L'alzata veloce evita la Sidrome dell'Immobilizzazione

L'alzata veloce evita la Sidrome dell'Immobilizzazione

PROGETTO

L’IMPORTANZA DELL’ALZATA PRECOCE DEL PZ ANZIANO PER EVITARE LA “SINDROME DA IMMOBILIZZAZIONE”



La MISSION della GERIATRIA

Premessa

Nel 1994 ( circa 25 anni fa) il Piano Sanitario Nazionale finalmente prendeva iniziative per il crescente numero di anziani. Esso conteneva riferimenti importanti nel Progetto Obiettivo Anziani: "gli anziani ammalati, compresi quelli colpiti da cronicità e da non autosufficienza, devono essere curati senza limiti di durata nelle sedi più opportune, ricordando che la valorizzazione del domicilio come luogo primario delle cure costituisce non solo una scelta umanamente significativa, ma soprattutto una modalità terapeutica spesso irrinunciabile"; è istituita l'Unità di valutazione geriatrica (UVG); si potenziano servizi come il Day Hospital e l'assistenza domiciliare anche integrata - compresa l'ospedalizzazione a domicilio e le prestazioni riabilitative - prevedendo in casi specifici l'assegno di cura per mantenere l'anziano in famiglia; si pone inoltre attenzione alla qualità delle strutture a varia tipologia che accolgono gli anziani con maggior grado di disabilità e con maggior numero di patologie.

La "regionalizzazione" del Servizio Sanitario Nazionale, che alla sua istituzione poco prevedeva per la popolazione anziana, e la genericità delle indicazioni fornite dal Ministero della Sanità e poi della Salute, hanno provocato un'estrema variabilità dell'attivazione dei servizi geriatrici territoriali, nonostante l'eguale assegnazione di fondi governativi (quota pro capite).

La geriatria, nonostante il Piano Obiettivo Anziani, non ha avuto gli sviluppi prevedibili ed auspicati in base ai rilievi epidemiologici e demografici: ed anche a livello accademico si insegna prevalentemente la geriatria ospedaliera, anche se la maggior parte degli anziani sono allocati sul territorio.

La geriatria ha come obiettivo fondamentale la continuità delle cure e dell'assistenza, che si realizza assicurando uniformità dei trattamenti nei diversi setting curativi, e tenendone presente i relativi costi e le evidenze di efficacia.

In Italia il 50% delle giornate di degenza è per le persone con più di 65 anni; uno dei principali obiettivi è quindi quello di operare in collegamento con la medicina territoriale per realizzare la "continuità assistenziale", intesa come medicina coordinata e collaborativa anche in senso verticale fra i diversi tipi di cura (primarie, secondarie e terziarie); il coordinamento si realizza su analoghe metodologie applicate nel processo curativo-assistenziale nei diversi setting (l'ospedale, le residenze per gli anziani e l'assistenza domiciliare); solo in questo modo è realizzabile un'efficace long-term care.



L’obiettivo finale della geriatria

Il processo curativo assistenziale della persona anziana si basa sulla valutazione multidimensionale geriatrica (VMD), che valuta i diversi componenti che concorrono allo stato di salute e di benessere dell'anziano, e cioè i versanti biologico, psicologico e sociale. La sua attuazione prevede la collaborazione interdisciplinare (in particolare di infermiere, assistente sociale, fisioterapista, oss oltre al geriatra ed al medico di famiglia) nella promozione degli interventi, anche preventivi oltre che curativi, per assicurare la migliore cura-assistenza all'anziano, e tenendo sempre presente l'obiettivo primario rappresentato dalla conservazione della autosufficienza e di una buona qualità di vita. Già da allora si parlava di "anziano fragile", portatore di problemi complessi da gestire in maniera integrata.

La geriatria promuove la coordinating care che vede il coinvolgimento del paziente e della sua famiglia con l'obiettivo di fornire le cure migliori; la verifica dei risultati diventa un momento fondamentale. Il Medico geriatra dovrebbe fornire in modo chiaro un piano di azione da verificare con continuità nel tempo, con l'aiuto di un team qualificato. I maggiori problemi attuali rimangono i tempi di attesa, non compatibili con l'efficienza delle continuità delle cure, e la problematica per cui i LEA - Livelli Essenziali di Assistenza per la persona anziana non sono quelli validi per le persone adulte.



