L’Emilia-Romagna continua a essere indicata come una delle regioni di riferimento per il sistema sanitario italiano. Ma è davvero corretto parlare di eccellenza?
Pensiamo che non basti essere tra i primi in Italia, se il sistema nel suo complesso è in crisi.
Italiani longevi, ma divisi: il peso del territorio
Secondo i dati ISTAT, l’Italia resta uno dei Paesi più longevi al mondo, con un’aspettativa di vita media di 83,4 anni. Tuttavia, questa media nasconde profonde disuguaglianze territoriali.
Si vive di più al Nord e meno al Sud, e il divario è sempre più evidente. Ai vertici troviamo:
- Marche: 86,1 anni
- Umbria: 85,9
- Molise e Toscana: 85,7
- Emilia-Romagna: 85,5
Sotto la mediana nazionale, fissata a 84,4 anni, si collocano invece:
- Lazio: 83,9
- Calabria: 83,8
- Sicilia: 83,3
- Campania: 81,9
Un dato che colpisce più di tutti: tra Marche e Campania ci sono oltre 4 anni di differenza. Una forbice inaccettabile per un sistema sanitario che dovrebbe garantire equità a tutti i cittadini, indipendentemente dal territorio in cui vivono.
Emilia-Romagna organizzata, ma non basta
Non si può negare che il sistema sanitario emiliano-romagnolo presenti elementi di grande efficienza rispetto ad altre regioni italiane.
Tra i punti di forza emergono:
- una medicina territoriale avanzata e la diffusione del Fascicolo sanitario elettronico;
- un sistema di emergenza che nel 2025 ha soccorso quasi 3.000 pazienti, con oltre 100.000 minuti di volo effettuati;
- 4 elicotteri di ultima generazione e 278 piazzole operative;
- 2.300 interventi di emergenza gestiti da tre centrali operative;
- una macchina organizzativa composta da circa 180 professionisti tra sanitari e tecnici;
- ottimi risultati nella ricerca sanitaria, con posizionamenti ai vertici nazionali.
Sono dati che certificano una buona organizzazione.
Ma Nursing Up lancia un messaggio chiaro: l’efficienza non può nascondere le criticità strutturali.
La carenza degli infermieri è la vera emergenza ignorata.
Il nodo centrale resta sempre lo stesso: mancano infermieri.
Una carenza cronica che:
- mette sotto pressione i reparti;
- aumenta il rischio clinico;
- peggiora la qualità dell’assistenza;
- contribuisce a fenomeni come infezioni ospedaliere e antibiotico-resistenza.
Le evidenze internazionali lo dicono da anni: meno infermieri significa più morti evitabili.
E su questo fronte, l’Italia, Emilia-Romagna compresa, resta indietro rispetto ai principali Paesi europei.
L’Italia ha una sanità pubblica in affanno
Il problema, però, è nazionale.
Nel 2025:
- 13,6 milioni di italiani hanno rinunciato ad almeno una cura;
- 26 milioni si sono rivolti al privato per evitare le liste d’attesa;
- le attese medie nel pubblico hanno raggiunto 87 giorni;
- il costo medio nel privato è arrivato a 325 euro a prestazione;
- 1,7 milioni di cittadini sono stati costretti a chiedere prestiti per curarsi.
In totale, circa 1,4 miliardi di euro di finanziamenti sono stati erogati per spese sanitarie.
Un dato drammatico che porta a una conclusione semplice: la sanità in Italia è gratuita solo sulla carta, mentre gli stipendi di chi ogni giorno la tiene in piedi restano imbarazzanti per una grande nazione europea.
Il vero problema resta il sottofinanziamento e lo scarso impegno nel rendere la professione infermieristica realmente attrattiva.
L’Italia investe:
- circa la metà della Francia;
- circa un terzo rispetto alla Germania.
Non è quindi sorprendente che:
- aumentino le disuguaglianze;
- cresca il ricorso alla sanità privata;
- peggiori la tenuta del sistema pubblico.
Per noi del Nursing Up Emilia-Romagna serve un cambio di rotta:
L’Emilia-Romagna funziona meglio di altre realtà, ma questo non deve diventare un alibi.
Servono:
- assunzioni massicce di infermieri;
- investimenti strutturali veri;
- valorizzazione delle competenze sanitarie;
- modelli organizzativi moderni.
Seguendo l’esempio dei grandi sistemi europei. Meno celebrazioni, più coraggio
L’Emilia-Romagna non è la migliore sanità d’Italia. È, piuttosto, la meno peggio in un sistema che sta arretrando.
Ed è proprio per questo che oggi servono coraggio politico e volontà di investire davvero.
Perché senza investimenti seri e senza infermieri, anche i modelli più virtuosi sono destinati a crollare.
Segreteria Nursing Up Emilia-Romagna
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