Sanità territoriale, Nursing Up dice no alla medico-centralità

2026-05-05 17:16

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Sanità territoriale, Nursing Up dice no alla medico-centralità

Care colleghe, cari colleghi,ancora una volta ci troviamo davanti a una proposta che rischia di riportare indietro la sanità territoriale italiana, in

Care colleghe, cari colleghi,

ancora una volta ci troviamo davanti a una proposta che rischia di riportare indietro la sanità territoriale italiana, invece di farla evolvere.

Quando l’Europa chiede ai sistemi sanitari di rafforzare l’assistenza di prossimità, valorizzare le competenze, costruire modelli multiprofessionali e dare risposte concrete ai bisogni dei cittadini, in Italia sembra riaffacciarsi una vecchia logica: quella della medico-centralità.

 

Una logica superata, che non risponde più alla complessità della sanità di oggi e che rischia di relegare ancora una volta gli infermieri e le altre professioni sanitarie a un ruolo secondario.

La bozza del Ministro Schillaci sulla sanità territoriale preoccupa Nursing Up, perché sembra andare in una direzione opposta rispetto allo spirito del DM 77/2022 e rispetto all’evoluzione europea dell’assistenza territoriale.

 

Su questo interviene Francesca Batani, Responsabile Regionale Nursing Up Emilia-Romagna:

“Il territorio non si rafforza tornando a modelli superati. Servono équipe multiprofessionali e piena valorizzazione degli infermieri”

«La sanità territoriale del futuro non può essere costruita ignorando il ruolo degli infermieri e di tutti i professionisti delle professioni sanitarie. Il rischio è un ritorno al passato, in aperta contraddizione con il modello multiprofessionale previsto dal DM 77/2022 e con l’evoluzione europea dell’assistenza di prossimità».

 

Il nuovo impianto proposto non ci convince. Non rafforza davvero il territorio se continua a mettere al centro assoluto il medico di medicina generale, lasciando le altre professioni sanitarie, a partire dagli infermieri, in una posizione accessoria.

Eppure la normativa vigente dice altro. Il DM 77/2022, che definisce modelli e standard per lo sviluppo dell’assistenza territoriale nel Servizio Sanitario Nazionale, individua nelle équipe multiprofessionali il cuore della nuova sanità di prossimità.

Le Case della Comunità non sono nate per diventare ambulatori allargati dei medici di famiglia. Sono state pensate come luoghi di presa in carico integrata, dove medici, infermieri, specialisti, assistenti sociali e altri professionisti lavorano insieme per rispondere ai bisogni reali della persona.

In questo modello, l’Infermiere di Famiglia e Comunità non è una figura decorativa. È una figura professionale centrale, chiamata ad assicurare assistenza infermieristica ai diversi livelli di complessità, in collaborazione con tutti i professionisti della comunità.

Lo stesso DM 77 prevede uno standard di un Infermiere di Famiglia e Comunità ogni 3.000 abitanti e, per ogni Casa della Comunità Hub, una dotazione indicativa di 7-11 infermieri.

Il punto è chiaro: se la sanità territoriale deve davvero affrontare cronicità, fragilità, invecchiamento della popolazione, dimissioni protette, assistenza domiciliare e continuità delle cure, non può essere costruita su un modello antico, verticale e medico-centrico.

Serve un modello moderno, multidisciplinare, capace di valorizzare tutte le competenze. E in questo modello l’infermiere non può essere trattato come il supporto di qualcuno.

 

Francesca Batani lo ribadisce con forza:

«Mentre l’Europa si muove verso modelli di assistenza territoriale fondati sull’autonomia professionale, sulla presa in carico proattiva e sull’evoluzione delle competenze infermieristiche, l’Italia sembra ancora prigioniera di una visione superata, nella quale tutto ruota intorno alla figura medica».

 

Il paradosso è evidente. Il nostro Paese soffre da anni una grave carenza infermieristica. Mancano infermieri negli ospedali, nel territorio, nell’assistenza domiciliare, nelle strutture intermedie. Eppure, invece di investire sulla professione che più manca e che più serve per costruire una vera sanità di prossimità, si continua a riproporre una centralità esclusiva del medico.

Questo, per noi, è inaccettabile.

 

Le Case della Comunità, gli Ospedali di Comunità, le Centrali Operative Territoriali e l’assistenza domiciliare non possono funzionare se vengono pensate come una semplice estensione della medicina generale.

La presa in carico del paziente cronico e fragile richiede valutazione dei bisogni, educazione sanitaria, monitoraggio, continuità assistenziale, prevenzione, teleassistenza, raccordo con famiglia e caregiver. Tutte aree nelle quali la professione infermieristica svolge un ruolo essenziale.

Non si può parlare di innovazione e poi tornare a logiche vecchie.
Non si può invocare il PNRR e poi svuotare il senso della riforma territoriale.
Non si può parlare di équipe multiprofessionale se poi, nei fatti, si ricostruisce una gerarchia centrata su una sola categoria.

 

La sanità territoriale non ha bisogno di nuove rendite di posizione. Ha bisogno di competenze, responsabilità, autonomia e integrazione.

Ha bisogno di infermieri valorizzati, non subordinati.
Ha bisogno di professionisti messi nelle condizioni di lavorare secondo il proprio profilo.
Ha bisogno di una vera evoluzione, non di un ritorno al passato.

Per questo, come Nursing Up, diciamo con chiarezza che non accetteremo modelli che cancellano o ridimensionano il ruolo degli infermieri nella sanità territoriale.

 

Noi del Nursing Up non ci stiamo.

Non ci stiamo a vedere la professione infermieristica ancora una volta messa ai margini.
Non ci stiamo a una sanità territoriale costruita sulla centralità di una sola figura professionale, quella del medico.
Non ci stiamo a un modello che ignora il valore, le competenze e la responsabilità quotidiana degli infermieri e di tutti i professionisti della sanità.

 

La sanità territoriale non si salva tornando alla medico-centralità.
Si salva riconoscendo davvero il valore degli infermieri e di tutte le professioni sanitarie.

 

Francesca Batani
Responsabile Regionale Nursing Up Emilia-Romagna

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