Una grande “nemica” dei reparti di degenza geriatrici. “la sindrome da immobilizzazione”

Si definisce Sindrome da immobilizzazione o da allettamento prolungato il complesso di segni e sintomi a carico dei vari organi e apparati, che si manifesta quando una persona, specie se anziana, è costretta all’immobilità (a letto o altro tipo di decubito obbligato) per periodo più o meno breve in base allo specifico caso. Si verifica, in particolare, quando subentra una riduzione delle riserve funzionali e dei meccanismi di adattamento, anche in presenza di più patologie cronico - degenerative.
Nell’anziano si verifica spesso a causa di una prolungata immobilizzazione a letto e, se non adeguatamente contrastata, può portare ad uno stato di disabilità ingravescente, fino ad arrivare alla morte. Di per se l’invecchiamento fisiologico si accompagna alla riduzione della funzionalità di vari organi importanti per il movimento: la riduzione della forza muscolare e il rallentamento dei riflessi.
Le principali cause d’immobilizzazione nell’anziano sono:

  • artriti, osteoartrosi, osteoporosi e fratture e le patologie a carico dell’apparato muscolo scheletrico;

  • malattie neurologiche quali ictus, demenza in fase avanzata, morbo di Parkinson, neuropatie periferiche;

  • quadro di scompenso cardiaco che provoca difficoltà di respirazione, infarti miocardici acuti, angine e tutte le altre patologie a carico dell’apparato cardiovascolare;

  • malattie polmonari che provocano dispnea ingravescente;

  • patologie a carico della struttura scheletrica dei piedi;

  • alterazioni della vista con riduzione del visus;

  • gravi stati di malnutrizione;

  • patologie neoplastiche;

  • stati febbrili;

  • effetti collaterali di alcuni farmaci;

  • situazioni psicologiche quali, la paura di cadere, la solitudine, la depressione, il lutto e l’isolamento sociale e l’indigenza;

Quali danni provoca?
I danni che può provocare sono molteplici e si riflettono, in maniera sistemica (da qui il termine Sindrome) in tutti, o in parte, gli apparati colpiti. A volte possono coesistere danni a carico di più organi. Ma vediamo nel dettaglio cosa può verificarsi:

  1. riduzione della massa e della forza muscolare, contratture muscolari, predisposizione e aumento dell’osteoporosi, incapacità nel mantenere la stazione eretta e rischi di cadute aumentato, anchilosi a carico delle articolazioni;

  2. trombosi venosa profonda con rischio elevato di embolia polmonare;

  3. ipotensione ortostatica e capogiri;

  4. infezioni polmonari per il ristagno dei liquidi pleurici;

  5. stitichezza ostinata, formazione di fecalomi, fermentazione intestinale e incontinenza fecale;

  6. infezioni delle vie urinarie e incontinenza vescicale;

  7. rallentamento cognitivo e depressione;

  8. lesioni da pressione con conseguenti ulcere, che a loro volta possono essere facilitate anche dall’incontinenza e dalla ridotta capacità di movimento;

Come si previene?
Ai fini della prevenzione e del recupero della sindrome da immobilizzazione non sono necessari provvedimenti speciali, ma semplici regole di comportamento e di assistenza.
Occorre evitare il prolungato riposo a letto, incoraggiando invece la precoce mobilizzazione, appena le
condizioni lo consentano. Sollecitare dapprima alla postura seduta (allo scopo di ridurre i disturbi dell’equilibrio) e, successivamente, al movimento ed alla ripresa delle consuete attività. E’ fondamentale e importante stimolare la persona a muoversi ugualmente anche se non può scendere dal letto. Attivare programmi di mobilizzazione passiva. Favorire la posizione seduta per i problemi respiratori.
Per una prevenzione efficace della sindrome ipocinetica è determinante la motivazione non solo dell’ammalato, ma anche di chi lo circonda, senza la quale nessun successo potrà essere garantito.
Rieducarlo agli orari, anche se non avverte lo stimolo, sia delle minzioni sia delle defecazioni anche se non è ancora in grado di alzarsi dal letto. Aiutarsi con padella e pappagallo.
Fargli assumere una dieta varia e ricca di frutta, verdure (le scorie e le fibre) e latticini (ad es. yoghurt).
Molto importante è stimolare a bere almeno un litro e mezzo di acqua o altri liquidi al giorno.
Per prevenire la comparsa di lesioni da decubito occorre osservare quotidianamente il malato ponendo particolare attenzione a:

