Bologna, al Policlinico Sant’Orsola record nei trapianti di fegato. Nursing Up Emilia-Romagna: “Orgogliosi dei risultati, ma il peso non può ricadere sempre su infermieri e OSS”
Il Policlinico Sant’Orsola IRCCS di Bologna taglia un traguardo di grande rilievo: 2.500 trapianti di fegato effettuati, un risultato che conferma la struttura come uno dei principali centri di riferimento a livello nazionale. A questo si aggiunge anche l’eccellenza della Cardiochirurgia del Sant’Orsola, che registra un dato di sopravvivenza a 5 anni dal trapianto pari al 79 per cento, superiore alla media nazionale del 73 per cento.
Parliamo di 2.500 persone che hanno ritrovato salute, speranza e una nuova possibilità di vita.
Un risultato importante, di cui andare orgogliosi, reso possibile grazie alla generosità dei donatori, di chi ha scelto di dire sì per sé stesso o per i propri cari, e grazie anche al lavoro delle équipe sanitarie che, con competenza e dedizione, hanno saputo trasformare questo dono in cura concreta.
Scegliere di donare significa scegliere la vita: basta un sì.
Il Nursing Up Emilia-Romagna non può che esprimere i propri complimenti a medici, infermieri, OSS e a tutto il sistema che ruota attorno a questi straordinari risultati.
Ma, come organizzazione sindacale, abbiamo anche il dovere di dire con forza che non è tutto oro ciò che luccica.
Dietro questi numeri e questi successi ci sono infatti infermieri e operatori socio-sanitari costretti, a causa della cronica carenza di personale, a continui rientri in servizio e troppo spesso a rinunciare alle ferie. Eppure anche questi professionisti hanno diritto a vivere il proprio tempo, a stare con i propri cari, a godersi l’unica vita che hanno.
Troppo spesso accade che, mentre il sistema dirigenziale e medico beneficia di riconoscimenti economici e possibilità di recupero, agli infermieri restino stipendi inadeguati, pacche sulle spalle e, in alcuni casi, persino recriminazioni quando si ammalano, come più volte ci è stato segnalato, quasi che il prezzo dei sacrifici continui debba essere pagato sempre dagli stessi.
La situazione è grave e rischia di peggiorare ulteriormente.
La carenza infermieristica porterà presto alla chiusura di molti ambulatori, ospedali e sale operatorie. Nei prossimi dieci anni sono previsti 100.000 pensionamenti e, intanto, molti professionisti stanno lasciando il Servizio sanitario pubblico per trasferirsi all’estero, scegliere realtà private più attrattive o cambiare completamente lavoro.
Si tratta di una vera emergenza, che la politica nazionale continua a sottovalutare, limitandosi a proporre soluzioni tampone spesso costose e inappropriate, come il reclutamento di personale con formazione dubbia o con evidenti barriere linguistiche, in contesti dove anche il minimo errore può avere conseguenze fatali. I recenti episodi avvenuti al San Raffaele di Milano, e non solo, dimostrano che il problema è reale e non più rinviabile.
Per questo Nursing Up Emilia-Romagna chiede investimenti seri e strutturali sul personale sanitario, per fermare la fuga dei professionisti, attrarre i giovani verso la professione infermieristica e creare le condizioni affinché chi è andato all’estero possa scegliere di tornare.
Senza infermieri, ostetriche e OSS non c’è sanità pubblica che possa reggere, né eccellenza che possa davvero dirsi tale.
Segreteria Nursing Up Emilia Romagna




