, sovrappeso, diabete, dieta squilibrata, etc).

Quindi viene suggerito, in modo generale, una dieta equilibrata, lunghe passeggiate, un hobby stimolante che favorisca il benessere cerebrale e cognitivo.

Tra i segni precoci può esservi il dimenticare eventi recenti, lieve confusione, problemi a portare a termine quello che si inizia, (esempio il cucito, fare una maglia a mano), problemi con il linguaggio.

Con questo tipo di patologie, i familiari, chi assiste, devono avere un certo grado di attenzione alla sicurezza. Tenere la porta sempre chiusa, tenere le chiavi dell’auto nascoste, mettere un braccialetto o collana di riconoscimento con un recapito telefonico, attenti ai fornelli del gas, etc.

I farmaci usati attualmente sono inibitori dell'acetilcolinesterasi (tacrina, donepezil, rivastigmina e galantamina) che possono aiutare a limitare l’aggravarsi dei sintomi per alcuni mesi. Nei casi moderati-gravi la memantina sembra aiutare ad alleviare i sintomi e spesso utilizzata in associazione con un inibitore della colinesterasi.

Nel prossimo futuro, i farmaci sperimentali sono vari, alcuni usati solamente sui topi, che fanno ben sperare, poi si va dalla sperimentazione di un vaccino, fino a un nuovo farmaco che sta dimostrando di poter ridurre il numero di placche di beta-amiloide nel cervello, Aducanumab.

Ma la strada è ancora lunga e purtroppo tortuosa...

Antiossidanti e integratori alimentari potrebbero essere utili, anche se non hanno evidenze, resta comunque al medico la decisione sui rischi/benefici.

L’assistenza a questo tipo di pazienti è stressante e impegnativa, soprattutto in quei pazienti con multi-patologie. Non sottovalutate il rischio depressione, esaurimento, che potrebbero portare spesso a trascurare la propria salute mentale e fisica.

Qui troverete i migliori centri di cura in Italia:  http://www.alzheimer.it/centri.html


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