  • Alimentazione e idratazione stimolandolo sia a mangiare sia a bere, magari con alimenti e bevande appetibili;

  • Effettuare attente e accurate cure igieniche, ispezionare la cute e cambiare la biancheria qualora sia umida o bagnata;

  • Mobilizzare la persona aiutandola a mettersi seduta in poltrona o stimolarla a modificare la propria postura nel letto. Mobilizzarla ogni 2 ore qualora non sia in grado di compiere alcun movimento;

  • Aver cura della cute e delle mucose controllandone integrità, secchezza, screpola menti e arrossamenti. È utile l’impiego di sostanze emollienti e idratanti quando la cute è secca, e l’uso di pellicole protettive per proteggere i punti a maggior pressione. Mai utilizzare sostanze a base alcolica ed effettuare frizioni che possono facilitare l’insorgenza delle piaghe.

Per contrastare gli effetti negativi dovuti alla pressione tra il piano del letto e le prominenze ossee, quando la persona è allettata, è necessario stabilire un programma di cambio di posizione ogni due ore, questo anche quando la persona è seduta in carrozzina. Va ricordata, nel cambio delle posture, la corretta successione delle 4 posizioni: posizione supina, fianco destro, posizione prona (se possibile e gradito dal paziente), fianco sinistro. Utilizzare ausili (come cuscini o schiume) per alleviare la pressione sulle prominenze ossee. Utilizzare un sistema di supporto dinamico (ad esempio materassi a pressione alternata) se il malato non è in grado di cambiare la sua posizione.
Il bagno o la doccia devono essere eseguiti tutti i giorni, evitando l’acqua troppo calda. Utilizzare prodotti
idratanti ed emollienti per proteggere la cute, come creme e oli (olio di mandorla, olio di argan). Non utilizzare profumi e talco, che causano secchezza della pelle, nonché pomate, creme e lozioni oleose,
che possono facilitare la macerazione cutanea.
Un buon programma assistenziale può sicuramente aiutare sia nelle prevenzione sia nel miglioramento della sindrome da immobilizzazione. È fondamentale agire sulla motivazione della persona, sulla sua forza di volontà e attivare un programma di attività condiviso.  

Organizzazione geriatria


Pubblichiamo, a titolo di comparazione, un articolo uscito sui quotidiani locali Cesenati più di 10 anni fa!


02 luglio 2007 08:10

CESENA - Si allunga l’età della vita, si alza l’età media dei pazienti ricoverati.

<I dati dell’unità operativa di Geriatria dell’ospedale Bufalini di Cesena rispecchiano l’andamento della società: nel 2006, i 1515 ricoveri hanno fatto registrare un’età media dei pazienti di circa 83 anni (5 anni in più rispetto al 2000, quando l’età media era di circa 78 anni), e una degenza media di poco più di 9 giorni (era di 12 giorni nel 2000).

Geriatria: numeri e attività

L’unità operativa di Geriatria del Bufalini, diretta dal 1° luglio 1999 dal dott. Carlo Sozzi, conta attualmente 2 posti letto per le attività di day hospital e 40 posti letto per la degenza ordinaria, suddivisi in camere da due o tre letti: i posti letto erano 68 nel 1999, quando la struttura è stata separata dando vita alla Lungodegenza. I due reparti sono tuttora strettamente correlati: il 65% dei letti della lungodegenza viene occupato regolarmente da pazienti provenienti dalla Geriatria, in particolare in seguito ad ictus.

Lo staff di geriatria è composto da 9 medici (tra cui il direttore), 23 infermieri, 15 operatori socio sanitari. Il reparto assiste pazienti dai 70 anni in su (salvo eccezioni), e si inserisce nella rete dei servizi dell’Azienda USL di Cesena verso le persone anziane, con l’obiettivo di mantenere l’anziano, per quanto possibile, nell’ambiente domestico. La geriatria svolge attività ambulatoriale di diverso tipo: day service, per disturbi della memoria e deterioramento cognitivo; day hospital, per patologie e trattamenti più impegnativi, come anemie (con annessi trattamenti con ferro), trasfusioni, neoplasie; redazione di relazioni per la commissione degli invalidi civili, con una valutazione multidimensionale geriatrica per fini sociali. In degenza, la geriatria segue soprattutto pazienti con patologie cerebro-vascolari (ictus e TIA), patologie cardiovascolari,broncopneumopatie.

Ormai si considerano ‘anziane’ le persone sopra i 75 anni, anche se ancora il confine ufficiale per parlare di geriatria è fissato ai 65 anni – commenta il dott. Sozzi, direttore di Geriatria. - Io credo che sia giusto continuare a tenere i 65 anni come età di riferimento: quella è per molti l’età da pensionamento, ed è una età molto difficile e critica, perché se una persona non è pronta ad invecchiare, se non si è attrezzata al passaggio ad una vita da pensionato, coltivando interessi particolari, hobby, volontariato, o la cura dei nipoti, rischia davvero di andare in crisi. Proprio per questo vengo spesso invitato dalle associazioni di volontariato dedicate alla “terza età” a parlare dei problemi tipici degli anziani, non solo fisici, ma anche psicologici: controllo della memoria,depressione, sessualità ecc.”



Infermieri, operatori socio sanitari, volontari: colonne portanti del reparto

Per quel che riguarda il rapporto con il paziente, un ruolo cruciale è rivestito dal personale infermieristico, sulla formazione del quale negli ultimi anni l’Azienda ha investito notevolmente. Grazie alla istituzione degli operatori socio sanitari, che collaborano con gli infermieri nell’assistenza primaria alla persona, è migliorata notevolmente la qualità complessiva della cura e la comunicazione con i pazienti e i familiari: gli infermieri possono infatti occuparsi meglio del paziente, in particolare assicurando la continuità assistenziale dopo il ricovero (’assistenza domiciliare, passaggio in lungodegenza, o in casa protetta). >

In 10 anni si è verificato un progressivo invecchiamento della popolazione, l’aumento delle malattie croniche, la correlazione tra impoverimento e peggioramento delle condizioni del paziente e la necessità di prese in carico differenziate sono alla base delle riflessioni sulla riorganizzazione dei servizi socio-sanitari. Nel 2032 l’Istat stima che la quota “over 65” sul totale della popolazione italiana raggiungerà il 27,6%, pari in termini assoluti a 17,6 milioni di anziani. Un dato preoccupante, soprattutto se si considera che le disuguaglianze sociali, oggi in peggioramento nel nostro paese, sono fattori che incidono sulle condizioni di salute in generale. Abbiamo provato ad evidenziare tali considerazioni con le tabelle prodotte successivamente!

Attualmente l’ U.O. è suddivisa in 3 moduli ( A-B-C-) con rispettivamente 12 +12 pl. Mod A-B e 16 pl. nel modulo C! a rotazione sia il personale infermieristico che oss ruota, in genere mensilmente, sui tre moduli in modo tale da mantenere le competenze e conoscenze strutturali/organizzative sempre elevate.

Personale del Comparto afferente alla U.O. di geriatria.

Attualmente vi sono in servizio oltre al C.I. 1 case manager e 21 infermieri tre dei quali a regime di part time, il personale oss è composto da 13 operatori. Risulta eloquente il depauperamento di personale ( in comparazione all’articolo su esposto) che la U.O. ha subito da 10 anni in qua!

Monitoraggio degli indicatori di prodotto

All’ingresso in U.O. il medico geriatra nella compilazione dell’anamnesi fisiologica, socio-familiare e funzionale redige anche “ l’indice di dipendenza nelle attività della vita quotidiana” la Activies of Daily Living (A.D.L. Katz 1970) che, di fatto “fotografa” lo stato generale del pz. anziano nel pre-ricovero;

Monitoraggio A.D.L. triennio 2013-15 (fonti sistema qualità u.o. geriatria)

Indicatore

standard

1° trimestre

2° trimestre

3° trimestre

4° trimestre

Pazienti ricoverati con ADL prericovero > 0 = 4 Anno 2013


    • O = 50%


45,0%


46,6%


45,1%


41,1%

Anno 2014

    • O = 50%

53,8%

57%

46,2%

57,6%

Anno 2015

    • O = 50%

51,4%

58,2%

49,2%

60%



Monitoraggio cadute accidentali 2013-15 (fonti sistema qualità u.o. geriatria)

Indicatore

standard

1° trimestre

2° trimestre

3° trimestre

4° trimestre

N° cadute accidentali durante il riucovero/ totale delle giornate di degenza Anno 2013


< 4,8 cadute per 1000 gg di degenza


//


//


//


1,0 (dati relativi al 2012)

Anno 2014

Come sopra

//

//

//

1,82

Anno 2015

Come sopra

//

//

//

2.1 (primi 10 mesi di attività



Monitoraggio percorso di trasferimento il L.D. 2013-16 (fonti sistema qualità u.o. geriatria)

indicatore

standard

1° trimestre

2°trimestre

Totale

N trasferimenti in LD o postacuzie entro i tempi concordati anno 2013


    • O = 80%


123


121


224

Anno 2014

Come sopra

130

131

261

Anno 2015

Come sopra

134

132

266

Anno 2016

Come sopra

133

150

283

Monitoraggio attivazione M.E.T. (Medical Emergency Team)

Altro indicatore della complessità assistenziale del pz anziano sono i dati della tabella sottostante riportati l’attivazione del M.E.T. (dati forniti dal Dr. Emiliano Gamberini)

Emergenze con polso

Emergenze senza polso (arresto C.C.)

Anno 2015 – totali 18

Anno 2015 totali 10

Anno 2016 – totali 35

Anno 2016 – totali 14

I dati sono eloquenti su come il “case mix” del pz anziano ricoverato diventi sempre più nell’arco degli anni un pz. con sempre meno autonomia che necessita di un approccio “intensivo” anche dal punto di vista socio assistenziale ove prevale, in molti casi, la necessità di assistenza di base ( personale OSS).

Le proiezioni della stessa Ausl Romagna ci dicono che gli ultra 65 nel 2013 erano il 23% della popolazione della Romagna, con una aumento del 7,5% entro il 2020 e del 22,7% entro il 2030. Insomma un territorio Romagnolo piena di anziani afflitti da patologie croniche che giornalmente, purtroppo, riempiono le sale di attesa del vari P.S. che si ripresentano più volte in ospedale sino al ricovero che si ripete più volte all’anno!

Gestione ricoveri

Nella maggior parte dei casi il ricovero proviene direttamente da accesso in P.S. e/o in alcuni casi quale ricovero programmato dopo la specifica consulenza specialistica ambulatoriale ( es. cardiologia, oncologia ecc…). Con l’implementazione del cd “cingolo” (è considerato “pl cingolo” anche il trasferimento diretto dall M.Urg) , con la previsione di rendere disponibili ogni gg 4 pl, i sovraccarichi di lavoro richiesti ai vari componenti professionali dell’equipe si sono distribuiti nell’arco della giornata lavorativa! Durante la mattinata prevale l’assistenza generale di base dove è maggiormente richiesta la figura dell’oss, figura fondamentale che negli anni, purtroppo, ha visto un depauperamento nel numero delle presenze tant’è che da 4 oss nel turno della mattina sono diventati 3 e spesso 2 nel caso subentrino assenze improvvise!

Si ritiene che la riduzione, nel tempo, del personale oss abbia in parte, influito in negativo (vedi tabelle precedenti) sulla residua capacità di autonomia dei pz visto che, spesso, si è costretti a mobilizzarne in carrozzina solo una parte!

La maggior parte delle dimissioni, salvo ove il pz autosufficiente utilizza il mezzo proprio, avvengono nel primo pomeriggio sicché i posti vengono già in mattinata “prenotati” dai vari ambulatori del P.S. e risulta evidente come in poco tempo i pl disponibili sono immediatamente occupati e la presa in carico era svolta dall’unico infermiere di settore che deveva inevitabilmente lasciare le comuni attività programmate per dedicarsi alla gestione diretta del nuovo ricovero! Essendoci un unico infermiere per modulo, tutte le attività compreso la terapia, erano posticipate sino all’avvenuta presa in carico del pz. con una inevitabile compromissione di tutta la pianificazione assistenziale infermieristica!

In effetti ora, da quando, in via sperimentale è stato inserito il cd “jolly” ovvero l’infermiere diurnista nel turno pomeridiano dalle 14,00 alle 20,00 le attività infermieristiche istituzionali risultano più fluide.







Approccio infermieristico al pz anziano

Nell’arco degli anni l’approccio diagnostico-terapeutico rivolto al pz anziano si è inopinabilmente intensificato! Il “target” del paziente di geriatria di oggi spazia dalle severe cardiopatie ( in alcuni casi anche con sindromi coronariche acute) alle altrettanto severe insufficienze respiratore acute, emorragie gravi del tratto gastro-intestinale, sindromi psicotiche da patologie involutive, patologie cronico-degenerative, politraumi a rischio basso o trasferiti da M.Urg. o Neurochirurgia, diabetici scompensati, tutto la patologia di tipo oncologico…. Comunque, in genere, pazienti che raramente hanno patologie di entità lieve.

Insomma l’infermiere di un reparto internistico come la geriatria deve essere un “tuttologo” con competenze infermieristiche a tutto campo! Dall’accudimento e gestione delle tracheostomie alla medicazione dei sempre più frequenti ed utilizzati presidi venosi periferici e/o centrali ( C.V.C. C.V. femorali, Picc ecc….) con connesse le varie tipologie di TRP parenterali, somministrazione di farmaci ( spesso off label) e nutrizioni enterali tramite SNG e/o PEG e tutto il resto della TRP per Os ed E.V.la sorveglianza dello stato psicomotorio purtroppo spesso instabile, l’esecuzione ad orari vari di prestabiliti , o in urgenza di prelievi ematici, la non scontata assistenza di base e l’ancor più scontata collaborazione con il personale medico nelle frequenti variazioni delle terapie in atto o nella programmazione dei futuri percorsi clinico-terapeutici da attivare.

A quanto sopra deve essere aggiunto l’impegno profuso dai professionisti nell’utilizzo dei nuovi strumenti e programmi vari digitali (attraverso PC, portatili…) spesso con svariate problematiche di malfunzionamento causa rete wifi o causa usura dei presidi strumentali stessi che vengono forniti all’equipe!

Con l’implementazione della “cartella clinica integrata informatizzata” ( dettame regionale) tutta l’attività assistenziale infermieristica, giustamente, dovrà essere certificata quindi se prima l’approccio al pz era, spesso, di tipo scientifico-mentale, ovvero molte attività venivano fatte ma non certificate, ora l’ approccio sarà di tipo scientifico-certificativo con attivazione di accertamento-pianificazione-effettuazione (modello Gordon) con tutte le varie scale di rischio da aggiornare ogni turno!

Un impegno che vedrà l’ infermiere impegnato più a lungo nella gestione del sistema informatizzato quando, al contrario, le attività sanitarie in generale impongono una maggior dinamicità!

Non bisogna sottovalutare che ogni mattina un infermiere, se non addirittura l’ unico presente, deve coadiuvare e collaborare con i medici dalle ore 9,30 sino, spesso, oltre le 12,00 nell’esecuzione della visita medica nell’aggiornamento costante delle terapie, nella prescrizione di esami ematochimici e strumentali , nelle varie attività burocratiche fattesi sempre più oberanti e nell’attenta e precisa compilazione delle schede infermieristiche e del diario infermieristico informatizzato (Log80) preziosi e fondamentali strumenti a sostegno dell’implementazione del processo del nursing.

La somministrazione della terapia (tera80) con l’utilizzo del palmare attraverso l’identificazione del pz. dal codice a barre SDO del braccialetto se da un lato riduce il rischio evento avverso dall’altro risulta macchinosa e molto più lunga e sappiamo bene come, purtroppo, l’influsso “tempo” condizioni tutte le attività assistenziali.

Oltre alle citate attività “routinarie” si devono affrontare con estrema tempestività il sopraggiungere non infrequente di emergenze mediche che richiamano il totale impegno di 1 o 2 operatori per un tempo medio lungo , a tal riguardo è interessante la presa visione dell’attivazione MET (Medical Emergency Team) durante in quadriennio 2013/16 fornito gentilmente dal Dr. Gamberini (già allegata)

Se quanto suddetto lo caliamo, ad esempio, nel Mod. C ove vi è un rapporto pz/infermiere pari a 16/1 è evidentissimo che le condizioni lavorative sono talmente insostenibili, con grande stress lavoro-correlato degli operatori, che possono essere foriere di errori tecnici non imputabili alla responsabilità diretta del professionista!



Quale la proposta col presente documento sottoforma di progetto?

1) Ristabilire il numero originario di Operatori Socio Sanitari (15 operatori) per poter garantire un’alzata precoce, se le condizioni cliniche lo consentono, quale vero e proprio “atto terapeutico”, già dal giorno successivo al ricovero, a tutti i degenti ricoverati presso la U.O. di geriatria al fine di scongiurare il sopravvento della “Sindrome da immobilizzazione”.

2) Favorire la deambulazione assistita laddove l’autonomia residua lo permetta (con i vari presidi disponibili, deambulatori , rolletor…. ) anticipando l’eventuale intervento fisioterapico evitando anche eventuali attivazioni di lungodegenze. La compartecipazione del caregiver sarà di fondamentale importanza quale valore aggiunto e proattivo per l’eventuale rientro precoce al domicilio per il pz. anziano.

3) Recuperare, consolidando quanto già iniziato in via sperimentale dall’estate 2018 previo potenziamento del personale oss, il personale infermieristico che effettua il cd “rientro compensativo” ,in genere al mattino, per potenziare il turno del pomeriggio con la figura del “Jolly” . Tale operatore avrà in carico la gestione dell’accoglimento del nuovo ricovero e di tutti quegli imprevisti insiti nella comune degenza ospedaliera al fine di ottimizzare la pianificazione assistenziale infermieristica effettuata dall’infermiere dello specifico settore. Percorso già iniziato in modo sperimentale ma non del tutto istituzionalizzato nella turnistica.

4) prevedere la possibilità di inserire un secondo case manager che si interscambi con l’attuale ed unico case manager che attualmente deve gestire, dal punto di vista pianificativo-organizzativo spesso la totalità dei pz ovvero 40.

5) avere il supporto della DIT al fine di creare un percorso atto a “snellire” la presenza dell’infermiere durante la visita medica utilizzando la modalità briefing multi professionale. Questo permetterà al professionista infermiere di dedicare più tempo all’assistenza diretta al paziente coadiuvando al meglio il personale di supporto garantendo una continuità assistenziale più efficace ed efficiente. Inoltre permetterà una più completa certificazione delle attività assistenziali nel nuovo programma informatico Log80.

Segreteria Nursing Up Area Vasta Romagna - Imola - Montecatone



Bibliografia

  • Dr. Marjory Warren: the mother of geriatrics., Hong Kong, Journal of the Hong Kong Geriatrics Society., 2000, Vol.10 No. 2.

  • A Barton, G Mulley. History of the development of geriatric medicine in the UK. Postgraduate Medical Journal 2003;79:229-234

  • Warren MW. Care of the chronic aged sick. Lancet 1943; ii: 822-3

  • Powel C. Whither geriatrics? Do we need another Marjory Warren?. Age Ageing 2007; 36: 607-10

  • Morley JE. A brief history of Geriatrics. J Gerontol 2004; 59A: 1132-52

  • biomed.gerontologyjournals.org, http://biomed.gerontologyjournals.org/cgi/content/full/59/11/1132 .

  • Vito Sansone, La quarta età, Editori Riuniti, 2000

  • Sistema qualità aziendale Ausl Romagna – U.O. Geriatria P.O. Bufalini